[Gennajo 1526.]

Intanto si riposavano quei signori di Madrid, essendosi al principiar dell'anno seguente, nel giorno diciassette di gennajo, conclusa la pace tra l'Imperatore ed il Re. Francesco riacquistava la libertà, cedendo alla fortuna di Carlo i suoi diritti sui regni di Napoli e di Sicilia, sui ducati di Milano e di Genova, sui contadi di Fiandra e d'Artoà[315]. Ma come uscì della prigione, e tornossi a Parigi, si fece sciogliere dalle promesse: e confortato dai principi italiani (cui pesava trovarsi alla mercè di Cesare), strinse una lega, chiamata sacra, con papa Clemente, coi Veneziani, coi Fiorentini e col duca di Milano, e ripigliò la guerra contro l'Imperatore[316].

[26 maggio 1526.]

In quella volendo papa Clemente spedire in Francia un uomo di somma fiducia, che, sotto specie di congratularsi col Re della sua liberazione, vedesse secretamente gli affari della lega di Cognac, spacciò il suo fidatissimo Paolo Vettori, generale delle galèe e castellano di Civitavecchia, come era già previsto nei capitoli pel caso di missione straordinaria[317], e più volte aveva praticato al campo di Lombardia ed altrove, senza smettere per questo l'ufficio di capitano del mare. Paolo, avvegnachè corresse le poste in grandissima diligenza, non oltrepassò Firenze, poichè in quella città improvvisamente pose fine ai viaggi di questo mondo, e giunse ai termini dell'altro, lasciando nella massima costernazione gli amici[318].

La nostra squadra si mise a duolo: negre gramaglie, stendardi a mezz'asta, fiamme col velo, e cannonate a lunghi intervalli. Intanto i pensieri di tutti volgeansi alla novità che avrebbe a portare in quei paurosi giorni l'elezione del nuovo Capitano, come vedremo nel libro seguente.

LIBRO QUARTO.
Capitano Andrea Doria,

dei Signori di Oneglia.

[1526-1533.]