Se ne andò pertanto in Sicilia, e passando da Siracusa si congiunse fortuitamente col balì Giorgio Adorno suo grande amico, e insieme la mattina del ventuno di maggio entrarono nel porto maggiore di Malta, salutando con tutta l'artiglieria la città, il castello Santangelo, e le galèe gerosolimitane quivi presso ormeggiate. Poi recatosi in palagio, baciò le mani al Grammaestro, e si rappaciò in convento con tutti i religiosi, procurando altresì il perdono a quei cavalieri che per cagione della rissa, erano tuttavia sostenuti nelle carceri. E tanto graziosamente uscì d'impegno, che indi in poi coll'affetto e colla stima de' virtuosi confratelli superò l'odio e l'invidia de' pentiti avversarî.

[Giugno e ottobre 1549.]

Pochi giorni appresso prese a bordo alcuni piloti greci di pratica per la navigazione dell'Arcipelago, e sciolse le vele verso Levante a danno de' Turchi; durando in crociera per quei mari tutta l'estate e parte dell'autunno. Se volete sapere di sue prodezze, di gente riscattata, di pirati sottomessi, di combattimenti sostenuti, di vittorie conseguite, di prede riportate, chiedetene agli scrittori domestici, ai municipali, agli archivisti, agli enciclopedici, in somma a quelli che pretendono saper tutto, aver detto tutto, ed essere i primi in tutto: interrogate costoro. E dove essi non sappiano dirvi nulla, proprio nulla, permettete a me, ultimo di tutti, il cavar fuori da estraneo scrittore, che per la natura dell'argomento suo non doveva dir di più, le seguenti parole[223]: «Carlo Sforza giunse in Malta il 21 di maggio 1549; quindi colle galere del Papa navigò in Levante a danno degli infedeli, riportandone poi a Civitavecchia assai ricca et honorata preda.»

Chiunque conosce lo stile cavalleresco del commendator Giacopo Bosio, per la solennità delle brevi e concettose parole intorno a fatti alieni dall'argomento suo, può di leggieri comprendere l'onoratezza delle fazioni, combattute contro forze uguali o superiori; e comprendere la ricchezza degli acquisti di navigli, artiglierie, prigionieri, riscatti, e simili per numero e qualità di gran pregio. Però i Civitavecchiesi dell'armamento, rimunerati largamente da Carlo, si affezionarono a lui e alla sua casa, come non guari dopo a chiare prove gli dimostrarono; ed i Romani altresì per lui ripresero il costume di farsi servire dagli schiavi. Tanti ne condusse in Roma, che n'ebbe chi ne volle: essendosi concessa piena licenza di poterli comprare, ritenere e vendere, non ostante qualunque divieto precedente. Fin dal principio di quest'anno, quando Carlo si apparecchiava a pigliarne, uscì il seguente[224]:

«Bando sopra al tenere de li schiavi et schiave in Roma. — » Avendo la Santità di N. S., signor Paulo per la divina provvidenza papa terzo, per sua benignità et clementia, per pubblico utile et bene de tutte et singule persone habitante et esistente in quest'alma città di Roma, concesso che si possano tenere schiavi et schiave che si comperaranno per lo avenire, come per un motuproprio, diretto alli magnifici signori Conservatori et Popolo romano, per Sua Santità fatto, appare.

»Per tanto per parte et commissione de prefati signori Conservatori se notifica et fassi intendere a tutte et singole persone in detta città habitante et esistente qualmente quelli che haveranno coprato o compraranno schiavi et schiave, dopo la data del ditto motuproprio, dato sotto il dì ottavo di novembre del xlviii prossimo passato, et sia lecito tenere detti schiavi et schiave, senza essere impediti da persona alcuna; non ostante qualunque concessione fosse fatta o da farsi, alla quale espressamente per il ditto motuproprio se derogano, et per il presente bandimento se intendano derogate et annullate.

»Dat. in palatio praefatorum Dominorum Conservatorum. Die XII januarii MDXLIX.

»De Mandato. — Lucas Mutianus, C. Conservat. scriptor.

»Io Pietro Santo ha fatto lo soprascritto bando per Roma alli XIIII di Gennaro.»

Più volte nei miei libri mi è venuto detto di questa materia[225]: ma un discorso speciale intorno agli schiavi turchi, ed al loro trattamento nello Stato romano, massime nel porto di Civitavecchia, dove sino alla fine del secolo passato duravano numerosi nei pubblici e nei privati servigi, devo rimettere a quel tempo, al quale si riferiscono i documenti che ho raccolto in buon dato.