Arch. de' Domenicani in Civitavecchia, cod. Ricordanze, segnato B, p. 303, (V. sopra, I, 397).

[243.] Archivio dei Domenicani in Civitavecchia, codice intitolato Campione, p. 353, (Come sopra).

[244.] Anonimo, Vita di Astor Baglioni. Mss. alla Comunale di Perugia, segnato D, 24. — Non impaginato, ma pel mio conto a p. 20, e 21, ricorda la spedizione di Astorre in Africa, nomina i predetti perugini, e dice: «Astorre prese una fregata in Civitavecchia, con molti gentiluomini di pezza che menava in sua compagnia.... e si pose su le galere di Carlo Sforza, prior di Lombardia che in quella impresa militava sotto il nome della Sede apostolica.» — (Vi sono in Perugia altre vite Mss. del medesimo Astorre: tanto era pregiata dai contemporanei la sua virtù. Il Vermiglioli, il Fabretti e l'Angelucci ne fanno autori Bernardino Tomitano e Guido Sensi. Io cito l'Anonimo della Comunale, visibile a tutti, che in sostanza dice le stesse cose degli altri, se pure non sono un'opera sola con qualche variante, e sotto diversi nomi nelle copie. Questo Mss. dell'Anonimo ho pur citato nel M. A. C., p. 196.)

Salazar cit., p. 61, A, I. Lo chiama più volte «Astorvallon.» (Avverto lo Spagnolismo della lezione per togliere equivoci.)

[245.] Adriani cit., 282.

Archivio St. It. cit., 1848, app. n. 22. — Nato in Roma nel 1525, morto in Brescia 25 settembre 1564. Lasciò gli scritti seguenti:

«1. Relazione alla repubblica di Venezia intorno al modo di stabilire una buona milizia in tempo di pace. Data del 22 nov. 1563. (Pubblicata nell'Archivio cit. da p. 201 a 220.)

»2. Modo di ben formare uno squadrone.» (Mss. all'Ambrosiana.)

[246.] Documenti per F. Palermo, cit., 130: «Virtù, valore, e consiglio del signor Giordano Orsini.... e il signor don Garzia, al principio che lui venne qui, non gli fece cera, nè in fatti nè in parole.»

[247.] Documenti cit., pubblicati da F. Palermo, p. 126: «Il signor don Garzia colle sue galere andò ad incontrare il Principe tre miglia.... la sua capitana o per inadvertentia, o a posta, urtò la capitana del Priore, e gli ruppe tutti i remi di una banda.... Il Priore sta in cagnesco, non potendo aver lume donde sia proceduto questo disordine.» (Lettera di messer Francesco Babbi al duca Cosimo di Firenze, data da Napoli, addì 8 maggio 1550.)