[Ottobre e dicembre 1543.]

Andò dunque solo il capitan Bartolommeo: e solo in quest'anno tra tutti i Cristiani ardì scorrere in arme i mari di Levante contro i pirati e contro le orde turchesche. Nella qual crociera fece cose degnissime di memoria, per questa sola ragione ite in dimenticanza, perchè niuno tra noi ha trattato di proposito la storia della milizia navale. Che se appresso vorrà qualcuno metterci la mano, sappia di non dover pigliare a opera i libri stampati: perché quanto mai si poteva cavare di là, l'ho fatto io. Sì bene gli prometto gran frutto se cercherà negli archivi, tanto da avvantaggiarne il capitale che io lascio. Dalle lettere, dai giornali, dagli strumenti potranno derivarsi in maggior copia i particolari: ma la sostanza dei fatti, l'ordine dei tempi, ed i caratteri dei personaggi staranno sempre dove e come io gli ho posti. Valga l'esempio del capitan Bartolommeo, del quale ora parliamo: certamente egli fece quest'anno strepitose prodezze, ma i ragguagli ci mancano, meno quei pochi che si sono potuti raggranellare dagli archivi sanesi e fiorentini[155]. Eseguì l'ardimentoso disegno, scorse per l'Arcipelago, si fece vedere alla bocca di Dardanelli, scese nel ritorno a Metellino, dette il guasto alla villa di Barbarossa, e sulla fine dell'anno rimenò in Civitavecchia le tre galèe cariche di preda, e piene di prigionieri[156]. Non sopravvisse lungamente al suo trionfo: fuggitosi di Roma per certi sospetti (forse potrebbono essere questioni coi Camerali pei quarti delle prede), se ne andò in Siena malato; e quivi, quantunque giovane di quarant'anni, morissi addì sei di febbrajo dell'anno seguente.

[6 febbraio 1544.]

La morte del capitano Bartolommeo, come cosa di rilievo, fu scritta al duca Cosimo di Toscana dal Duretti residente ducale in Siena, così[157]: «Il capitan Bartolommeo da Talamone, che già era capitano delle galèe del Papa, quale per timore si fuggì da Roma, se ne venne qui in Siena ammalato di mal di pietra, la quale si fece cavare sei giorni sono; et o per difetto di chi la cavò, o per quel che si sia, si è morto; che ha arrecato universalmente malagevolezza e danno a tutta questa repubblica et a le sue terre di mare; per ciò che egli, oltre essere molto valente della persona, era ancor di molto credito. Hanno fatto questi signori onore alla sua sepoltura, et in somma è molto doluto, et è stato grandissimo danno.» L'Ugurgeri ci ha conservato la memoria della lapida onoraria, che si leggeva a suo tempo nella chiesa di san Francesco, in questi termini[158]: «A Bartolommeo Peretti da Talamone, già capitano di fanti al servizio di questa repubblica: il quale, messosi dappoi sul mare con una galèa, divenne celebre navigatore e capitano della navale armata pontificia, che egli felicemente governò per quattro anni. Ultimamente navigando tutte quasi le marine dell'Asia contro i Turchi, carco di preda e di prigioni tornò, e morissi in mezzo al corso degli onori. Ottavio al fortissimo ed ottimo padre. Visse anni quaranta, spirò addì sei di febbrajo 1544.»

Non parlo del suo testamento, perchè rimonta a tempo anteriore di quasi otto anni prima della morte. Forse quando egli cominciò a correre di lungo il mare in compagnia del conte dell'Anguillara scrisse per ogni evento le disposizioni della sua ultima volontà[159]. Sì bene posso aggiugnere, per cortesia del chiaro signor Luciano Banchi direttore dell'archivio di Stato in Siena, conservarsi in quei registri il ricordo dei pagamenti fatti per due epitaffi in marmo alla memoria di esso capitano, da metterne uno in Siena a san Francesco, e l'altro non si dice dove: quantunque ciascuno possa pensare alla chiesa di Talamone, insieme col corpo, o coi precordî dell'illustre defunto, che da quel luogo aveva preso il nome[160]. Ma che? Il fuoco incalzava anche per le chiese, anche sotto ai marmi, anche nelle ossa il capitan Peretti. La lapida postagli dal figlio in san Francesco andò perduta nell'incendio di quella chiesa l'anno 1655; e dell'altra in quest'anno medesimo si narra per opera di Barbarossa quel trattamento che tra poco vedremo.

[Marzo 1544.]

Morto adunque il Peretti, e ritrattosi già prima l'Orsino, le galèe camerali restarono per poco sotto il governo del capitan Francesco de' Nobili, infino a tanto che non le comperò dalla Camera la casa Farnese a nome di Orazio terzogenito di Pierluigi, il quale le prese cogli stessi patti e capitoli dell'Orsino[161]. Segno che la crociera del Peretti aveva eccitato l'emulazione dei grandi, e che all'Orsino era riservato il ritorno.

XXV.

[Maggio 1544.]

XXV. — Nè per tutto questo Barbarossa si levò mai dai porti di Francia. Sentì nel vivo l'ingiuria fattagli dal Capitano di Roma; quando tanti altri, che parevano maggiori, l'onoravano in Francia: pensò alla vendetta pel corso della primavera, e svernò in Tolone e nei porti vicini con quella pubblica corruzione, anche dei provenzali, che ciascuno può intendere. Alla buona stagione riprese il mare per rimenare il ferro a contrappelo in Italia. Primamente si posò a Vado presso Savona, e avrebbe distrutto il borgo felice per la sua magnifica rada, se dalla repubblica di Genova con grosse somme non fosse stato prestamente redento quel luogo e tutto il resto del dominio. Poscia diè fondo all'Elba, minacciando sangue e fuoco se non gli veniva subito subito restituito un garzonetto, figlio del famoso Giudèo.