»Per il magnifico signor Paulo Pietro Guidi, presidente della camera ducale di Piacenza et Parma, et Jo. Batista Liberati thexoriero et maestro dellentrate ducali predette si vendino quattro galere del signor duca di Piacenza et Parma allo illustrissimo signor Gio. Luigi del Fièsco con li capitoli, patti, et conventioni infracripte. Et primo.

»Per sua Eccellenza diano et vendino le dette quattro galere, cioè la Capitana, la Victoria, Santa Catherina[533], et la Padrona, di quella qualità et sorte che sono, et con robbe, fornimenti, schiavi et forzati justa lo inventario, fatto per messer Pietro Ceuli agente di sua Eccellenza e per messer Anton Maria Marano agente del predetto signor Conte, quale inventario sarà inserto qui di questo tenore, cioè[534]:

»Intendendo però che li forzati condemnati a tempo li si danno co la conditione che l'ha sua Eccellenza; et de detto inventario se habbino da diminuire forzati venticinque in circa liberati da Sua Santità dopo fatto detto inventario, et forzati venticinque in circa quali sono delli heredi del quondam capitanio Bartolomeo Pereto da Talamone[535]; et mancando il numero di essi forzati et schiavi, supplirà sua Eccellenza oltre il sopraddetto numero di cinquanta in circa.

»Et più sua Eccellenza farà che Sua Santità condurrà tre de dette galere al stipendio della Camera apostolica per dui anni, et al predetto signor Conte darà il luogho che tenea l'illustrissimo signor Horatio suo figliuolo in dette galere, intendendo che il soldo[536] de dette tre galere incominci in persona del sopraddetto signor Conte dal dì della consegna de dette galere, ancora che non fosse fatto il contratto colla Camera apostolica, et non prima.

»Et il soprascritto signor Conte promette per la compera et prezzo di dette quattro galere pagare a sua Eccellenza, o a chi Lei ordinerà, scudi trentaquattromilia d'oro in oro d'Italia daccordo, da pagarli nelli infrascritti modi et termini, cioè il terzo alla consegnia di esse galere, l'altro terzo alla festa della Natività di Nostro Signor de lanno 1546, et l'altro terzo et ultimo alla 'ltra Natività di Nostro Signor de lanno 1547. Prometendo essi S. al p.º S.[537] de evictione in forma per detta vendita in nome di sua Eccellenza.

»Et il predetto signor Conte in observatione delle predette cose sè et suoi beni presenti et futuri et in particolare per detti due terzi che resterà esso signor Conte, cioè di scudi ventiduemillia seicento sessantasei et dui terzi di scudo, dico scudi 22666-2/3, obbliga et ypoteca in spetie et particolarmente il luogho o vero castello di Calestano di parmegiana con sue jurisditioni, et pertinentie, intrate, et tutte et singole raggioni et actioni, et farà che l'illustrissimo signor Hieronimo suo fratello secondo et padrono desso Castello et luogho ratificarà la presente obbligagione per istrumento in forma amplissima, fra detto termine della consegna da farsi di dette galere, et di più darà idonea cautione oltra detto castello et come di sopra ad ogni simplice requisitione di sua Eccellenza per quella somma et quantità che a sua Eccellenza parerà, dando ex nunc. us.[538] licentia passato detto primo termine e non pagando la detta summa a sú Eccellenza, di pigliarsi la possessione di esso castello et uts. di sua propria autorità, et in quello stare, vendere, alienare, contrahere, et distrahere, come meglio parerà a sua Eccellenza, et innanzi qualunque extimatione et liquidatione da esser fatta. Intendendo che in caso che sua Eccellenza pigliassi detto possesso di detto luogho, et sua Eccellenza ni cavassi li proventi et frutti, che non si possono compensare ni la sorte principale.

»Costituendosi fra tanto detto signor Conte per sè et per suo fratello tenere et possedere detto luogho a nome di sua Eccellenza, et il medesimo s'intenda per gli altri termini, obbligando sè et soi beni in amplissima forma della Camera apostolica, et così giurano le parti le predette cose vere et attenderle et observarle volendo che sestenda al cossiglio di sup. forma amplissima.

»Io Paolo Pietro Guidi, presidente della Camera di sua Eccellentia, affermo quanto è detto di sopra.

»Io Gio. Bap.ta Liberati, thesoriero et mº d'entrata de sua Eccellenza, affermo quanto di sopra se contiene et per fede me so sotto scritto de man propria.

»Io Gioan Luise Fiesco affermo quanto di sopra di man propria. Visa. C. Campellus[539]