Come era morto nelle mie braccia? Non dovevo ugualmente sottopormi alle più orribili spiegazioni? E lo avevo strappato dal suo nido, laggiù dove lui era voluto andare quella sera, e dove era sempre voluto tornare, per rimanervi....

E io, io che lo avevo compreso, sola al mondo, lo avevo tolto, non avevo saputo coronare il nostro amore, avevo tutto profanato in un momento di paura! E paura di che? Paura di me!

Lo presi ancora addosso, colle braccia abbandonate giù dietro, e colla testa poggiata sulla mia spalla come un fanciullo che dorme, e via, via giù per la scala, attraversai la via, attraversai ancora i campi, non vista, non udita da alcuno lo trascinai sul muro del cimitero, e senza scomporlo, scansando le croci, i cancelli, i cespugli, ritrovai il suo nido, il nostro, e dove la terra era ancora calpestata dai nostri corpi, lo deposi con tutta la devozione, ferma, sicura, senza sentirmi punto stanca, punto affranta, ora che avevo ritrovata la mia anima; dritta dinanzi alla mia via, dritta sul mio fanciullo morto, immobile, aspettai. Incominciava l'alba.

— È bella e paurosa la storia di Bianca, non è vero signor Perelà? Si rimane dipoi così silenziosi....

— Ella sempre a questo punto si ferma, come quella mattina.

— Oh! Se sapeste, corsero a vederla dai paesi vicini. Ella rimase in piedi, immobile sul suo morto fino alla notte del dì seguente.

— E ai primi accorsi gridò: io l'uccisi! Io l'uccisi! Io l'ho ucciso! Col mio amore!

— Con quanto fiato aveva in gola.

— E tutto raccontò.

— Bagascia! Spudorata! Le gridavano tutti.