Il Grimani, prima di avventurarsi all'entrata dell'angusto canale, pensò di mettere in terra un corpo di fanteria; e dopo investita la piazza, e divisa l'attenzione del nemico, spingervi a fidanza l'armata. Il qual divisamento sortì felice esito: chè essendo saltato in terra il mastro di campo Tomassone con quattro compagnie di dugento uomini ciascuna, ed avendo di primo impeto preso il borgo e postovi l'alloggiamento, non fu difficile a Paolo Giustiniani sforzare l'ingresso e aprire il varco a tutte le altre galèe; tanto che al tramonto del sole già l'armata dominava nel golfo, e il piccolo esercito nel borgo[30].

[12 agosto 1538.]

Venuta la notte, perchè più agevolmente potessero le milizie di terra attendere ai lavori di zappa ed accostarsi copertamente alla muraglia, i marinari presero a battere con vivissimo fuoco la piazza: i Turchi al modo stesso rispondevano. Di qua e di là a vicenda molti e gravi danni. Tra i nostri in quella notte colò a fondo un palischermo pieno di gente, squassato da cannonata grossa; il capitan Bernardino Londano, che nella galèa da sè puntava il corsiero, colpito da una palla nel ventre ebbe il corpo dal mezzo in su gittato fuor di bordo; il comito del cavalier Sampieri fu morto, e similmente il padrone di un'altra galèa, con parecchi altri di minor conto[31]. Ne parla il Grimani in una lettera. Non la produco, tuttochè inedita, perchè non voglio menare il discorso troppo alla lunga: e in vece ne darò tra poco un'altra più piena di notizie.

Maggior contrasto ebbero a sostenere le milizie di terra, e dal numeroso presidio, e dallo stormo dei vicini. Costretti a combattere non tanto per espugnar la fortezza, quanto per mantenersi nelle posizioni, duravano intrepidi tutta la notte e la giornata seguente, e sempre in gran travaglio coll'armi in mano, senza potersi aspettare lo scambio pel cibo e pel riposo. Un sorso di vino, e un'archibugiata: un mozzicon di pane, e un colpo di cannone. Poscia il Patriarca, avendo fatto disbarrare tre grossi pezzi da breccia, aggiunse il sopraccollo ai soldati, che si trovavano dalla fronte e dalle spalle assaliti e scossi da gagliarde sortite, e tenuti alla difesa di sè stessi, delle poste e dell'artiglieria. Non però di meno, rinfrancati dall'esempio e dalla voce del loro mastro di campo, sostenevano egregiamente la fazione, e si facevano sempre più presso alla porta della marina.

[13 agosto 1538.]

Il dì seguente, avendo rotta in parte la muraglia, dettero due assalti alla terra: e tuttochè ributtati, tornarono la terza volta infino a piantare tutte e quattro le bandiere sulla cresta dei muri. Ma pel piccol numero, non superando ottocento fanti, e dovendone quasi la metà restare a guardia delle trincere e dell'artiglieria, non furono sufficienti a maggior progresso. Fece allora il Patriarca sonare a raccolta. E vedendo crescere il numero dei nemici alla campagna, e diminuire la sua gente, deliberò di ritirarsi. Caddero in questa fazione quasi cento e venti uomini tra morti e feriti: tra i primi il prode capitan Camillo da Fabriano, compianto ed ammirato da tutti; tra i feriti il mastro di campo, e Luigi Raimondi.

[14 agosto 1538.]

Allora i nemici, che quasi dodici mila si erano raunati dai luoghi vicini, nulla più aspettando che la ritirata dei Romani, con terribilissimo impeto assaltavano alla coda ed ai fianchi la nostra colonna, che sempre combattendo marciava verso la marina, conducendo però in mezzo l'artiglieria, le bagaglie, ed i feriti. Alla spiaggia erano attelate a scaglioni su due punti le galèe, colle prue verso terra per incrociare i fuochi e tenere i Turchi lungi dal punto intermedio della riva, dove avevasi a eseguire l'imbarco, per lo spazio interno del triangolo difeso e intercetto dai fuochi convergenti. Dopo di che l'armata nostra si tirò fuori del golfo, e die' volta per racconciarsi a Corfù.

[15 agosto 1538.]

La impresa del Patriarca, come si legge in tutti gli storici di quel tempo, così la troviamo commendata da ciascuno, massime dai Veneziani: perchè ebbe conseguenze importantissime, che superarono di lunga mano qualunque guadagno fosse potuto venire dall'acquisto di quel luogo. L'esempio dei Romani tra gli amici rilevò le speranze già quasi morte; e tra i nemici costrinse Barbarossa, per paura di perdere la Prèvesa, a levarsi in sul punto dell'assedio della Canèa, liberando all'improvviso (come poi si seppe) dalla terribile ambascia i Candiotti. Però il ribaldo se ne venne proprio nel golfo dell'Arta con tutta l'armata sua a cercare la nostra; e fu costretto restarsi impotente; perchè così vicino non eragli dato più imprender nulla senza esporsi a pericolo[32].