— Di fumo? Pianino!
— Diteci, povera ragazza, come vi venne questo sospetto?
— Da quando quell'uomo è qui, mi capite, Perelà, il mio povero padre è diventato pazzo! Egli, una volta, pochi giorni or sono, quasi mi fece intravedere la sua follìa, ma io non avrei mai supposto ch'egli fosse capace di tanto! Era divenuto demente di adorazione per quel mostro che viene qui ad introdurci la disgrazia!
— La disgrazia? La disgrazia? — Tutti ripetono sempre più stupiti. — La disgrazia?
— Sì la disgrazia! Assassino! Mio padre si è ucciso per lui? Egli ripeteva sempre: «Come potè divenire di fumo? Come fece?» Ed un giorno a me disse: «vorrei anch'io essere come lui!» E rideva di gioia al pensarlo. Oh! io non avrei mai creduto però che avesse osato tanto! Ed io sempre gli rispondeva: «credi tu che se noi bruciassimo rimarremmo come lui? Pazzo! Pazzo!» Io gli dicevo: «se tu bruciassi, tu moriresti, povero uomo, e faresti morire anche me di dolore!» Padre mio! Padre mio!
Le supposizioni erano svariatissime, chi non sapeva vedere un solo legame fra Perelà e l'accaduto, chi ce ne vedeva invece molti e strettissimi. Si assicurava che Perelà e Alloro erano stati veduti di sovente in segreto colloquio. Perelà gli affidava le sue commissioni, e il vecchio lo serviva pieno di giubilo, con tanto zelo, quanto non ne aveva avuto mai per nessun Re. Non gli avrebbe Perelà stesso inoculato la fisima nel cervello?
— In questo caso egli sbaglierebbe la sua propaganda. — Disse uno con un tono di straordinaria importanza.
— E di grosso!
— Come come come? Propaganda autoincendiaria? È formidabile! — Ripetè un altro con una pancia enorme ed una grossa faccia violacea.
— L'incendiario di se stesso! — Incalzò uno piccolo piccolo con un vocino da beccafico, e due baffettini aghiformi e le lenti sopra un nasino così fino sulla costola da sembrare una lama di coltello.