In somma dopo una giornata di orribile confusione ebbero a lavorare i tribunali e il carnefice: cavalieri strozzati, sommersi nel canale, degradati, cacciati dall'isola. E il priore Salviati, moderatamente tenutosi sulle difese senza uscir di casa durante il tumulto, la mattina seguente se ne tornava a bordo: e per levarsi da ogni trista occasione, scioglieva i canapi e con tutta la squadra se ne veniva prestamente in Civitavecchia. Allora papa Clemente lo nominò capitano delle galèe romane, col triplice intendimento di compensarlo in qualche modo delle ingiurie sofferte in Malta; di dargli giusta ragione a non ritornarvi, finchè gli umori ardenti dei nemici non fossero freddati; e di riunire in un sol corpo, sotto lo stendardo papale, sedici galèe; cioè le dodici di Roma, e le quattro di Malta, per mandarle unitamente contro i Turchi, secondo i concerti presi col Grammaestro e coll'Imperatore.
[Maggio 1533.]
Così il Salviati, venuto al possesso delle galèe e della castellanìa di Civitavecchia, pose gli ordini dell'armamento: e poi corse in Roma, ove era richiesto del suo parere intorno alle cose di Corone[417]. E molto cadde in concio che al tempo stesso venissero al Papa lettere recentissime di don Girolamo di Mendoza, governatore delle armi in quella piazza, il quale diceva trovarsi già strettamente assediato per terra e per mare, le provvigioni di bocca e le munizioni di guerra cominciargli a mancare; ricordasse il Doria la fede datagli del soccorso, e pensassero gli altri principi della cristianità a non lasciar perdere quella piazza, nè a confondere la fiducia dei Greci, già tanto esaltati, con che facilmente potrebbesi e in poco tempo ricuperare tutta la Morèa.
Il Capitano novello confermava pienamente i giudizî del Mendoza; e per la perizia sua nelle cose di guerra e di mare, e per la cognizione speciale di quei luoghi, dove aveva due anni combattuto, insisteva sulla necessità del soccorso con tutta l'armata, altrimenti anderebbe al certo perduta ogni cosa. Di che facendo gran ressa il Salviati, e con lui i ministri di Roma, e al tempo stesso anche il Doria da Genova, finalmente venne dall'Imperatore l'ordine che si dovesse soccorrere Corone con tutta l'armata; anzi più aggiungervi quelle altre dodici galèe nuove, che don Alvaro di Bazan aveva fatto costruire nei porti di Spagna.
II.
[4 giugno 1533.]
II. — Quindi il nostro squadrone, bene in ordine e fornito di tutto punto, salpò da Civitavecchia alli quattro di giugno, e fu così presto in Napoli, come Andrea Doria col resto dell'armata. Ma il Principe in confusione, non potendo imbarcare le fanterie spagnole assegnate a questo viaggio, perchè si erano apertamente ribellate sotto il pretesto delle paghe, e per compenso avevano saccheggiato la città di Aversa, e fatto di grandi malvagità in tutta la provincia[418]. Pazienza, tempo. Federigo di Toledo, il marchese del Vasto, e danari sonanti ammansarono la stizza di quei feroci, che si lasciarono condurre a Messina, dove il Principe aveva ancora a provvedersi di vittuaglia, di munizioni, e di molte altre cose occorrenti al soccorso della assediata città. Al cui presidio intanto, volendo accrescere le speranze, mandò con una scelta galèa velocissima Cristoforo Pallavicini, adottato in casa Doria, perchè portasse l'avviso del soccorso vicino. Cristoforo, arditissimo manovriero, di pieno giorno e alla vista dei nemici passò per prua dinanzi alle galèe dei Turchi, ed entrò a salvamento nel porto piccolo di Corone. Colà pose in terra alcuni rinfreschi, dette il danaro, rimise le lettere: e senza attendere altrimenti alle difficoltà ed agli sconforti, coll'istesso coraggio e fortuna volle tornarsene per recare personalmente al Principe piena contezza dello stato della piazza, e come il presidio si teneva saldo nella speranza della sua venuta[419].
[Luglio 1533.]
Oltracciò ebbe il Principe pienissima informazione di molte altre cose necessarie a sapere per suo governo, e che non si volevano manifestare a tutti, specialmente intorno alle condizioni dell'armata nemica, condotta dal vecchio Lufty-bey. Cristoforo aveva contato novanta legni; sessanta galèe grosse, e il resto fuste e brigantini: aveva veduti i gagliardetti dei pirati di Ponente, e del Moro d'Alessandria: e di più tutto il naviglio sugli ormeggi in quattro, coi capi di posta a poppa, segno di poca disposizione per levarsi di là, dove stavano ammassati nella cala di capo Gallo, a ostro della piazza e fuori del tiro. Di che Andrea prese animo: e quantunque il nemico lo avanzasse nel numero, e non si fossero vedute mai le dodici galèe promesse di Spagna, deliberò nondimeno seguire ad ogni modo il suo viaggio, ed entrare in Corone, facendo assegnamento sopra i Ponenti freschi, che sogliono spirare di estate dopo il mezzodì. Avanti, senza mettersi a niun rischio di battaglia: chè sarebbe stata imprudente col nemico o sui ferri o alla vela ogni altra fazione atta a ritardare o ad impedire lo scopo principale del soccorrere la piazza, e di sciogliere l'assedio.
[2 agosto 1533.]