— Noi.... dobbiamo andare incontro a tutto! Può darsi che qualche giorno dobbiamo contentarci di un magro desinare....

— Sì.

— E se un mese.... io non avessi da darti le tue dodici lire?...

— Sì — rispose anche stavolta Rosina.

— Oh! — Aggiunse poi — io non le voglio più, mi parrebbe di rubarle.

— Ma vedrai, vedrai.... — continuò la vedova sollevandosi alla speranza — vedrai che il buon Dio ci aiuterà.

Ed ora incominciamo a stabilire qualche cosa. Bisogna, naturalmente, che io rinunzi alla mia camera, eh! questo è un sacrificio indispensabile; è la stanza più bella di tutto il quartiere, eppoi... a me basta di vederla, di andare a farci la pulizia, di avere sempre i suoi mobili; qualcuno me ne terrò, il letto forse. Quanto credi che in una città come Firenze si possa pretendere di una camera così grande, con due finestre, e così bene ammobiliata?

— Non lo so.

— Mettiamo trenta lire al mese, e mettiamone anche venticinque, sono già trecento lire all'anno. Del salotto buono? È più piccolo, ma arioso, quando ne abbiamo fatta una camerina vien sempre una bella stanza, mettiamo di affittarlo a venti, a quindici, sono centottanta lire anche di questo; e, naturalmente, bisogna ridurre a camera da letto anche il salotto da pranzo; mettiamo altre duecento lire, si va sulle settecento lire all'anno, ne paghiamo seicento.... Eppoi chi ci dice che non affittiamo meglio? Abbiamo calcolato dei prezzi minimi. A noi rimane il salottino da lavoro, che diventerà camera mia, la tua camera, e la cucina. Seicento lire mie, più cento sono settecento che sarebbero.... aspetta.... sarebbero circa due lire al giorno.... Eh! Certo, bisognerebbe fare di più per andare avanti bene, almeno due lire e mezzo.... Cercheremo di tenere alti i prezzi. Ma se poi ci rimangono sfitte?

— Signora — esclamò Rosina già rinfrancata all'idea luminosa della padrona — perchè non affitta anche il salottino da lavoro?