Questo Luccialì, che ora per la prima volta ci viene innanzi alle Gerbe, meschino pirata, con due piccole galeotte, al soldo di Dragut, gli è un rinnegato calabrese, scalzo e tignoso, il quale dovrà in breve divenire possente re d'Algeri, e famoso ammiraglio ottomano a Lepanto. Costui nato a Cutro nel golfo di Squillace, col nome di Luca Galeni, frate domenicano e diacono, nel passare agli studî di Napoli preso dai pirati, dopo un poco di pazienza, rinnegò ogni cosa e divenne terribile nella terza quadriglia. Ho letto io le lettere e le promesse con che si argomentava un altro dello stesso ordine, che oggi diciamo san Pio, per ritrarlo dal tristo mestiero. Noti il lettore, e tenga a mente la comparsa di Luccialì nel dì quattordici di febbrajo del sessanta: segni il giorno che e' stette in ponte tra due fortune; o l'infame capestro sulle stanghe del carnefice, come traditore della cristianità; o la real corona per le mani dei Turchi, come benemerito della congrega piratica e della casa ottomana[564].

Maggior disordine occorse tra i soldati nell'abbottinare le germe dei mercadanti, cariche di lino d'indaco, d'olio e di baracani, e vuote di gente fuggitasi in terra al primo rumore. Nè minor contrasto successe ai marinari nel far l'acquata quivi presso alla cala della Rocchetta. Bisognò sbarcare tremila uomini in battaglia contro la furia dei Gerbini levatisi in massa; e dopo lunga scaramuccia di sei ore continue levar l'acqua a costo di sangue, perdendoci la vita quattordici persone, e toccando più del doppio acerbe ferite[565].

[16 febbrajo 1560.]

Due giorni appresso in quello stesso luogo, che, per esser deserto e lontano, a tutti gli assetati pareva il più acconcio, e dove niuno mai per solito aveva trovato resistenza, capitarono per attignere le galèe fiorentine, venute da sezzo. Ma nel ritirarsi degli acquatori, sopravvennero di nuovo i Gerbini, e sbaragliarono le guardie con tanto successo, che, senza contare i feriti e i prigionieri, stesero sull'arena cinque capitani, molti ufficiali e cencinquanta soldati[566]. Chicchefosse, dal Medinaceli in fuori, per l'insolita resistenza di coloro avrebbe almeno sospettato nell'isola la presenza d'un qualche impigliatore della tempra di Dragut. E di fatto desso era lì, e dirigeva in persona la gioventù alle fazioni colle sue ciurmerie, quasi a dispetto dei Mori veterani che l'odiavano[567]. E pensare che il Medinaceli l'aveva dinanzi, racchiuso in piccola isola, privo di scampo; e in vece risolveva di andare a Tripoli per cercarlo[568]. Il primo segno di ruinosa impresa vedrai sempre nella mancanza delle notizie sul conto dei nemici: perchè se tu non sai procacciartene, o se altri ricusa fornirtene, arriverai certamente senza rimedio allo stesso punto; cioè a perdere ogni buona occasione, e ad incontrarne ogni trista.

XXX.

[17 febbrajo 1560.]

XXX. — Costretti a seguire la direzione e gli ordini del Medina, e già costernati dalle continue disdette, non vedendo mai tra tante riprove venirne una a' versi, tutti i capitani presero alli diciassette di febbrajo la rotta per Tripoli, punto obbiettivo della spedizione, secondo il disegno dell'anno passato, come se nulla di nuovo intanto non fosse avvenuto. E sarebbero pur giunti a cavarne qualche effetto, dove il Medina fosse stato più risoluto e più accorto. Andare avanti per la piazza di Tripoli; posto che l'altra, cioè la persona di Dragut, si mettevano dietro alle spalle.

Tripoli non era fortificata altrimenti che con una vecchia cinta, non aveva presidio sufficiente, e poteva esser presa con presta battaglia di mano, e un po' di scale: lasciando pur al Castello qualche altro giorno per rimetterlo colle batterie o colle mine. Così promettevano i cavalieri di Malta, cui era noto a palmo a palmo il forte e il debole di quel luogo, dove per tanti anni avevano tenuto presidio. Al contrario il Medina voleva trattenersi a mezza strada quindici giorni per vedere alla rassegna chi era vivo, chi morto, e chi perduto, con altre miserie sue e contrarietà altrui. Non temeva costui dare il tempo a Dragut di provvedersi meglio in Tripoli: non pensava dare agio a Luccialì di ritornarsene in gran brigata da Costantinopoli.

Ma temperando le nostre considerazioni, stiamo ai fatti suoi, e vedremo che giunto a mezza strada poggia sulla destra, ed ordina a tutta l'armata di dar fondo in un luogo chiamato il Secco del Palo, dove non è porto alcuno, ma bonaccia perpetua per ogni stagione, anche nelle grandi tempeste. Questa seccagna corre quaranta miglia da levante a ponente, e si avanza venti miglia dentro il mare, composta da ampia platèa arenosa, sollevata dal fondo circostante, e circoscritta da alto scaglione quasi verticale. Al difuori della spianata il pelago s'innabissa, e al di dentro l'acqua si assottiglia sopra venti e dieci metri di fondo, digradando di un metro per ogni miglio fino al lido. I marinari riconoscono agevolmente questo luogo alle schiume bianchissime intorno ai lembi, alla chiarezza azzurrina dell'acqua interna, ed alla incomparabil quiete distesavi sopra. La quale perpetua tranquillità è conseguenza necessaria delle leggi naturali con che si propaga l'ondeggiamento del mare; non potendo mai, in quella condizione di fondale, svolgersi altrimenti le grandi onde tempestose, ma soltanto le ondicelle di minima dimensione, e però innocue. Non marosi coi venti di terra, perchè questi gonfiano al di fuori, e mettono quiete o un po' di maricino presso al lido; non coi venti del largo, quantunque si voglia rabbiosi, perchè le onde da essi sollevate non possono propagarsi sul secco, ma devono rompersi le gambe e il corpo, urtando nello scaglione, abbattervi la testa, e lasciar tranquille nell'interno le acque seguenti. All'estremo limite, tra scanno e pelago, l'acqua si rimescola e frange: ma il flutto istesso colla sua correntìa ti porta in salvo sulla dolce spianata, dove trovi acqua sufficiente per ogni bastimento, e fondo incontri buon tenitore di rena grossa. Da lungi verso ostro vedi e non vedi le basse terre dell'Africa, rilevate da qualche capanna e dai gruppi delle palme; ed in ultimo quel monte traverso, che per esser simile nel colmo alla schiena del giumento è chiamato dai marinari Groppa d'Alys, ed anche Groppa dell'Asino. Le notizie speciali di questo mare bonaccioso, e le ragioni del fenomeno non ignote ai nostri antichi marini, anzi esposte almeno in compendio dal Machiavelli, dal Bosio e dal Crescentio[569], vadano per appendice ai lavori del chiaro commendatore Alessandro Cialdi, mio nobile concittadino, da tutti riconosciuto maestro di questi studî[570].

[28 febbrajo 1560.]