X.
[1532.]
X. — Nel corso dell'anno trentuno il nostro Capitano aveva apparecchiato secondo i suoi pensamenti le dodici galèe convenute tra i ministri del Papa e di Cesare per attaccare gli Ottomani in Levante. Alla buona stagione del trentadue salpava dalle nostre spiaggie ben fornito d'armi, di gente e di danaro, e si riduceva nel porto di Messina: luogo destinato pel ritrovo di tutta l'armata cristiana, che sotto gli ordini supremi di Andrea Doria doveva operare contro i Turchi. In Messina si raccolsero insieme più che cento vele: cioè dodici galèe di Roma condotte da Antonio Doria, quattro di Malta col cavalier Bernardo Salviati, trentotto imperiali cavate in numero pressochè uguale da Genova, da Napoli, dalla Sicilia e dalle Spagne; si raccolsero trentacinque navi, compresa la caracca di Malta, pel trasporto delle munizioni e degli attrezzi: navi armate in guerra, piene di buoni soldati, e di grosse artiglierie, e più una ventina di legni minori, fuste e brigantini, pei servigî minuti[379]. La Caracca di Malta, chiamata Sant'Anna, fatta costruire dai cavalieri sulle coste di Nizza, merita di essere specialmente ricordata nelle storie marittime, per intendere la forma, costruzione, velatura, corazza, forza e armamento dei grandi vascelli da convoglio nel secolo decimosesto, secondo i minuti ragguagli lasciatici dai contemporanei. Quanto a grandezza di scafo, ripeterò le parole del Bosio che la chiama gran macchina, grandissima nave, e superbissimo vascello da guerra[380]. Sei ponti coperti: due sott'acqua, uno a livello, e tre al di sopra, compresovi il cassero e i suoi ripiani di poppa, alti più di venticinque metri dall'acqua, tanto che il calcese d'una galèa messasi sotto nol raggiugneva. Attorno logge, gallerie, giardinetti, e vasi d'aranci e di fiori. Lo scafo per tutta l'opera viva foderato di lastroni di piombo colla chiovagione di bronzo per manco consumo; e la metallica corazza molle, secondo la natura del piombo, per difesa dei colpi e degli squarci in virtù di ammorzamento[381]. La sua capacità si valutava a diciotto mila salme grosse di Sicilia, cioè tremila tonnellate di carico, oltre il suo corredo ordinario di artiglierie, armi, e provvigioni per sei mesi. Tre alberi verticali con tre gabbie sovrapposte, e grandi pennoni di vele quadre, trevi, parrocchetti, e pappafichi. Due mezzane alla latina. Gli alberi maggiori imbottati, il cui piede in coverta misurava dieci metri di circonferenza. Cinquanta cannoni grossi e colubrine in batteria, altrettanti petrieri, sagri, e falconetti sul cassero e sulle gabbie, trecento marinari, quattrocento tra soldati e cavalieri: saloni, camerini, corridoj, cappella, e armeria con tutto il fornimento di armi offensive e difensive per cinquecento persone. Gran dire per un vascello che non entrava nella linea, ma soltanto nei convogli!
[Agosto 1532.]
Dopo gli indugi consueti nel mettere insieme tante cose e tante persone, finalmente usciva dal porto di Messina l'armata cristiana: Antonio Doria e le galèe romane di vanguardia, Andrea nel corpo di battaglia con trentotto galèe, al retroguardo il Salviati colle quattro galèe di Malta, appresso tutto il convoglio a vela. Navigavano secondo i rilievi dei promontorî maggiori, dal capo dell'Arme allo Spartivento, al Rizzuto, alla Leuca, e finalmente allo Schinario del Zante.
Dall'altra parte Omer-Aly (notate il nome[382]) con ottanta galere rasentava le marine della Grecia per tenere quei popoli in rispetto, e l'Italia in apprensione. Ed i Veneziani, allora in pace col Turco, non facevano lamento; ma sotto il comando di Vincenzo Cappello dal Zante con sessanta galèe ben armate codiavano i movimenti degli Ottomani, senza molestarli. Venezia, tuttochè sola, e per semplice cautela, aveva sul mare un'armata più potente che non tutto il resto della Spagna, dell'Imperio, e dell'Italia in guerra viva. Avvicinandosi i nostri al Zante, uscivano incontro i Veneziani per fare i saluti: tre divisioni di venti galèe l'una in ordine di fronte, tutte a remo, e pavesate a festa. Le nostre galèe appressavansi in tre colonne di tre righe e sei file per ciascuna: di vanguardia Antonio, nella battaglia il Principe, al retroguardo il Salviati: le navi alla coda sotto vela a scacchiere. Venuti a giusta distanza, le colonne passavano tantosto all'ordine di fronte, così: l'antiguardo di fianco poggiando alla destra stendevasi in ala da quel lato; la battaglia sottentrava sur una linea nel mezzo, e il retroguardo arrancando a sinistra quasi a un tratto apriva l'altra ala, e compiva l'ordinanza di battaglia[383]. Appresso una ventina di palate per farsi più vicini e meglio e ordinati tutti insieme; e allora spala remi, affrenella, issa pavesi, fiato alle trombe, e fuoco ai pezzi. I Veneziani al modo stesso in ordinanza, spalati, affrenellati, e pavesati, salutavano; e offrivano quanto lor fosse lecito pei trattati: porti, vettuaglia e ricovero.
Tale il primo incontro di Andrea Doria, divenuto principe e capitano generale del Mediterraneo per Carlo V, coll'armata navale dei Signori veneziani al Zante: incontro amichevole e cortese dall'una e dall'altra parte. Alcuni storici gli mettono in bocca oltracciò una bella parlata, invitando quei Signori a unirsi seco contro il nemico comune; e un'altra orazione non meno bella appiccano a Girolamo da Canale, capitano del golfo e luogotenente del Cappello, per iscusarsene. Baje coteste: niuno meglio di Andrea doveva sapere non esser lecito, nè onesto, per arbitrio di private suggestioni tentare la fede dei capitani contro gli ordini del loro governo in materia così grave come la guerra; niuno conoscere meglio di lui doversi in tal caso le belle parole portare in senato a Venezia, non in galèa al Zante.
Dunque passò oltre verso la Grecia, deliberato di cercare e di combattere l'armata nemica, e di sbrattare il campo di operazione. Ora per renderci sicuri della viltà dei Turchi sul mare in questo tempo, basti dire che Omer-Aly, grande ammiraglio, con ottanta galere, non ebbe ardimento di aspettare le nostre cinquantaquattro: anzi uscito dal golfo dell'Arta, prima che i nostri si accostassero al Zante, filava rasente i lidi della Morèa, fuggendo verso Costantinopoli[384]. Andrea seguivalo lentamente fino a Modone, rimburchiandosi appresso le navi; non senza mandargli dietro a bello studio sette galere delle migliori, cioè sei di Roma e una di Malta, tutte sotto il comando del nostro Antonio, perchè diligentemente osservassero e riferissero del cammino che fatto avrebbero i fuggitivi; e potendo anche li trattenessero[385]. Ed essendo arrivato Antonio fino a capo Malèo, e di là all'altura di Nauplia, ed avendo saputo dai Greci e dai marinari incontrati per via, che Omer-Aly se n'era passato a Negroponte, e tuttavia più oltre accennava verso i Dardanelli; tornò a darne contezza al Principe, surto ai ridossi di Sfragia, che ora diciamo l'isola della Sapienza.
XI.
[Settembre 1532.]