Sradicata così tenera pianticella, Rosina, era cresciuta nell'adorazione per i suoi padroni buoni, aveva imparato a cucinare, stirare, a far tutte le faccende con tanto amore, quanto non ne avrebbe potuto sentire per la sua stessa casa, era una donna impagabile, non si fermava mai, trovava sempre qualche cosa da fare nel lindo appartamento che fra donna e padrona tenevano lucido come uno specchio.

Quando la piccola domestica venne da Calamecca, con la sola camicia di dosso, un abito di finta flanella, e un paio di scarpe coi chiodi, la signora le cucì subito ella stessa, la biancheria, lavorarono insieme ai vestiti, grembiuli, calze, tutto. Rosina nulla aveva dimenticato. Il suo salario, prima di sei lire al mese, era giunto fino a dodici, le quali venivano per tre buoni quarti risparmiate dalla sobria donna.

E ora? Una ventata malefica capovolgeva una felicità, bisognava sopportarne il rovescio.

***

Passato il primo stordimento del dolore la vedova incominciò a guardarsi attorno: era d'uopo pensare, e senza indugio, al da farsi; non un parente, non un amico intimo al quale domandare appoggio e consiglio, rimaneva con le diecimila lire portate in dote, e le cinque che il buon padre le aveva lasciato morendo. Il vecchio giudice negli ultimi anni della sua vita aveva economizzato il centesimo per lasciare qualcosa alla sua unica ed amata figliuola.

Ora la padrona, seduta al suo tavolinetto da lavoro, nel bel salottino arredato con ricercatezza e tenuto con scrupolosa cura, in quella stanzetta che aveva albergato per diciotto anni la sua felicità, fissava dentro gli occhi Rosina, incerta, passiva di fronte alla sciagura; si guardava dipoi attorno come avesse voluto dire: — La mia bella casa, la mia roba, che ho tanto amata, che abbiamo messa assieme poco alla volta, che ho curato religiosamente, pulita.... ecco.... bisogna dire addio a tutto, vendere tutto, dar di bacchio a ogni cosa, e andarsi a rifugiare in una sola e povera stanza.... Con quindicimila lire di capitale! Che rendevano, al quattro per cento, seicento lire all'anno. Lavorare. Non c'era altra via, bisognava lavorare. E come? Che? Cucire, era l'unico lavoro adatto; cucire biancheria, chè era assai buona cucitrice. Andare a cercare il lavoro, andarlo a riportare, ascoltare pazientemente i rimproveri, specialmente finchè non fosse divenuta esperta lavorante.

Questi propositi sconvolgevano addirittura il cervello di Rosina, la sua signora era così in alto nel suo intelletto, ch'ella non vedeva nemmeno una relazione fra il dire e il fare cose di questo genere, come se uno ci venisse a dire che la Regina d'Italia domani anderà a spazzare le strade di Roma.

— Finire il capitale? Eppoi? Gettarsi nell'Arno. — Ma la signora Costanza non era donna da far questo, era troppo sana, troppo equilibrata; si sentiva forte anche di fronte alla sventura. — Mettere le quindicimila lire in un'industria, aprire un piccolo commercio? Ma non c'era tutto il pericolo di finirle e rimanere sul lastrico addirittura?

In tutti questi pensieri che le turbinavano per il cervello, uno scendeva a straziarle il cuore: bisognava abbandonare Rosina. Lei non era buona che a fare le faccende di casa, sapeva cucire malamente, venuta dalla montagna dove non aveva fatto che la guardiana di pecore. Bisognava lasciarla, trovarle una casa degna di lei, e depositare il tesoro. La povera donna lo capiva, se ne stava dinanzi alla padrona fissa, coi suoi occhi giallastri, pronta a tutto! Oh! se non fosse stata così timida, così povera di spirito, sarebbe andata a mangiare il fuoco sulla piazza della Signoria per portare i soldi da campare lei e la sua signora. E un'altra cosa le dava uno scoramento grandissimo, l'abbatteva, l'avviliva: bisognava anche lasciare la casa, quelle stanzette testimoni della sua felicità, che glie ne avrebbero giorno per giorno suggerito i ricordi più cari, più belli, alle quali avrebbe confidata la sua sventura ricevendone conforto, come da chi la conobbe sotto la buona stella, dove tutto le parlava di lui, del suo adorato sposo, dove lo aveva amato la prima volta; la camera dove gli aveva chiuso gli occhi per sempre, dove, dopo una vita serena e tranquilla, le era sembrato di dover morire insieme.

Ed ora, uno già morto, ancora giovane, l'altra sbatacchiata nel turbine della vita e per chi sa quanto ancora!