La galleria divisata venne presso che compiuta, non ostante il fuoco continuo della piazza, e l'opposizione dei nemici vigilantissimi ai nostri danni. Se non che la notte seguente, che la travata s'appressava alla scarpa del muraglione, quei Turchi terribili dalle loro feritoje annaffiarono i palchi di catrame, e vi gittarono sopra giunco, ginestra, stipa e fuoco; a spegnere il quale perchè niuno venisse appostarono tutta la loro archibuseria. Pensate il Ferramolino là sotto colle trombe, coll'acqua e colla terra ad affogare ed a vincere l'incendio: pensate quegli altri a replicare catrame, tizzoni e archibugiate. In somma tre volte domate, tre volte riaccese le fiamme: morendovi molti soldati e guastatori chi cotto, chi trafitto: e urlando i Turchi ad ogni bel colpo dalle feritoje basse del torrione. Finalmente toccò una palla in fronte al Ferramolino, che vi restò gelato sul colpo[321]. Prode ed infelice ingegnero! troppo raffidato nell'arte tua, lasciasti le ossa ascose nella terra dei barbari, e il nome presso che obliato nel tuo stesso paese! L'estremo vale dello storico scusi il monumento della tua tomba, e tenga viva la memoria delle tue benemerenze nell'affetto dei posteri, dovunque alligna cortesia.
[28 agosto 1550.]
Sottentrò l'Arduino alla testa degli ingegneri, prese la direzione dell'assedio, e depose il pensiero delle mine. Uomo nuovo, doveva far novità: venuto dal mare collo Sforza, doveva sforzare dal mare. Mutò subito la postura delle batterie. Salvo alcuni pezzi di fronte, presso al centro del campo e del quartier generale, trasportò il resto di grosso calibro all'estrema destra per battere l'ultimo angolo della fronte verso levante; dove il muro, per essere sul pendio della rupe, non montava più grosso di sette palmi, e pareva privo di contrafforti anteriori e di fosso. All'alba del giovedì ventotto di agosto, essendo ogni cosa in punto, l'Arduino aprì il fuoco della nuova batteria, e se ne videro subito effetti stupendi[322]. La debolezza del muro, la grossezza dei calibri, la vicinanza di dugencinquanta metri, e più di tutto la direzione normale dei colpi facevano a pezzo a pezzo cascar giù la muraglia, e con tale prestezza, che quei di dentro non erano in tempo nè a sgombrar le macerie, nè a riparar la rottura. Indarno i Turchi abbarcavano tavole, terra e fardelli di cotone e di lana; indarno Assano in persona conduceva al lavoro gli operaj; indarno tagliate e traverse. La nostra artiglieria scopava ogni cosa da quella parte: e non restava che un po' di torrione a demolire, perchè senza molestia dei fianchi si potesse ordinare a sicurtà l'assalto. Ma quel torrione stava duro, come gli altri della fronte: strigneva il tempo, bisognava far presto, non dare agli assediati la comodità di riparare. In somma era necessario ajutarsi con tiri perpendicolari dalla parte del mare.
E perchè il luogo ristretto, le acque poco fonde, e la suggezione alla numerosa e terribile artiglieria della piazza, non permettevano senza gravissimo pericolo il ronzare delle galere, come si era fatto a Corone, alla Goletta e a Castelnovo, si pensò adoperarvi una macchina navale, cui era riserbato finalmente il vanto principale della vittoria.
XXI.
[31 agosto 1550.]
XXI. — Questa macchina doveva essere in sostanza una grossa batteria galleggiante da accostarsi facilmente per mare al punto voluto sbrecciare: macchina di gran piazza, formata con due navigli incatenati in un sol corpo, fornita da molte e grosse artiglierie, e ben riparata dalle offese nemiche per sicurezza di sè stessa, dei pezzi e dei serventi. Fu pronta in pochi giorni: e tra poco ne vedremo meglio la costruzione e il servigio.
Intanto se alcuno domanderà il nome dell'egregio inventore, deve mettersi meco tra le varietà dei libri e delle sentenze. Chi dice il Ferramolino, per averne lasciato il disegno prima di morire: chi ne dà il merito al Doria, al Vega, o a don Garzia; chi propriamente all'Arduino; chi dice esserselo preso da sè Giulio Cesare Brancaccio; e chi doversi cercare più abbasso un siciliano, un galeotto, uno schiavo, un rinnegato[323]. Dunque possiamo conchiudere che gl'inventori furono tutti: e tanto meglio la diversità delle altrui opinioni confermerà la nostra, quanto è pur vero che gli uomini, stretti dalle medesime necessità, tornano sempre agli stessi ripieghi. Fin dai tempi di Mitridate e di Scipione si sono viste macchine composte con due o più bastimenti incatenati tra loro: ne parla Tito Livio, Appiano Alessandrino, Festo, Vegezio, Vitruvio[324]. E senza andar tanto lontano, per ogni altro tempo si è veduto nei nostri porti spianare in lungo e in largo gran piazza sopra alcuni bastimenti legati insieme, volendosi riunire in mezzo al mare per maggior sollazzo molta gente a danze, a conviti, e simili[325]. Dunque senza pretendere vanto di bell'ingegno poteva facilmente chiunque al modo istesso proporre di piantarvi il giuoco di una batteria di grossi cannoni; come gli antichi sopra due o più bastimenti collegati piantato avevano gli arieti cozzanti, le torri mobili, le scale volanti, e i ponti di assalto e di traghetto. Io stesso nella storia marinaresca del Medio èvo ne ho parlato diverse volte; e più vi ho messo la speciale descrizione di una di queste macchine, vittoriosamente spinta l'anno 1218 ad espugnare la torre del Nilo innanzi a Damiata[326]. Si faceva doppia, o scempia, o tripla, secondo il numero dei bastimenti componenti; e fin dalla rimota antichità pelasga con voce comune ai Latini ed ai Greci si chiamava la Sambuca, per la ragione dei canapi obbliquamente distesi tra la torre, l'ariete e la scala, alla similitudine delle corde tra il corpo e l'arco nello strumento musicale dello stesso nome.
Venuta poscia l'invenzione della polvere di guerra, e smessi gli arieti con tutto il resto, nondimeno la macchina conservò l'istesso nome di Sambuca, perchè ordinata allo stesso fine. Però invece dei vecchi arnesi si fornì dei nuovi cannoni: di che ho pur detto qualcosa nel mio Marcantonio Colonna per l'anno 1572, quando una macchina di questo genere per espugnare Modone fu costruita con pessimo effetto dall'architetto Giuseppe Buono[327]. E qui calco a bello studio il cognome dell'architetto, e dico Buono, perchè così leggo nei Documenti colonnesi e vaticani, così nelle storie dell'Adriani fiorentino e del Sereno romano, e così nelle scritture dei contemporanei[328]; non trovandosi altrove Bonello, che nel Paruta veneziano e posteriore, certamente per errore di stampa o simile. Accade a chicchessia, anche ai più diligenti ed assennati scrittori. Valga per tutti l'esempio del chiarissimo Carlo Promis, altrettanto dotto che accurato, il quale nondimeno, preso in un punto da certa vertigine tra il testo e le note, confonde in poche righe luoghi, tempi, e persone: Buono con Bonello, Afrodisio con Tripoli, e l'ultima campagna della Goletta mette nel 1572, che fu recisamente due anni dopo, ai ventitrè di agosto 1574[329]. Non fo io professione di censore: ma ho l'obbligo di difendere la verità storica, e di mantenere gli assunti miei.
Dunque i nostri capitani volendo battere la piazza dalla parte del mare, facilmente convennero di mettere allo sbaraglio due sole galere: una genovese, chiamata la Brava; ed una siciliana, detta la Califfa. Alle quali, avendo prestamente levato alberi, antenne e ogni altro attrezzo, attraversarono gli alberi stessi e le antenne loro da poppa e da prua, incatenandole insieme tanto strettamente, da formare un ponte solo, non soggetto a barcollare perchè equilibrato sopra due punti stabili, cioè sulle due chiglie. Poi le maestranze spianarono la coverta; e avanti a chiodar panconi, a livellare piatteforme, a condurre parapetti, ad aprire troniere, e a mettervi per riparo gabbioni terrapienati, alti di palmi dodici, profondi di quindici; e ben ristretti con traversoni, puntelli, bracciuoli, legami, chiovagione: fortissimo e portentoso lavoro. Indi il capitan Arduini incavalcò alla banda destra della macchina nove pezzi di artiglieria grossa sui carri da esser maneggiati tanto comodamente quanto sopra qualunque piattaforma murata: e perchè la macchina meglio avesse a sostenere il gran peso, ed a resistere ad ogni percossa dei nemici, la circondò con una ghirlanda di botti vuote, ben chiuse e stagne, ed imbracate a corto per disotto alla carena[330]: Lavoro eseguito presto e bene dalle navali maestranze; e copertamente dietro alle galèe ed alle navi dell'armata, perchè i nemici non ne avessero sentore[331].