Questa agitazione durò vari giorni; finalmente, una mattina, la vedova alzandosi si avvicinò a Rosina con fare risoluto; la donna le stava davanti senza trarre il respiro, i suoi occhi esprimevano il terrore; certo, la signora le avrebbe data la sentenza: bisognava separarsi per sempre.
— Rosina — le disse con voce tremante, commossa — io non ho più che te, ti voglio bene come ad una sorella, come ad una figliola, io non posso pensare nemmeno di abbandonarti, so che tu mi vuoi lo stesso bene, lo so, mia cara, mia amata Rosina. — La donna, che aveva contenuto le lacrime fino a quell'istante, non ne potò più, le traboccarono. Dai suoi occhi scendevano rotoloni fino in terra, come avessero dovuto rotolare anche sul pavimento. — Lo so, Rosina mia, lo so, tu sei un angelo, noi non saremo d'ora in avanti che due sorelle, niente altro, trovata la via d'uscita, forse ho trovato il mezzo di rimediare senza dover rinunziare a quello che mi è più caro: a te e alla mia casa. Amalia Polidori! — E disse questo nome e cognome come una rivelazione, come s'esso avesse virtù, per il solo fatto di essere pronunziato, di salvare la situazione.
— Tu la conosci?
— Sì — rispose netto la donna come chi giura, non arrivando a capire, ma pronta ad accettare ad occhi chiusi qualunque proposta.
— È ragazza.
— Sì.
— Lei, come vive? Sai che non ha che trenta lire al mese di pensione che le lasciò il padre, niente altro, trenta lire capisci, che miseria! Nel suo quartierino di quattro stanze colla cucina ha due dozzinanti, con essi ricava la pigione di casa e le rimane qualche cosa da aggiungere al suo franco al giorno. Ha ormai vicino a cinquantanni ed è da vent'anni che vive così, le camere rendono bene. Amalia paga trecento lire all'anno di pigione e ne ricava forse più di quattrocento, e tira avanti, è una donna che con un uovo campa un giorno, ma io sono in condizioni migliori, ho di più, eppoi siamo in due. Non abbiamo bisogno di nulla, la casa è questa, noi ci mettiamo ad affittare.
— Sì.
— Dimmi Rosina, tu sei disposta a dividere con me il bene e il male di questa vita?
— Sì. — La donna diceva il suo «sì» quando la padrona diceva la penultima sillaba della sua frase, e lo diceva alzando la testa, chiudendo gli occhi, come ricevesse l'ostia santa, o come ingoiasse un ignoto boccone disposta a trangugiarlo per la salvezza del mondo, a qualunque costo, fosse anche una presa di stricnina.