XXI. — Ora al minuto del caso nostro cresceranno gravità le richieste e le minacce contradittorie dei principi maggiori e minori. Il duca di Savoja scrive al Grammaestro che liberi incontanente il Moretto, rispetti la sua bandiera e le proprietà de' sudditi suoi: altrimenti il sequestro sopra tutti i beni dell'Ordine gerosolimitano negli stati ducali. Il re Filippo di Spagna aggiugne che l'isola di Malta non è stata infeudata ai Cavalieri per favorire i nemici della corona, o per opprimere gli amici: mettano subito in libertà il Moretto, o si aspettino quel che si deve ai ribelli; e intanto abbiano la disdetta sulle tratte dei grani della Sicilia. Il principe Doria rappresenta che la patente del Moretto, spedita dal conte di Fruzasco, porta la conferma e sottoscrizione sua: dunque si rispetti. Altrimenti sequestri, confische e rappresaglie. Son forse tritumi cotesti?

Dall'altra parte il re di Francia ordina e comanda severissima punizione contro il fellone, notoriamente reo di oltraggi e di rapine ai danni della regia armata, del maresciallo Strozzi e della santa Sede: guai se lo lasciano fuggire, guai se non sia restituita la galèa con tutto il corredo! Il Papa più d'ogni altro insiste con messaggi e brevi, dicendo, dovergli essere il reggimento di Malta, come di Ordine religioso, più di ogni altro soggetto: quindi senza replica e senza dilazione il Grammaestro e il consiglio obbediscano. Mandino a Civitavecchia sotto buona scorta il Moretto, il Fouroux, le due galere, e tutte le attenenze, carte e processi. Altrimenti ostilità e censure.

[16 maggio 1557.]

I tribunali lavoravano, i secretarî componevano, gli ambasciatori andavano e venivano, e finalmente ai sedici di maggio Pandolfo Strozzi, monsù de Carses, e Maffeo Boniperto secretario intimo del cardinal Caraffa, partivano con due galere da Civitavecchia per Malta a pigliar la consegna delle persone e delle cose richieste dal Papa[504]. I Cavalieri, posti, come è chiaro e come tutti diciamo, tra l'uscio e il muro, presero la via di mezzo: cioè consegnarono il Fouroux, la sua galera, e tutti gli atti dei tribunali maltesi contro di lui; di che non trovo più traccia. Quanto all'altro, implorarono una breve dilazione a fine di dar parte del successo al re di Spagna. Con questa intelligenza gli inviati del cardinal Caraffa se ne tornarono verso Roma alli quattordici di giugno; e ai diciotto di agosto dell'anno stesso l'infelice Claudio della Sengle, grammaestro di Malta, afflitto al sommo da tante contradizioni, improvvisamente se ne moriva.

[17 settembre 1557.]

Succedutogli il celebre cavalier Giovanni della Valletta, e venendogli di Roma richieste sempre più insistenti, e di Spagna minacce sempre più pressanti, pro e contra, se ne uscì con un'altra misura di mezzo. Scrisse al cardinal Caraffa di non potersi assumere la malleveria del ritorno nel viaggio marittimo del Moretto: però mandasse gente di sua fiducia a pigliare e a scortare quel che voleva. Dall'altra parte fece sapere al prigioniero che si terrebbero chiusi gli occhi sopra i fatti suoi. Costui che non aveva mai lasciato di fare sottilissime pratiche, trovò finalmente una porta aperta alla prigione, e una fregata forestiera alla riva. Fuggì a salvamento in Sicilia[505].

[Maggio 1558.]

Per conclusione veniamo agli ultimi due successi dell'intricatissimo negozio. Nel maggio del cinquantotto il capitan Filippo Orsini da Vicovaro con una galèa di Civitavecchia ritornò a Malta, grandemente onorato da quei signori. Fece un processo informativo intorno alla fuga del Moretto, prese la consegna della galèa controversa, e di tutte le attenenze, prede e scritture, da essere presentate ai tribunali di Roma. La destrezza, la grazia e le concilianti maniere di Filippo, il quale seppe rendersi accetto a tutti i contendenti, calmarono gli sdegni già stanchi[506]. E il Moretto, tornato in Nizza ai servigi del Duca, non lasciò mai più di rimestare nel senato della contèa la lite contro i Cavalieri pel rifacimento dei danni; ascendenti, secondo suoi calcoli, a un tesoro: tanto che per sentenza di quei giudici cadde il sequestro reale sui beni dell'Ordine gerosolimitano negli stati di Emmanuele Filiberto. Così durarono per sette anni, cioè infino alla morte del Moretto, avvenuta nel 1564. Allora soltanto finirono i litigi con uno strumento di transazione, e duemila ducati d'oro pagati in saldo di ogni pretensione dai Cavalieri agli eredi suoi[507]. Chi potrà mai più volersi mettere per allievo in quella scuola, sulle orme del Moretto e del Fouroux? Ecco la conseguenza che io posso trarre, senza punto dilungarmi dalla mia marina. Finisce con loro l'ardito e sciolto mestiero: e chiunque dappoi vorrà tenere galèe armate di sua proprietà, e' sarà più tosto legato al soldo, che non libero alla ventura.

XXII.

[1 giugno 1558.]