[Maggio-dicembre 1536.]
Suonarono adunque di malauguroso squillo le trombe in Italia, campo di battaglia a tutti i rivali. Non si parlò più del Concilio: ed i principi nostri in poco tempo furono veduti tutti pieni di gelosie e di guerre. Il Piemonte calpestato, Genova assalita, Venezia sospettosa, Milano straziato, e gli Svizzeri da ogni pretendente subillati, offrirono spettacolo da potersene rallegrare tutti i pirati, e Barbarossa e Solimano. Quest'ultimo principalmente, conoscendo l'altrui tramestìo opportuno ai casi suoi, stimò bene di smettere la guerra che faceva già da più anni al Sofi di Persia, e di assaltare in vece l'Italia: tanto più che i pirati lo incitavano a entrare in questo campo di sicure vendette e di maggiori guadagni. Si diceva anche pubblicamente allora, ciò che gli scrittori e i fatti hanno dappoi largamente confermato, essersi inteso il re Francesco coll'imperatore Solimano, per mezzo dell'ambasciatore La Foresta, di mettersi insieme contro Carlo in Italia; e che venendo il Re coll'esercito dalla parte di terra sul Po, verrebbe Solimano coll'armata dalla parte del mare sopra la Puglia[548].
Lo svolgimento di questa semenza, come ognun vede, troppo lussureggiava per maturare a un tratto: ma forbivano i ferri, si apriva la campagna in Provenza, in Piemonte, in Lombardia, e intanto il re Francesco allestivasi a passare oltralpe in persona collo sforzo di Francia, e Solimano a spedire nello Jonio l'armata di mare per ajutarlo. Barbarossa, alla testa degli arsenali e dei navigli, dava voce di voler passare in Egitto, e di là pel mar Rosso ai mercati delle Indie contro i Portoghesi, i quali avevano nella guerra precedente favorito i Persiani, ed ora tentavano chiudere le porte del commercio ai Turchi. Ma quantunque sì fatte voci fossero artificiosamente divulgate, non potevano non essere sospette alle persone pratiche degli affari; e il Papa apertamente diceva che il turbine turchesco sarebbe certamente piombato in Italia. Per questo spedì nunci straordinarî alle corti, propose ai principi eque condizioni di pace o di tregua, ed all'Orsino prescrisse di tenere le forze marittime pronte ad ogni evento. Esso stesso per dar calore agli armamenti e alle difese della Maremma andò in persona a rivedere le rôcche, a confortare i popoli, a dar animo ai capitani e alle milizie. In ventisette giorni, movendo da Roma, visitò Nepi, Viterbo, Montefiascone, Orvieto, Gradoli, Capodimonte, Acquapendente, Toscanella, Corneto, Civitavecchia e Cere: e lasciando in ogni parte ordini e provvisioni, pel compimento dei restauri e delle opere nuove, si volse poi con tutto l'animo alle mura di Roma[549]. Notate il tempo e tutte le circostanze, e vi sarà manifesto come non per Clemente, nè pel Borbone, nè pel sacco; ma contro Barbarossa, e contro i Turchi ebbero principio le moderne fortificazioni di Roma, e le opere del Sangallo e del Castriotto attorno alla città, al Borgo e al Vaticano.
XIII.
[29 aprile 1537.]
XIII. — Ma perchè sempre più montavano i sinistri presagi, e dal mare si vedevano crescere le punte della luna tra nubi procellose, tornava papa Paolo in Civitavecchia per rivedere l'armamento delle galèe e della fortezza, e per aggiungere nuovi stimoli a Gentil Virginio ed a Michelangelo che vi si adoperavano[550]. E non andò molto che avveraronsi le sue previsioni. Solimano nel mese di maggio, lasciata da banda la Persia, l'Egitto e i Portoghesi, fece uscir dai Dardanelli contro l'Italia l'armata sua di quattrocento vele agli ordini di Barbarossa, con gran convoglio di fanterie e di cavalli.
[8 luglio 1537.]
Costoro dall'Epiro si appressarono alla Puglia, cercando luogo opportuno di sbarco insieme e di fermata: e veduta ben munita la città di Brindisi, non meno che la piazza di Otranto, gittaronsi più abbasso otto miglia; e parte per sorpresa, parte per inganno di Troilo Pignattelli, ebbero dal cavalier Mercurino Gattinara la terra di Castro, dove subito subito principiarono a fortificarsi, non senza scorrere le provincie vicine disertando e predando roba e persone[551]. In questo modo un'altra volta si posò fermamente la bandiera dei Turchi sulle torri d'Italia.
Non può a parole esprimersi quale fosse la scossa di tutti i vicini e dei lontani, e l'ardore dei popoli e dei principi per togliersi d'attorno quella peste. Il vicerè di Napoli spediva nella Puglia fanti e cavalli, il principe Doria raccoglieva in Messina navi e galere, il Grammaestro mandava da Malta cavalieri e capitani, e il Papa da Roma spediva incontanente marinari e soldati[552]. L'Orsino, tenendosi in punto, e già imbarcati i rinforzi straordinarî, e la fiorita compagnia di gentiluomini romani seguaci della sua casa, al primo rumore salpò da Civitavecchia, menando seco sei galere; cioè le tre di sua proprietà privata, e le altre della Camera, secondo i capitoli della condotta. La prima, che faceva da capitana ed era navigata dal Conte, per ragion di famiglia, chiamavasi l'Orsina; la seconda, messa a padrona, per felicità di augurio nomavasi la Vittoria; la terza, per le tradizioni di Ostia e di più altri luoghi della spiaggia romana, sant'Agostino: le altre tre, per le ragioni che ognun vede, eran chiamate san Pietro, san Paolo e san Giovanni: alle quali non guari dopo il Conte aggiungeva la settima che teneva sul cantiere in costruzione, e chiamavala per riverenza del Pontefice suo congiunto ugualmente san Paolo; distinguendosi le due omonime coll'aggiunta del Papa o del Conte[553].
L'Orsino prestamente si congiunse in Napoli colle sette galere del Regno, e in Messina colle tre di Sicilia, e colle ventidue del Doria, formandosi uno squadrone di trentotto galere: non certamente valido a disfare l'armata nemica, ma sufficiente a molestarla. Con questo disegno dal capo Spartivento si tirarono al Zante, mettendosi alla coda, e pigliando a rovescio l'armata nemica, e scorrendo per le marine dell'Epiro attesero a proibire il passaggio dei convogli, delle vittuaglie, delle munizioni e della gente nuova, con tanto successo e sì grande ardimento che i Turchi alla spicciolata ebbero a restare quasi sempre conquisi. Alla loro virtù, e più presto che non si sarebbe potuto sperare, dobbiamo noi, come espressamente i contemporanei giudicarono, attribuire la cacciata dei Turchi dalla Puglia. Passeremci delle minute avvisaglie, per venire drittamente ai due fatti più importanti della crociera.