XXI. — Per intendere i capitoli presenti, nei quali si contiene tanta parte e così importante delle notizie marinaresche, bisogna ricordare gli altri simili capitoli pubblicati avanti, e le dichiarazioni già messe intorno ai particolari storici e tecnici, che qui non devo ripetere[293]. Basterà seguire l'istesso metodo, e tirar fuori le novità che ora ci vengono innanzi, secondo l'ordine dello strumento.
La squadra permanente resta fissa ai quattro legni, due galèe e due brigantini: salvo il caso di armamento straordinario, che abbiam veduto e più vedremo crescere infino a otto, dodici, e trentasei vele. Ora nel primo capitolo si assottigliano per economia i numeri dei combattenti, riducendoli da cinquanta a venticinque nelle galèe, e da venticinque a diciotto nei brigantini: dobbiamo però intendere di gente fissa al minimo per tutto l'anno d'estate e d'inverno; e di più metterci il rinforzo occasionale di soldati della guarnigione di Civitavecchia, secondo il bisogno. Però al capitano Vettori si concede anche la castellania della rôcca nuova, che ora dicesi la Fortezza, perchè col governo supremo della piazza e delle armi in terra meglio possa esso stesso difendere le galèe ed i brigantini nel porto; e col supplemento delle fanterie meglio armarli quando escono al corso[294]. Questo è il primo esempio dell'unione dei due comandi nel medesimo Capitano: unione poscia continuata, e di grande efficacia indi a quattro anni per salvare la persona istessa di papa Clemente, come vedremo.
Appresso troviamo accresciuti gli emolumenti del Vettori; ciò è dire anzi tutto la rendita consueta del due per cento sulle merci, gravame introdotto a tempo e mantenuto in perpetuo, di che si parla più volte, confermandolo implicitamente col precetto ai naviganti di fare il debito loro verso il Capitano; e a questo di non transigere coi debitori, e di non impegnare altrui la detta rendita[295]. Dunque dovevano sempre i marinari pagare il due per cento, e doveva il Capitano riscuoterlo da sè. Di più gli si aggiungono ducati ottomila all'anno per i quattro legni, e ducati settantadue per la rôcca, e centoventi per gli ancoraggi[296]. Toltogli solamente il guadagno dei noli, da non si poter conciliare in niun modo coll'efficacia del presidio e col decoro della milizia[297].
Pel quarto si conferma il triplice servigio della guardia contro pirati, frodatori e malviventi; ciò è dire fazioni di guerra, di dogana e di polizia, ordinate al combattimento coi pirati, al sequestro coi frodatori, ed al freno coi turbolenti[298]. Questi ultimi a lungo andare finivano nelle stesse galèe col remo in mano, per sentenza dei tribunali, fatta amplissima facoltà al Vettori di riceverne da ogni parte con la sola avvertenza di scriverli al libro[299].
I sequestri sopra i frodatori divideansi in quattro parti; una delle quali a vantaggio del Capitano e della sua gente, vuoi per compenso delle fatiche, vuoi per eccitamento maggiore alla sorveglianza: le altre tre andavano al pubblico erario in pena dei trasgressori, e per rifacimento delle tante altre frodi impunemente compiute. Notando specialmente a questo proposito essere contemplata, a preferenza di ogni altra, la frode delle granaglie, perchè toccano più da vicino il sostentamento del popolo, e perchè sono sempre state il maggior prodotto delle maremme, donde i vicini e i lontani ne traevano in gran copia; tanto che il prezzo estimativo delle tratte stava in cima alle liste degli introiti fiscali; e se ne concedeva una parte ai sovventori dello Stato, pognamo ai cavalieri di san Pietro, perchè potessero rifarsi del danaro dato in prestanza ed a premio[300].
Quanto alla sorte dei pirati, importantissimo sarebbe il predetto capitolo terzo, e insieme il quarto e il decimo se, oltre alle relative cifre proporzionali in terzi e in quarti, contenessero anche le assolute, cioè il numero medio delle prede annuali[301]. Ma dall'obbligo imposto al Capitano di rifare a sue spese tutti i danni che i naviganti pativano (danni certamente continui e gravissimi) possiamo arguire che non dovevano essere minori gli acquisti sui nemici, senza supporre assurdamente tristissimo affare per lui. Dunque vittorie frequenti, e ricche prede sopra i pirati, quantunque non ricordate più che da questi capitoli, e dalla tradizione che si fa ogni dì più languida nei nostri porti, e dalle bandiere che a grado a grado si perdono anche nelle Chiese, dove in gran numero erano state messe per ricordo e per trofeo, come in alcun luogo dirò. Di coteste prede, delle quali il Capitano non toccava più della quarta parte, metteasi pur in forza, e cavava i fondi necessarî a compensare i danni dei naviganti; perchè esse erano di gran valuta. I bastimenti forti e da corso, il corredo, le gomene, le vele, le artiglierie, e gli uomini stessi, giovani e gagliardi, più il comandante e gli ufficiali, portavano guadagni: sia pel riscatto delle loro famiglie, sia per la vendita o pel servigio; valutandosi almeno cinquecento lire per testa. E ciò tanto spesso avveniva che il capitolo quarto non dubita corroborare la teoria legale coll'argomento dell'esperienza e dei fatti, dicendosi bastare al Capitano la quarta delle prede[302], «Come è stato sempre osservato fino al presente.»
Il nome delle rappresaglie ritorna contro i protettori dei pirati nel capitolo sesto, ma la cosa di fatto sparisce: perchè tra tante cautele, eccezioni, permessi, e riguardi pei casi speciali, la formola si riduce a zero; e resta soltanto la minaccia come spauracchio[303]. Non ho mai trovato che siano state concesse in pratica, nè mai eseguite da alcuno nel secolo decimosesto.
Più rilevante ci viene il capitolo settimo, dove si parla della epidemia o della peste a bordo, come impedimento legittimo alle militari fazioni del Capitano, e scusa ragionevole per esonerarlo dal rifacimento dei danni[304]. La quale eccezione, tutta nuova, non può essere stata aggiunta per nulla; ma deve avere la sua ragione nei fatti precedenti. Questo a parer mio ci rimena senz'altro al successo degli ultimi anni, quando Paolo cadde prigioniero e fu menato a Tunisi, perchè si avventurò a combattere colle galèe affrante dalla stessa epidemia, per la quale era morto il figlio, come abbiamo veduto. Insomma poste le cause, bisogna aspettarsi gli effetti, così in ordine, come ora per maggior chiarezza ricordo. Nel quattordici Giulio de' Massimi, cavando la darsena, pattuiva di gettare il fango dove tornasse meglio al suo comodo[305]: dopo tre anni di lavoro scoppiava nel diciassette l'epidemia, della quale espressamente parla il presente documento[306], e di essa tra tanti e tanti moriva l'unico figlio del comandante per essersi trattenuto nel porto, dove l'aria si era fatta pestilenziale, come scrive il biografo contemporaneo di Paolo[307]: «Egli non lasciò figli masti, perchè uno che n'ebbe di molto grande espettazione, e che si credeva che avesse a pareggiare il valore del padre; molto desideroso di farsi grande, stava del continuo esercitandosi sul mare: e trattenutosi una volta qualche giorno in un porto, dove l'aria era pestilente, aspettando di assaltare certi legni barbareschi, fu assaltato, senza potersi difendere, dalla morte.» Appresso fece seguito la perdita della galèa capitana, l'impotenza delle sensili, la prigionia del comandante, e l'enorme taglione[308].
Lascio gli altri capitoli che non hanno bisogno di commento, o l'hanno ricevuto nel precedente discorso, e conchiudo che l'esperienza aveva dimostrato esservi non di rado alcuni padroni di barche, i quali o per eccessiva presunzione, o per estrema vigliaccheria, venivano all'istesso segno di perdersi; e poi di volere che altri avesse a salvarli, e a compensarli dei danni. Nulla doversi a costoro dicono i capitoli[309]. Se i codardi si spaventano delle ombre vane e di qualunque bastimento che passa, se pigliano gli amici per nemici, e se per salvare le persone da un pericolo immaginario mandano a traverso i legni o gittano il carico, non devono pretendere nulla dagli altri; ma da sè stessi ripetere così il male come il rimedio. Per opposito quei folli spregiatori dei consigli e dei pericoli, che, avvisati a non si muovere da luogo sicuro, vogliono mettersi da sè a rischio evidente, se v'incappano, è colpa loro: dunque a sè stessi devono attribuire il danno, e del proprio trovare il compenso. Tanto temuta e così grande era a dispetto di tutti, o temerari o codardi, la potenza dei pirati!