XX.

[Marzo 1541.]

XX. — Tre mesi dopo Dragut ripigliava il mare da padrone: e il vicerè di Napoli, spaventato dai continui rubamenti e disastri che si udivano per opera sua, chiamava all'armi le galere del Regno, e volgeva l'occhio a quelle di Roma, implorandone l'assistenza[125]. Altrettanto di clamore usciva dalle province marittime di Spagna, infestate dai seguaci di Barbarossa per modo così pertinace, che i popoli oppressi arrivarono al segno di tassare sè stessi di somme enormi per fare le spese di un'altra spedizione contro i pirati di Algeri, come si era fatto contro quelli di Tunisi. Ed avendo Carlo V promesso agli Spagnuoli di pigliare quella briga, licenziata la dieta di Ratisbona, dove si era indarno adoperato per comporre insieme i cattolici coi protestanti, si dispose a venire in Italia per sorvegliare da presso gli armamenti che i suoi ministri di Milano, di Sardegna, di Sicilia e di Napoli facevano, ammassando da ogni parte danaro, gente, munizioni, vittuaglie e navigli per la guerra d'Africa. Se Carlo coi Veneziani di vero senno avesse abbattuto il Turco alla Prèvesa, non avrebbe avuto il flagello dei pirati in Spagna, nè le ruine dei giannizzeri in Ungheria. La mala propagine fin dalla radice aveasi a cavar di Costantinopoli, anzichè perdere l'opera e il tempo a cimarne qua e là le foglie per le riviere della Libia.

[Giugno 1541.]

Al Papa scrisse Carlo di suo pugno mostrandogli il desiderio di avere in compagnia le galèe romane, e di abboccarsi seco quando passerebbe da Lucca per andare a imbarcarsi nel golfo della Spezia. Perciò il conte dell'Anguillara con grandissima sollecitudine allestiva in Civitavecchia le tre galere della guardia, e le quattro sue proprie, sapendo che avrebbe avuto di camerata Ottavio Farnese, nipote di sua Santità e duca di Camerino, con eletta schiera di gentiluomini romani grandemente desiderosi di trovarsi coll'Imperatore e col Duca alla grande impresa[126]. Nominerò tra questi il conte Francesco di Bagno, il capitan Lucidi di Subiaco, Tito Cansacchi d'Amelia, Arrigo Orsini di Roma, Marcantonio della Porretta, il capitan Aurelio da Sutri, con altri molti veterani che avevano combattuto nella guerra del sale contro i Baglioni nell'Umbria, e contro i Colonnesi in Campagna di Roma: aggiungendovi il capitan Giulio Podiani, i Paluzzi, i Delfini, i Naro, i Massimi, gli Altieri, gli Albertoni, i Capizucchi, i Savelli, i Boccapaduli, i Cesarini, i Particappa, i Maddaleni, i Capodiferro, i Mochi, i Frangipani, i Gabrielli, i Berardi, i Pagani, i Cavalieri, ed altrettali, che valevano al pari di chicchefosse per quei tempi nel maneggio della spada[127].

[Agosto e settembre 1541.]

Sciolsero questi signori all'entrante di agosto da Civitavecchia e fecero capo alla Spezia: di là il duca Ottavio passò a Milano incontro al suocero che veniva da Trento, e stette con lui tra le feste dei cortigiani, e seguillo dalla Lombardia a Genova e a Lucca. In questa città agli otto di settembre per la via di terra era venuto papa Paolo, a dispetto dei medici, i quali a lui vecchio sconsigliavano il viaggio pei calori della stagione. Poco dopo con sessanta galere sbarcava alla spiaggia di Viareggio l'Imperatore: ed alli dodici nella cattedrale di Lucca incontravansi insieme Paolo e Carlo. In somma le feste di Milano, i negozî di Genova, e il colloquio di Lucca, menarono le cose tanto in lungo che il principe Doria sperava non si dovesse più per quest'anno pensare ad Algeri. Lo stesso diceva papa Paolo, e tutti gli uomini assennati, massime per le infelici notizie che venivano fresche delle guerre di Ungheria, per le quali di là si richiedeva la presenza e l'ajuto dell'Imperatore. Ma Carlo, tenacissimo de' propositi e soverchiamente fiducioso nella sua fortuna, non volle ascoltar consigli di niuno, e prese congedo per Algeri.

[18 ottobre 1541.]

Presso la Spezia a' diciotto di ottobre Carlo montò sulla ricchissima galèa imperiale di trenta banchi che il Doria teneva per lui. La quale, perchè era remigata da cinque uomini ad ogni remo, alcuni usavano chiamare con isfoggio di classicismo Cinquereme: ma devo ripetere, che dalla ricchezza, dalla grandezza e dai cinque rematori infuori, non aveva nulla di essenziale diversità dalle altre galere, secondo le consuete forme di costruzione altrove descritte. Presso la reale a mano destra sorgeva la capitana di Roma, col conte dell'Anguillara, Ottavio Farnese e quegli altri signori che ho nominati[128]; a sinistra la capitana di Malta, indi per ordine le altre capitane di Genova, di Napoli e di Sicilia, meno quella di Spagna, che aspettava colle sue conserve alle Baleari. L'istesso giorno di martedì diciotto del mese di ottobre salparono dalla Spezia: indi si ripararono dal fortunale di Ponentelibeccio a capo Corso. Discesero a Bonifazio, e per quelle bocche ad Alghero: di là a porto Maone, e finalmente addì ventiquattro d'ottobre tutta l'armata dètte stupenda e terribil vista innanzi alla città d'Algeri.

[24 ottobre 1541.]