Al rullo dei tamburi il corteo scende a passo cadenzato la grande scalinata; solamente Perelà sembra sollevarsi ad ogni scalino, come per spiccare il volo e farne il resto in un salto, tanto sono agili i suoi movimenti.

Dalle prigioni, in fondo alla città, la campana fende l'imbottito aereo coi suoi siluri di morte verso il condannato a vita.

La piazza della reggia è in un generale clamore, incominciano a partire, come razzi, le prime grida, le prime invettive, i primi fischi.

Il corteo ora è in piano e s'incammina per la via principale, i cui marciapiedi, le cui finestre così zeppate di teste sembrano quei grossi mazzi di rape o di barbebietole che gli ortolani tengono ammassate nei loro palchetti col capo in fuori. Alle finestre della reggia si intravedono muovere teste che spiano nascostamente dietro i vetri chiusi.

Il corteo è nella via intrecciata da grida, insulti, lazzi, come da stelle filanti, da una finestra viene giù un grosso sputo e cade ai piedi del condannato. Perelà non si volge, ma siccome l'esempio è imitato, i tamburi si fanno da parte sulle righe della folla cercando di allontanarsi tutti dal bersaglio più che sia possibile. Ecco un altro, un altro, un altro ancora, la gente incomincia a fuggire, i soldati si fanno sempre più indietro, Perelà rimane solo nel mezzo, immutabile sotto la grandinata di liquide frecce. — Ciò cià, sciù, crptù, crplah, crsciù — da tutte le parti piovono giù, taluni come fiocchi di neve, altri roteano in aria come piccoli manubri di mercurio lucenti, grigiastri, gialli, enormi che si vanno a squagliare in terra come chiare d'uovo.... tutti hanno smesso di gridare ed esprimono così il loro supremo disgusto.

Gli uomini che per tutte le cose della loro vita inventarono macchine e ordigni tanto complicati, quando vogliono esprimere a pieno il loro disprezzo, il loro sdegno, quando vogliono gettare in faccia ad un essere odiato l'insulto più atroce, buttano fuori quello che di più intimo custodisce la loro persona.

A Porta Calleio molta gente attende per seguire il gruppo, una vettura è ferma colle tendine calate. Passa Perelà in mezzo ai tamburi ritornati ai loro posti, la tendina di quella vettura si apre un poco, si scorge il bagliore di una faccia bianca.

I tamburi col loro rullo, le quattro file dei soldati, e parecchie centinaia di persone, dopo, una vettura nera celata ricoperta di sputi, cammina piano come dietro un corteo funebre.

Su su per la strada la massa di popolo si va facendo sempre più esigua, alcuni via via si fermano e tornano indietro.

Eccoci al principio del viale fiancheggiato dai cipressi che apre l'ascensione sul Calleio, dietro non ci sono più che un centinaio di persone e la vettura nera.