Dopo quattro giorni di batteria continua con sette pezzi di grosso calibro, e più di mille tiri, il torrione occidentale cominciava ad aprirsi, benchè la breccia fosse erta assai e difficile a superare, essendosi nel battere quasi sempre mirato ad alto, dove aveavi muraglia men grossa. Nondimeno trovandosi il Duca già presso al finire delle munizioni dell'artiglieria, e vedendo che Orazio non si lasciava persuadere nè per le percosse continue dei cannoni, nè per le suggestioni incessanti di Ascanio della Corgnia, pensò che gli bisognasse a ogni modo e subito tentare l'assalto. Ondechè mandato don Alvaro da Costa a riconoscere il passo, e trovata l'acqua del fosso poco profonda e in gran parte ripiena dai rottami della caduta muraglia; e questa con più squarci, tra i quali uno largo a sufficienza da salirvi quattro uomini di fronte, deliberò la fazione per la mattina seguente[446].

XI.

[17 nov. 1556. matt.]

XI. — All'alba del diciassette del mese di novembre, giorno di martedì, Vespasiano Gonzaga con due compagnie di fanti italiani sotto Francesco Frangipani della Tolfa e Domenico de Massimi di Roma, sostenuti ambedue da altre cinque compagnie della stessa nazione, si aringarono in colonna presso la barriera del campo. Avuto il segno dal Duca, si gittarono precipitosamente all'assalto; intanto che le artiglierie dell'isola davano un'ultima rifrustata alla rôcca per cacciarne indietro i difensori. Le due compagnie divorarono la distanza, e i soldati a gara gli uni degli altri furono nel fosso, tra l'acqua, sui rottami, dentro l'apertura. Ed ancorchè non ci arrivasse Vespasiano, essendo stato colpito nel breve tragitto da un'archibugiata che gli rasò le narici e il labbro superiore, ciò non pertanto quella gente fece ogni possibil prova per avere l'impresa finita. Ma trovato più dentro che fuori durissimo il riscontro, bisognò loro tornarsene indietro senza altro effetto[447]. Essi videro e capirono bene da vicino come e dove stesse la difficoltà.

Le casematte dabbasso duravano salde, e integra altresì la troniera inferiore del fianchetto e le risvolte basse dei torrioni, donde i difensori potevano liberamente giuocare colle artiglierie minute e cogli archibusoni da posta; oltre alle pietre ed alle pignatte di fuochi lavorati, che all'occasione sapevano scaraventare dall'alto. Per converso agli assalitori bisognava camminare ad uno ad uno sopra l'angusta cresta della controscarpa, posta tra due acque: di qua il fosso, di là il fiume. Laddove chiunque non era morto dalle archibugiate o tuffato a trabocco, doveva guadare, ed abbriccarsi colle mani e coi piedi sulla breccia troppo più alta che non avrebber voluto. Tutto ciò potrebbesi dir nonnulla in confronto al resto che trovavano a riscontro di dentro. Perocchè la rottura della muraglia rispondeva all'interno in una camera a vôlta di mediocre capacità, in fondo alla quale aveva Orazio con prestezza incredibile fabbricato un altro muro, opposto a quello che si batteva; e lasciatevi molte feritoje cieche, per le quali poteva, senza essere offeso, e nè pure veduto, percuotere a man salva chiunque fossevi entrato. Poteva eziandio dalle basse casematte frustare e rifrustare ogni altro che entrava, o usciva, o attendeva di fuori. Tieni a mente, lettore, queste condizioni della difesa. Esse svelano le ragioni architettoniche della rôcca, ed esse sole possono spiegare perchè tanta gente, e quasi tutti i capitani vi restarono mal conci, come vedremo. Vadano le avvertenze sugli errori di Carlo Theti, nella cui opera si vede incisa a rovescio la pianta della rôcca d'Ostia, ed a rovescio ugualmente depressa la difesa del Romano[448].

Gl'Italiani adunque, accortisi dell'insidia, si ritirarono, dicendo inutile superare di fuori il varco e la difficile salita, quando poi dentro trovavano chiuso il passo dai muri, e aperto tanto fuoco, che l'entrare in quella camera era come mettersi bestialmente in sepoltura. Veduto il signor Vespasiano, loro colonnello, sfigurato nel mustaccio; il capitan Francesco Frangipani sur una gamba sola, uccisi Leone Mazzacane e Marcello Mormile, più altri ufficiali feriti, e gran numero di compagni morti, si rimasero. Non fu possibile in quel giorno che alcuno più gli rimenasse alla prova; se prima, come ragionevolmente chiedevano, non si ripigliava la batteria contro quei muri opposti di dentro[449].

XII.

[17 nov. 1556 mezzodì.]

XII. — In quella eccoti nel mezzo un corpacciuto soldato del Duca andare attorno pel campo, gridando altamente e ripetendo baldanzoso queste parole[450]: Avanti, agli Spagnuoli, corpo di Tale! altrimenti la rôcca non si piglia. Piacendo a don Fernando la jattanza di costui, fece venire don Alvaro da Costa, colonnello di quella nazione, e gli ordinò di cavar fuori trecento veterani della sua gente, e di prepararli al secondo assalto, intanto che si batterebbero alquanto meglio le brecce e le difese. Facile assunto cimare più e più i merloni della rôcca, ed anche allargare i labbri della maggiore apertura: ma dal cordone in giù non si vedeva fessura di un pelo; e la camera interna restava tale e quale, perchè non rivolta verso la batteria, ma ritirata in fondo alla gola del baluardo.