— In nessun luogo, forse in una camera mobiliata.
Si estende là in mezzo alla valle il gran prato rotondo, è circondato da un viale e lo fiancheggiano due magnifici filari di ippocastani accoppiati. Là in mezzo, là sotto, vanno, vengono, s'incontrano, s'incrociano senza guardarsi fra loro, a centinaia le coppie di amanti, vanno, vengono, sostano, stretti l'uno all'altro, annodati, colle teste vicine, sussurrano, sorridono, si sfiorano, si stringono, si guardano, si bevono.... si asciugano.
Nessuno pone attenzione a quello che gli succede attorno, ed ogni due occhi non ne sanno vedere che altri due.
Fanciulle che torcono fra le mani rami di rose, fanciulle appena in boccio, esse sorridono mentre l'amante parla, e tacciono, ascoltano rapite, e quando si sentono troppo penetrate dagli occhi di lui abbassano i loro, e torturano quel ramo di rose, lo ritorcono. Donne mature, quasi vecchie, passeggiano con un giovane, quasi un fanciullo, esse incalzano le loro parole e spingono i loro occhi a punta di angolo acutissimo verso quel cuore, come un pugnale arabo. Allora è lui che abbassa il guardo, e continua il cammino con un sorriso pensieroso.
— Ma ditemi, che cosa si dicono tutti costoro?
— Parlano il linguaggio dell'amore. Voi potete supporre che i più brillanti e svariati argomenti siano trattati da quella brava gente. Ebbene, nessun argomento; uno solo, e il loro repertorio può giungere fino a venti o venticinque frasi uguali per tutti, taluno ne ha appena disponibili quattro o cinque, e compone la propria eloquenza di un silenzio rotto qua e là dai più ebeti monosillabi.
— L'amore non abbisogna di parole, esso vive come le grandi opere della natura, quelle cose che gli uomini chiamano mute perchè il loro linguaggio non lo capiscono.
— Forse.
Dal centro del prato in fondo si allunga un viale morbido erboso fiancheggiato di pioppi, i quali col sole riflettono sull'erba del viale, e sembra di cavalcare sulla schiena di una zebra, e le coppie vanno e vengono e s'incrociano sulle ombre dei lunghi pioppi, e sembra allora di cavalcare la schiena di una tigre. E si passa, si va, si viene senza essere osservati nel brulichìo di queste coppie....
— Pensano costoro?