[28 ottobre 1516.]
In quest'anno usciva di Roma a' diciotto di settembre, e stava fuori quasi due mesi, visitando le città di maremma, e tenendo in più luoghi la posta della caccia e della pesca[157]. Da Toscanella il dieci di ottobre scriveva al medico Guglielmo Gallo, dandogli la facoltà di scavare in un campo presso Civitavecchia (dove costui pensava ritrovare certo tesoro), sì veramente che non avesse a cavare più d'un mese, e sempre presenti sul taglio due decurioni del municipio[158]. Avrebbe a essere qui parola di quell'altipiano che volge a levante due miglia dalla città, e che tuttavia si chiama Campodelloro, famoso nelle locali tradizioni di statue, di ombre, di maggio, e di altre baje, sempre provate leggiere e fallaci a dispetto delle avide lusinghe.
Leone istesso, proseguendo il suo viaggio, passava di là, senza dubbio ridendo del Gallo: indi veniva a Palo, poi alle marine del Tevere, e alle città suburbane fino alla spiaggia laurentina sotto Civita Lavinia, dove finalmente lo aspettava Curtògoli con diciotto fuste, e la sua gente parte a bordo, parte in terra per metterlo in mezzo[159]. Qualcuno a gran ventura n'ebbe sentore, e tutta la brigata volse le briglie a tempo, galoppando di gran fretta verso Roma, dove entrarono a salvamento li ventotto di ottobre. Paride de Grassi, il quale sapeva tutto, quantunque non fosse della partita, non fa motto esplicito dell'avventura. Ma qui soltanto scrive pesca, caccia, e ritorno improvviso: dunque ebbe a essere agguato pauroso ed indegno[160]. Tale ce lo mostrano le testimonianze di alcuni storici, e la congiura sei mesi dopo scoperta. Lascio ad altri il carico di analizzare questi fatti, e di risolvere il problema delle conseguenze che potevano venire dalla prigionìa di un Papa nelle mani dei Barbareschi: a me basta che il lettore pensi soltanto alla possibilità di tale successo, perchè si persuada della necessità della guardia del mare in un paese che vi confina. Sul paese sfogò sue vendette Curtògoli.
VIII.
[1517.]
VIII. — Dunque tristi tempi volgevano anche nel secolo d'oro, come sogliamo chiamare quello di Leone X: e alla marina in quest'anno si aggiugneva la pestilenza pel putrido fango cavato dal fondo della darsena, e gittato a caso, secondo il comodo dell'appaltatore[161]. E dire che altri vorrebbe adesso ritentar la prova nel Tevere, o in simili grandi e antichi corsi d'acqua, dove sboccano fogne e cloache! Grande la morìa tra le genti di capo e di remo, pieni gli spedali, piene le fosse; e per lutto maggiore vi cadeva un giovane ufficiale di anni diciassette, amato e riverito da tutti, ed unico figlio del capitano. Piero Vettori da fanciullo erasi messo sul mare: prima mozzo, poi pilotino che allora dicevano consigliere, e appresso ufficialetto col titolo consueto di nobile di poppa[162], cresceva di grande aspettazione, pensandosi ciascuno vederlo un giorno pareggiare ed anche superare il valore e la maestria del padre. Primo tra tutti nelle ardite manovre navali, primo nei rischiosi combattimenti, primo nel soccorso dei languenti, cadde come fiore reciso innanzi al mattino, e gettato per ornamento sulla coltre della bara. Ebbe i supremi onori da' suoi compagni d'arme, ed una iscrizione a conservarne la memoria con queste parole[163]: «A Piero Vettori, figliuolo di Paolo capitano dell'armata navale di papa Leone decimo, giovanetto di bella indole, di costumi onorati, e di vita integerrima, cui morte immatura e acerbo lutto tolsero la grandezza dalla pubblica espettazione presagita. Visse anni diciassette, e giorni diciassette. Morì addì quindici novembre dell'anno 1517.»
[1518.]
Nella seguente primavera ripigliava Paolo la navigazione di corso, tanto per mitigare il proprio cordoglio, quanto per dare aria e movimento alle genti costernate ed affrante dalle recenti sventure. E sebbene la sua guardia principale fosse dal Circèo all'Argentaro, pur non dismetteva le difese dei naviganti anche per la riviera calabra, e specialmente per le maremme toscane; tanto più che dai Fiorentini in premio dei fatti egregi a loro vantaggio era stato investito dell'isola Gorgona, e della rôcca che la protegge. L'estate di quest'anno andò tutta in caccia contro il famoso pirata Gaddalì, il quale fuggiva sempre che Paolo appressavasi, portando altrove e ben lontano, ora nella Sardegna, ora nella Corsica, e poi sulle marine della Liguria e della Spagna la desolazione.
[Settembre 1518.]