Alla porta le guardie del dazio lo squadrarono insolentemente e appena fu passato gli rivolsero parole di disprezzo che non potè bene afferrare, la prima persona che incontrò, una donna, quando gli fu vicina fece ad alta voce «phue!» e si scostò da lui come se fosse stato preso da un male contagioso. E tutti incominciavano a farsi alle soglie e alle finestre riempendo il suo passaggio di gesti e parole triviali, di insulti, di grida di sdegno e di disprezzo.
Un fanciullo che si trovava nel mezzo della via fattoglisi vicino gli dette una spinta alla quale Perelà barcollò ripetutamente sulle scarpe ed andò a battere contro il muro; il fanciullo, raggiante di incosciente malvagità per il colpo riuscito, gli tornò presso e con un'altra spinta lo gettò dall'altro lato della via, e corse allora un altro fanciullo ad aiutare il compagno nell'opera, e se lo sballottarono dall'uno all'altro, eppoi un altro, e un altro ancora, ne fecero come un giuoco, uno di quei palloni ripieni di gas, che si manipolavano fra loro gridando, ridendo follemente. E in breve furono tanti, un nuvolo, uno più perfido dell'altro, uno più accanito dell'altro nel giuoco. Perelà in mezzo, livido, umiliato, senza difesa contro lo sciame terribile, si sentiva travolgere dai piccoli urti, e le grida, le risa gli ferivano il cuore. Alle finestre, alle porte delle case nessuno inveiva più contro di lui, ma tutti ridevano sconciamente, fino a smascellarsi, e la flotta dei bimbi aumentava, incalzati e punzecchiati dai grandi a non lasciar finire l'indovinato giuoco, e Perelà in mezzo piangente, avvilito nella più atroce maniera, guardava i grandi mentre veniva così ferocemente travolto dai piccoli, e il suo sguardo pietoso pareva dire: «perchè?». Perchè nessuno corre a difendermi? Perchè nessuno viene a liberarmi da queste piccole mani spietate quanto le più grosse del più grande nemico? Ora lo rotolavano a terra, lo rialzavano, e ridevano rumorosamente oscenamente, nessuno s'introduceva, anzi, tutti facevano bene largo nella via perchè l'infantile masnada fosse libera di compiere la sua strage intera. Egli era alla gogna, e quale terribile gogna, la più umiliante che a uomo sia mai toccata! Impotente di difendersi fra un nuvolo di testine ricciute, di squilli argentini di voci e di candide risa. Ce n'era uno, avrà avuto appena tre anni, con un lungo stecco in bocca a guisa di sigaro, rideva, rideva, si avvicinava a dare la sua spinta con una giocondità di espressione angelica, e stringendo sempre fra i dentini lo stecco, rideva....
La scena fu delle più umilianti che a uomo sieno mai potute toccare, le piccole teste inconsce avevano inconsciamente trovata la maniera più orribile, più feroce per umiliare un uomo. E tutti intorno ridevano sconciamente alle porte, alle finestre, senza scomporsi, «bene! bravi!» gridavano quando la ferocia degli insetti raggiungeva il culmine, per aizzarli sempre di più. E l'uomo naufrago, perduto là in mezzo, passava dall'uno all'altro sballottato, avvilito, assolutamente impotente a difendersi per la sua estrema leggerezza contro uno solo dei fanciulli, divenuto il giuoco più ridicolo nel mezzo della via, e l'espressione piangente della sua povera faccia diceva: «perchè? perchè?»
L'INDISPOSIZIONE DI PERELÀ
Perelà è chiuso nelle sue stanze indisposto.
È venuto il medico di corte a visitarlo ma ha detto che non sapeva assolutamente che cosa fare, non è nemmeno riuscito a trovare il cuore ed il polso dell'infermo, ha concluso rifiutandosi ad ogni costo a prodigare le sue cure ad un uomo di fumo, ed ha aggiunto ritenere l'indisposizione una bella fandonia, uscendo dalla stanza ha scosso le spalle in una maniera assai villana senza neanche salutare Perelà.
Non è una fandonia, Perelà si sente male davvero, dopo la scena nella via, scampato solo quando i monelli furono stufi del loro giuoco, rientrato nella reggia, ieri sera, si sentiva male, proprio male, tutte le sue fragili membra erano lacerate, non poteva dire preciso dove avesse una pena, ma certo era sofferentissimo, avvilito, umiliato, i begli occhi grigi erano ancora piangenti, si sentiva la testa vuota ed era di tratto in tratto serpeggiato da brividi fortissimi.
Gli stivali gli sembravano ora freddi al contatto delle gambe, e tutto l'ambiente gelido.... sentiva un bisogno eccessivo di riscaldarsi, ma data la bella stagione primaverile non ci poteva essere una stufa accesa ed egli non osava domandare.
Nessuno è venuto da lui, solamente quel medico per due minuti e che se ne è andato in una maniera tanto villana.
Egli pensa: «che cosa accade? Oh! non fossi mai ritornato! Io ero felice ieri lassù, e mi sentivo già tanto vicino al cielo. Perchè sono ritornato? Che cos'ha dunque questa terra che mi ha attratto un'altra volta nel profondo delle sue insenature, nel freddo delle sue valli? Oh! il bel colle, e l'azzurro che io avevo sentito già mio! Che cosa mi faranno? Certo qualche cosa succede, qualche cosa si sta preparando contro di me. Che feci loro? Se almeno ci fosse ancora il vecchio Alloro! Egli è morto, morto.... morto.... diranno che è morto per me, diranno che io sono la causa della sua morte, egli è morto.... ed ora sarebbe forse la sola persona che avrebbe pietà di me, che verrebbe almeno clandestino a dirmi quello che succede, quello che mi si vuol fare, quello che mi si prepara, perchè qualche cosa si sta certo preparando contro di me. Tutto si è rovesciato dinanzi ai miei occhi in un istante....».