[27 settembre 1538. Mezzodì, bonaccia.]
Intanto le due armate si appressano, già sono vicine a un miglio, quando sul mezzodì il vento che infino a là tanto bene ha portato l'armata cristiana tutta unita, navi e galèe, cade del tutto e si fa malaccia con qualche rifolo dall'istesso quartiere. Tutti richiamano le tre ore perdute nella consulta. La piccola distanza di un miglio si potrebbe superare coi remi in dieci minuti: ma le navi resterebbero indietro, e le galèe andrebbero sole. Perciò il Principe mettesi in giolito: tanto assegnatamente, che alcune navi più destre e veliere, fatti i coltellacci e scopammari, e raccolta ogni bava minima di vento, pur gli passano avanti.
Primo di tutti il galeone del Condulmiero, coperto di cotone da cima a fondo, tira alla punta dell'ala di Tabach, e lo provoca in modo, che costui si risolve di farlo assalire da una falange di galere, perchè lo caccino a picco. Comincia pertanto la detta falange a trarre contro il galeone; e il Condulmiero nullamente risponde, aspettando di mettersela tutta vicina. E come si trova tanto da presso da avere ogni colpo per sicuro, lancia la prima fiancata a cartocci di scaglia, e scopa via d'attorno quanti Turchi si mostrano; sì che ai pochi rimasti in vita pare un'ora ogni istante che tardano a fuggire[58]. Animato da questo successo, il Condulmiero si prepara a conciare per simigliante maniera tutta l'ala di Tabach; e già il galeone di Franco Doria si mette in punto di fare altrettanto sull'ala di Salèch; e tutta l'armata cristiana, soldati, marinari, spagnuoli ed italiani (se ne togli alcuni silenziosi politiconi), tutti chiedono che si debba non solo arrancando, ma volando, se fia possibile, investire l'armata nemica: tutti vedono di aver cinquanta galèe di vantaggio, alcune navi già innanzi, e le altre vicine[59]. All'incontro Andrea, mantenendo le riserve assunte dal principio, fa dare qualche palata, e tra la maraviglia di tutti colle sue galèe piglia un giro di lungo circuito dalla sinistra attorno alle navi verso il largo del mare[60]. Forse che Giannandrea coll'istessa arte non allargossi a Lepanto?
[27 settembre 1538. 3º s. bonaccia.]
Barbarossa intende benissimo quella lentezza e quegli aggiramenti lontani, e ne piglia conforto. Spera che i Cristiani se ne andranno senza far nulla. E non volendoli provocare, anzi parendogli già troppo di essere stato le tre ore a fronte di armata tanto superiore, comincia a dare lento lento alcune palate indietro, tirandosi verso terra. In quel punto lo sdegno divampa dai petti generosi, in ogni brigata si mormora del Doria, e i due generali di Venezia e di Roma con velocissimi palischermi corrono a trovarlo, pregandolo e scongiurandolo che dia il segno della battaglia, levi in alto il grande stendardo, e non perda occasione tanto propizia e desiderata[61]. Andrea in gran sussiego risponde buone parole più all'uno che all'altro: e gli esorta ambedue di ritornarsene a bordo, e di osservare attentamente di là a mano a mano i segnali.
[27 settembre 1538. 5º s. Scirocco fresco.]
Un ora prima del tramonto ridonda a un tratto il vento favorevole da Scirocco: beneficio solenne per tutta l'armata cristiana[62]. Già le navi in massa ripigliano l'abbrivo, già si avanzano per investire i nemici; e le galèe anche senza l'uso delle vele e dei remi, per sola spinta del vento ne' corpi agilissimi, da sè son venute tanto vicino, che i marinari possono distinguer bene i colori, le vestimenta, e i paurosi sembianti dei Turchi[63]. I Cristiani di ogni nazione e di ogni parte ripetono: battaglia, battaglia. E vedendosi con tanti vantaggi di numero, di forza, di navi e di vento; all'incontro il nemico avvilito, fuggiasco, presso a terra, accertano con pronto conflitto di sbaragliarlo. Ma che? In quel procinto Andrea, senza dir motto ad alcuno, e senza far segni, contro ogni ragione di milizia, e fuori della espettazione di amici e nemici, scioglie le vele, piglia il vento, mette il timone alla banda, si allarga alquanto a ponente, e poi con tutte le sue galere, e vento in poppa se ne fugge a Corfù[64].
XII.
[27 settembre 1538. Il tramonto. Scirocco fresco.]