XXII.
[6 settembre 1550.]
XXII. — Mentre queste cose si facevano, le batterie di terra non cessavano di trarre ogni giorno: e la notte tre o quattro galere per turno, cominciando dalle romane, spiccavansi dall'armata e andavano di ronda intorno alla piazza, tessendo e raddoppiando da un seno all'altro le acque della penisola; dando e ricevendo alla cieca, come sempre succede, colpi di cannone o d'archibugio, dovunque appariva segno di persona o di cosa in moto. Chiusa agli assediati ogni via di comunicazione.
Finalmente addì sei di settembre tornò in Africa Marco Centurioni, e con lui il Montani e il Rinuccini commissarî, che avevano raccolto da Genova, dalla Spezia, da Viareggio e da Livorno gran quantità di munizioni da guerra, polvere e palle ammassate in quegli scali dai ministri e amici di Cesare e dai Signori lucchesi, per sopperire al consumo; potendosi calcolare a più di trentamila le palle di ferro colato da cinquanta libbre in su, scaraventate sui muri della piazza dal principio dell'assedio. Le due Sicilie in fatto di munizioni da guerra avevano già mandato il più che potevano; ed erano restate in grado di riceverne, anzi che di esitarne. Supplivano tuttavia colle vittuaglie e coi rinfreschi, specialmente coi vini: che le carni e le farine abondantemente si traevano, ed a prezzo discreto, dal paese e dagli alleati africani, i quali ognor più manifestavano il desiderio di scuotersi dalla servitù dei pirati e dei turchi. Oltracciò il Centurioni aveva condotto al campo quattro bandiere di fanteria spagnuola, un migliajo di uomini. Rinforzo sommamente desiderato[332].
Crebbe pertanto nei capitani non pur la speranza, ma la prontezza. Le munizioni, i soldati, la macchina, tutto in punto; altro non restando che scegliere il sito migliore dove affondare le áncore della sambuca, perchè da sè vi si potesse tirare coll'argano e coi tonneggi. Però la notte appresso al sette furono mandate, sotto il colore della ronda consueta, le galere a scandagliare i fondali, ed a stabilire le boghe[333] sulle áncore, a stendere andrivelli e gherlini, e a lasciarvi i segnali coi gavitelli. Eseguirono gli ordini a puntino, sempre rispondendo col cannone al cannon dei nemici: e, per meglio coprire il lavoro presso alla piazza, avevano istruzione di cogliere l'opportunità, e di levar via dal porto quella misera nave alessandrina e quelle due galeotte sdrucite che vi stavano abbandonate da tanto tempo, non forse avessero poscia da servire ai pirati per molestare la sambuca. Così adunque quella notte in una delle tante girate si accostarono destramente alla bocca del porto, e vi spinsero dentro sei palischermi armati. I marinari da diverse parti saltarono a bordo delle tre carcasse, tagliarono gli ormeggi, stabilirono i rimburchi; e arrancando a un fischio tra palischermi e galere tiraronsi appresso i tre legnacci, senza curare nè gli spari della piazza, nè le percosse delle carcasse per le sponde[334]. Abilissima manovra che onorerebbe la tattica d'ogni altro tempo, come onora quella del secolo decimosesto. Perfetto svolgimento di curva difficile in un tratto solo, sopra quattro coordinate all'asse maggiore: la scoperta, lo scandaglio, l'apparecchio, e la preda: e tutto ciò per espugnare una piazza senza dare niun indizio del finale intendimento al nemico.
XXIII.
[8 settembre 1550.]
XXIII. — All'alba del giorno ormai vicino la sambuca, condotta quanto più si poteva presso alla piazza, annaspava i suoi tonneggi all'argano, e lenta lenta se ne veniva al punto stabilito nella insenata di levante, a dugencinquanta metri dal muro: fondo di sabbia e di alga. Nove pezzi in batteria sul fianco destro della macchina: due capi bombardieri, undici serventi a ogni pezzo; due mozzi colla lanata a bagnar sempre le trombe delle troniere per difenderle dalla vampa; dieci calafati ed altrettanti mastri d'ascia, coi loro calafatini e dascini, pronti a riparare ogni avarìa. I capitani ordinarî de' due legni alla spalliera, e con essi i marinari consueti, oltre ai soldati di guardia. Dabbasso sotto coperta chirurghi, barbieri, e cappellani. Quattro catene di prua sulle àncore per tenere, e quattro gomenette di poppa sui ronzoni per abbozzare e addestrare la macchina secondo il bisogno. Sopra tutti l'ingegnere Arduini alla punteria dei pezzi, alla direzione del fuoco, ed al riconoscimento della breccia[335].