X.

[20 luglio 1535.]

X. — I nostri investirono la piazza: e cominciarono i lavori con quelle vicende, che sempre ritornano in simili operazioni. Ma la vittoria compiuta aveva a venire in modo totalmente diverso, e fuori di ogni previsione. Erano dentro Tunisi, servi dei pirati nell'estrema miseria, quasi dieci mila anime battezzate; spagnoli, francesi, tedeschi, e più di tutti italiani; e tra essi mercadanti, soldati, cavalieri, marinari, sacerdoti, gente d'ogni età e d'ogni sesso, i quali, fino dal primo comparire dell'armata nostra, avevano dovuto lasciarsi rinchiudere strettamente in certe fosse cavate per custodire i frumenti, secondo l'usanza del paese, e quivi chiamate Gune. E ciò nè anche bastando, il Tiranno, che forte dubitava di loro, si apparecchiava a farli massacrare, o vero a lasciarli tutti insieme morire di fame sotterra. Ed avrebbe senza fallo eseguito l'atroce disegno, se non fosse stato distolto dagli stessi capitani suoi, che amavano gli schiavi pei loro interessi, come ai nostri tempi i separatisti della Carolina. Più di tutti si oppose il Giudèo per quei principi di umanità che non potevano essere totalmente cancellati dall'animo suo: egli dissuadeva Barbarossa dal proposito; e in chiari termini dicevagli che lo strepito della strage farebbe manifesta a tutto il mondo la paura e la impotente disperazione sua; cose ambedue nocevoli a chi guerreggia: e appresso gli avrebbe tirato la vendetta di tutti, e anche di Solimano, odiatore dei fatti spietati contro gli inermi, e non uso a comportarli in alcuno. Quindi Barbarossa scese alle mezze misure: come dire, agli schiavi lasciar la vita, ed alle Gune sostituire le catene nei fondi della fortezza[539].

Le minacce, come è noto, non tolgono la forza all'avversario; anzi lo rendono più cauto e maggiormente studioso di ricatto. Perciò gl'infelici, cui non fuggivano i disegni del barbaro, nulla più intentamente cercavano, quanto di uscire come che fosse dal gravissimo pericolo. Apprensioni non punto minori tormentavano in quei giorni la coscienza dei rinnegati, ai quali la vittoria dei Cesariani presagiva il capestro. Non erano nè pochi nè impotenti costoro: e mezzo turchi per l'attuale professione, e mezzo cristiani per le precedenti abitudini, dell'una e dell'altra legge partecipando, entravano facilmente nei disegni degli uni e degli altri. Disonesta confusione, e dannosa conseguenza della pirateria, perchè da un assurdo ne vengono mille.

Or dunque per diverse ragioni correvano manifestamente gravissimo pericolo gli schiavi incatenati e i rinnegati carcerieri. Nella comunanza delle sofferenze facilmente questi e quelli si intesero insieme, promettendosi a vicenda protezione nel rischio, colle dolci parole della patria favella: incanto irresistibile nella mestizia della terra straniera. Anzi pure alcuni rinnegati cominciarono a disciogliere le catene di certi amici; dappoi questi sferrarono diversi compagni, e gli uni agli altri dando mano con proporzione rapidamente crescente, in poco di tempo furono tutti disciolti. In quella, traendo ardimento dalla disperazione a qualunque più ardua prova, anche per la fiducia del vicino soccorso, assaltarono in massa le guardie turchesche nelle viscere della stessa fortezza. Colle armi del furore, coll'unghie, co' denti, e poi co' pali, e finalmente colle spade tolte ai nemici, se ne impadronirono; e dall'alto con voci e segni chiamarono l'esercito cristiano alla vittoria. I nostri di fuori corsero dentro; e Barbarossa, maledicendo a Maometto, al Giudèo, ed a tutte le furie del suo destino, quasi fuggiasco e dagli stessi soldati suoi abbandonato, uscì di Tunisi[540].

Io non lo seguirò nè pur da lontano, quantunque sappia che alla fine potrà trovare certi legni che lo condurranno a Minorca, e poi a Costantinopoli; unico punto di suo ristoro. Il Giudèo fuggì alle Gerbe, ma non vi stette gran tempo, perchè nominato ammiraglio del mar Rosso, passò di là ad allestire in Suez un'armata contro i Portoghesi, i cui progressi nelle Indie mettevano in sospetto Solimano. Del Cacciadiavoli basta fin qui. Egli volse le calcagna come gli altri, camminò meno, e giunse più lungi di tutti. Bogliente di rabbia, ed arso dal sole e dalla sete, per quelle lande scoprì l'acqua in una cisterna, e tanto ingordamente ne bevve, che quivi presso crepò[541].

Il Mediterraneo nettato a un tratto, ed agli allori di Corone aggiunte le palme di Tunisi, siamo al massimo dei nostri vantaggi nel periodo di sessanta anni. Ma non per questo possiamo quietare. Torneranno i pirati più terribili di prima: risorse non mancano al tristo mestiero, nè gelosie mancheranno, nè guerre tra i principi cristiani, nè errori degli uni e degli altri. Compiuta nobile impresa, distrutto il nido principale della pirateria, cacciato Barbarossa, rimessa in seggio l'antica dinastia, liberati dalla schiavitù diecimila cristiani nella capitale, e il triplo nelle provincie, niuno per questi giorni avrebbe potuto tra i principi eguagliare la gloria di Carlo, se i suoi più intimi non lo avessero condotto a concedere il sacco[542].

XI.

[21 luglio 1535.]