Dunque Flaminio, Filippo, Galeazzo, e gli allievi migliori della scuola romana, preso in Civitavecchia il rinforzo di eccellenti marinari, e avuti da Roma quattrocento fanti sperimentati nelle guerre precedenti, sciolsero agli ultimi di agosto, e furono in Messina ai primi del mese seguente.

XXV.

[4 settembre 1559.]

XXV. — Assembravasi lentamente in quel porto la spedizione generale agli ordini del vicerè di Sicilia don Giovanni della Cerda, duca di Medinaceli: uomo non privo di alcune belle qualità, gentil cavaliero, buon padre, leale mallevadore: ma trontìo nel vuoto, ed altrettanto sostenuto dai favori della corte, quanto sfornito delle doti necessarie a condurre imprese di rilievo, sia per mare, sia per terra; quantunque e per terra e per mare dovesse misurarsi con Dragut[540]. A tal fine aveva ordine di mettere insieme armata ed esercito, navigli di linea e di trasporto, e cavare ogni cosa dalle provincie d'Italia, stimate sufficienti al bisogno, senza sguarnire le difese dei porti di Spagna[541]. Si noveravano in prima le tre galèe di Roma, comandate da Flaminio Orsini; quattro di Firenze sotto Niccolò Gentili, cinque di Malta sotto il cavalier de Tessieres, tredici del Doria condotte per la prima volta dal giovinetto Giannandrea, cinque di Napoli sotto don Sancio di Leyva, otto di Sicilia sotto don Berengario Requesens, cinque di Scipione Doria, due del principe di Monaco, due di Stefano de' Mari, due del marchese di Terranova, due del visconte Cicala, due di Bendinello Sauli; in tutto cinquantatrè galèe grosse: più due galeotte del Medinaceli, una di Federigo Staiti, una di Luigi Ossorio, due galeoni, ventotto navi di alto bordo, dodici navette, e più altri legni da trasporto per munizioni da guerra e da bocca, e insieme per quattordicimila fanti da sbarco, tra spagnuoli, italiani e tedeschi: fior di gente, condotta da Quirico Spinola, da Scipione Frangipani della Tolfa, da Ippolito Malaspina, e da Andrea Gonzaga, quattro colonnelli italiani; più Stefano Leopart coi Tedeschi, e don Luigi Ossorio cogli Spagnuoli.

E poichè siamo a navale armamento di spedizione generale cavata solamente dalle provincie italiane, qui mi talenta inserire la lista dei bastimenti di linea, e i loro nomi ad uno ad uno, sì come gli ho raccolti dalle memorie edite ed inedite dei contemporanei; senza tener conto dei legni minori, o di quei bastimenti a vela che allora diceansi Navi, ed oggi si chiamano vascelli: dei quali niuno allora curava i nomi o i padroni, se non per dire che tutti in un fascio obedivano al colonnello Andrea Gonzaga, messo sur una di esse navi chiamata l'Imperiale, come comandante del convoglio[542].

NOTA

DELLE GALÈE ASSEMBRATE IN BATTAGLIA L'ANNO 1559-60, PER L'IMPRESA DI TRIPOLI E DELLE GERBE CONTRO DRAGUT.

Delle quattro galeotte.