Bourbon cit.: «Coups avec boullets de cuyvre pleins d'artifice de feu.» a forza dalle Provincie danubiane[277]: per opera dei quali il circondario di Rodi sotterra erasi ridotto simile alle catacombe della campagna di Roma. Discese, androni, pozzi, corridoj, gallerie, diramazioni, armature e telaj per sostegno delle volte e delle fiancate, camere e fornelli da essere intasati e carichi, sotto le mura, sotto i baluardi, e in più che trenta punti diversi[278]. Finalmente addì cinque di settembre, caricato il fornello e intasata la camera, posta a segno la salsiccia e la sementella, a un cenno di Achmet pascià, scoppiò la mina principale sotto il baluardo d'Inghilterra. La città non altramente che per grande terremoto tutta si scosse, il baluardo si aprì di cima in fondo: pietre, terra, persone all'aria, e poi giù di ritorno in paurosa pioggia[279]. Amici e nemici attoniti innanzi alla voragine. In quel momento entrava in chiesa il Grammaestro con alquanti de' suoi a confortare lo spirito nell'orazione, e i sacerdoti dal coro, segnandosi in fronte, principiavano le laudi, col versetto del salmo, dicendo: « O signore, affrettati a liberarci[280].» Udito il fragore tragrande, e saputogli subito della mina, il Grammaestro levossi sclamando: Piglio l'augurio, e se Iddio si affretta, anche io con lui. Raduna le riserve, corre sul posto, e trova i difensori del baluardo a corpo a corpo coi Turchi. Empito, armi, ferite, e morte. In somma ributtati i nemici: e la salvezza della città dovuta al valore del presidio, ed alla traversa fattavi la notte precedente dal Martinengo[281]. Anche dei nostri caddero molti in quel giorno: tra loro non devo tacere il nome del venturiero genovese Filippo Lomellino, e del cavalier Pietro Mela di Savona. Nè devo tacere il nome vittorioso dell'eroe principale della giornata, così chiamato da tutti il giovane cavalier Battista Orsino di Roma, cui specialmente chi lo vide in quel frangente attribuisce prodigi di valore[282].

Col baluardo di Inghilterra non cadde adunque la piazza, ma per altri quattro mesi tenne in duro travaglio gl'ingegneri ottomani. La terra, le pietre, e tutto il cavaticcio dei cunicoli ammassavano costoro sul campo attorno ai fossi, e ne facevano alture più e più eminenti, per scoprire e battere anche l'interno della città[283]. Arte familiare e quasi direi propria dei Turchi il colmar valli, e spianar monti, levar colline, e passeggiare sotterra: arte che toccò il sommo della eccellenza nel memorabile assedio di Candia, sostenuto colla zappa per venticinque anni dai Veneziani, e abbandonato in un giorno dai Francesi col frustino. In somma intorno a Rodi volano più e più ripetute le mine: alcune senza danno, perchè sventate dai nostri; altre (come quella accesa sotto alla posta d'Italia) a stramazzo dei nemici, perchè rivolta la sfera d'attività e i raggi d'esplosione contro le loro trincere; una con grandissima rovina della piazza scoppia sotto il baluardo di Spagna[284]. Indi brecce, assalti, insidie, ritorni, tagli, e ritirate, facendosi ogni giorno la città più piccola, ed allargandosi sempre più l'entrata ai nemici[285]. Niun soccorso dall'Europa, che avrebbe potuto in un momento mutare la sorte degli assediati; niun conforto nell'autunno, e disperazione ormai certa per l'inverno imminente. I Latini, ridotti a pochi, gemono; i Greci stanchi mormorano. Non sembrami assedio qualunque, non piazza attaccata da esercito proporzionale: ma presso che non dissi scoglio derelitto in mezzo al mare, sul quale gavazzano inferociti col fuoco, col piccone, e colle mine gli spiriti infernali. Scoglio albeggiante per le tombe di quattromila difensori; azzannato dagli spettri di quaranta mila maomettani morti sotto ai ferri, e brancicato da altrettanti sfiniti dalle infermità e dai disagi[286].

Noi abbiam finito di considerare le particolarità tecniche dell'assedio per parte degli amici e dei nemici. Siam giunti all'estremo. Che più? La piazza parlamenta, dunque si arrende.

[20 dicembre 1522.]

Ecco la somma dei patti: Cessione dell'isola, e di tutte le sue pertinenze, all'imperatore dei Turchi. Mallevería di ostaggi, venticinque cavalieri ed altrettanti cittadini. Libertà ai Cristiani nell'esercizio del loro culto, e nel possesso delle loro chiese. Licenza a chiunque di andarsene, e navigli pel trasporto. Immunità di ogni gravezza agli abitanti per cinque anni. Tempo tre anni a scegliere tra la dimora e la partenza. Tempo dodici giorni al Grammaestro e a tutti i cavalieri del convento, ed a chiunque vorrà andarsene con loro. Permesso di cavare dalla piazza tanto solo di artiglieria e di munizione che basti al necessario armamento consueto delle galèe e delle navi gerosolimitane nel viaggio[287].

[24 dicembre 1522.]

Addì ventiquattro dicembre entrarono trionfalmente i Turchi nella piazza per la porta di Cosquino: entrò insieme sopra un bel cavallo di maneggio l'imperator Solimano con gran pompa, e poca letizia. Pensava ai prodi abbattuti, al principe soggiogato, alla varietà della fortuna, e al pericolo proprio di trovarsi un giorno nelle medesime condizioni. Diceva con voce sommessa, e di perenne ricordo, ai suoi più intimi: Pesami alquanto il venire io oggi a cacciare questo vecchio Cristiano dalla sua casa. I due grandi antagonisti vollero vedersi insieme. Il vecchio Principe attorniato dai cavalieri andò a visitare il giovane Sultano in mezzo ai giannizzeri; l'uno e l'altro, nel guardarsi a vicenda, attonito e maravigliato rimase, senza profferir parola[288]. Il pirata Curtògoli, divenuto principe di Rodi, ruppe il silenzio: e allora cominciarono quei discorsi, e vennero quelle scuse, e quell'incolpar la fortuna, e quelle altre consuete urbanità, che son pur belle tra i nemici.

[1º gennajo 1523.]

Finalmente il primo giorno dell'anno seguente le navi, le galèe, la gran caracca rodiana, i bastimenti di convoglio erano in punto, e tutti presti alla vela: i cavalieri e i soldati a bordo, e con essi le reliquie dei Santi, gli arredi sacri, e cinque migliaja di rodiotti più rassegnati all'esiglio, che alla viltà e alla schiavitù. Ultimo a imbarcarsi il principe fra Filippo Villiers l'Ile Adam: silenzio da ogni parte, e mestizia sul volto di ognuno. In quella l'araldo fedele, che seguiva da presso il suo signore, a un cenno del Grammaestro, imboccò la tromba; e con sentita melodia, più quasi gonfio degli occhi che delle gote, trasse e modulò dolcemente l'aria notissima del saluto e della partenza. Lo squillo della cavalleria cristiana corse per l'ultima volta sulle note marine. E in quell'incontro di luogo, di tempo e di pensieri, parve a ciascuno che appresso al suono rispondesse gemendo l'eco dei monti e delle valli, l'eco delle torri e delle case loro. Il brivido serpeggiò per le vene degli infelici; e l'uno negli occhi dell'altro riguardando poteva leggere i proprî e gli altrui pensieri, e sentire ugualmente accelerato il palpito di tutti i petti. Sublime la sofferenza nel dolore, e nobile la reminiscenza dei giorni acerbi. Quella tromba dell'ultimo squillo, infino al presente gelosamente custodita, riposa ancora intatta sur un guancialetto di velluto cremisi, coperto da un'urna di cristallo, in mezzo alla sala del musèo nel palazzo magistrale di Malta. Sembra muta agli stolti: ma tu che leggi, se hai senno e cuore, se ti appressi e attendi, potrai forse ancor tu vederne fremere la canna, e alitare sotto al padiglione gli stessi o simili ricordi che io qui ne ho scritti, come ho sentito, nel vederla.

XIX.