[Agosto 1527.]
Andrea eseguì di punto in punto i consigli privati: si tenne costante alla guardia del mare, e il primo dei suoi sigilli, pubblicato dall'Olivieri[349], si trova ancora attaccato ad una lettera che esso scriveva da Civitavecchia nel mese d'agosto di quest'anno, raccomandando ai protettori del banco di san Giorgio in Genova l'abate Imperial Doria, eletto vescovo di Sagona in Corsica, del quale avrà a tornare il discorso. Finalmente quando ebbe veduto alquanto di quiete, e l'animo di papa Clemente già volto agli accordi, condusse le quattro galèe di sua proprietà in Savona[350]; lasciando nondimeno con altre sei galèe e due brigantini alla guardia di Civitavecchia Antonio Doria, suo luogotenente; il quale fu poscia confermato dal Papa nello stesso carico di capitano[351]. Antonio ci darà materia alla continuazione di questo libro, intestato col nome della casa Doria.
[Dicembre 1527.]
Così terminò sullo scorcio dell'anno ventisette il capitanato di Andrea. Itosene appresso al soldo di Francia, ebbe il grado di generale, e l'Ordine di san Michele: ma non tardò guari a nuovamente disgustarsi del re Francesco. Dopo la pacificazione di Roma, addì trenta giugno dell'anno ventotto fuggì di Provenza, e si condusse a servire Carlo V, dal quale non si distaccò mai più. Capitan generale del mare, e di tutte le armate di Spagna, principe di Melfi, cavaliere del Tosone, grande di prima classe, oppresso da molti fardelli, e legato a straniera fortuna, sempre ugualmente bravo, ma non sempre altrettanto sincero, divenne tra le mani di Carlo strumento necessario della pubblica servitù, mascherata con grande artifizio in diverse maniere, e indarno voluta scuotere coi maneggi e colle armi dai principi, dai popoli, e dai Papi quanti furono tra Clemente VII e Paolo IV. Non dico di più: il suo nome e i suoi fatti torneranno sovente infino alle ultime pagine di questo e dell'altro volume.
VII.
[1528.]
VII. — Continuandomi nel mio subbietto, so di entrare nei pensamenti dei nostri marini, che, scossi dagli strani ed infelici successi di Roma, argomentano il termine della loro intramessa nelle guerre intestine, tanto stranamente governate; e sospirano la levata delle armi a più degne imprese contro il nemico comune. Dopo la partenza di Andrea, trovo sei galèe e due brigantini armati e pronti ad ogni fazione nel porto di Civitavecchia; trovo al governo il capitano Antonio Doria, già luogotenente del cugino; e vedo intorno a quei legni principi, ambasciatori, soldati e venturieri fare assegnamento[352]. Vedo altresì in quel porto i Cavalieri gerosolimitani riarmare la loro squadra, e costruire galèe di nuovo, come quelli che, tenutisi da parte con savio consiglio durante il sacco di Roma, meno di ogni altro avean sentito il peso delle recenti sciagure[353]. Entrati poscia nelle smanie di fare qualche cosa, e molto più ristucchi della precaria dimora in casa altrui, fantasticavano sopra Rodi, sperando di potervi ritornare, se pur riuscisse di ritogliere per forza, per sorpresa e per secrete intelligenze l'isola dalle mani dei Turchi. Il Grammaestro e i suoi davansi di ciò gran faccenda: e vedevasi continuo andirivieni di cavalieri e di emissarî, da levante e da ponente, senza che altri potesse penetrarne la cagione. Ma ben sapevane papa Clemente, il quale aveva promesso al balì Salviati, suo nipote, di ajutare l'impresa con tutte, o con una parte delle sue galere[354].
[29 giugno 1529.]
Se non che la prima mossa di quei legni non poteva non rispondere alle mutate condizioni della curia, ed al rivolgimento di Clemente verso la fortuna prepotente di Carlo. Dimentico delle atrocissime ingiurie, l'istesso Papa sottoscriveva addì ventinove di giugno il famoso trattato, pel quale l'eletto Carlo doveva venire in Italia, ricevere la corona dell'imperio, dare la Margherita d'Austria ad Alessandro dei Medici, rimettere in maggiore grandezza questa Casa, e consentire a tante altre cose, che non mi torna il ripetere[355]. Però nè le galere gerosolimitane si volsero a Rodi contro i Turchi, nè le pontificie ad accompagnarle; ma tutti insieme corsero verso Genova incontro a Cesare, che aveva a venire per la via del mare di Spagna.
[12 agosto 1529.]