Ecco giunge correndo, ansando, una giovine donna scarmigliata, trafelata, non è stato più possibile trattenerla, si è divincolata come un rettile sgusciandosi fra le mani pietose che la tenevano. Giunge cogli occhi sbarrati e al suo apparire alla soglia del sotterraneo spalanca la bocca come se dovesse ingoiare tutta l'aria dell'universo nei suoi polmoni d'un sol fiato perchè il suo grido possa dopo arrivare fino al cielo.
— Folle! Folle! Padre mio! Padre mio! Che hai fatto? Che hai fatto? Folle! Folle! E io che non ho imaginato! Credevi di poter divenire come Perelà!
— Perelà? Perelà? Perelà? — Tutti esclamano, nessuno aveva ancora saputo scorgere un legame fra Perelà e questo fatto. Ora tutti pensano, deducono, fantasticano, ricostruendo ognuno l'accaduto a modo proprio. — Perelà? Perelà? Perelà? Perelà?
— Che hai fatto? Perchè padre mio? Perchè padre mio? Perchè mi lasciasti? Perchè hai voluto troncare tutte e due le nostre vite?
— Perelà? Perelà? Perelà? — Tutti esclamano; la donna si contorce fra gli spasimi dei suoi singhiozzi.
— Divenire come Perelà?
— Ha voluto imitare Perelà?
— Non è possibile!
— Perchè non è possibile? Possibilissimo, sperava diventare di fumo anche lui.
— È diventato di carbone.