— E io dove vado a dormire?

— Nella mia camera, è bella, grande, c'è aria, luce.... Ci porta un po' della sua mobilia buona....

— E tu?

— O non c'è lo stanzino?

— Ma ti pare!

— Un letto c'entra benissimo, quando ci sta il letto e la mia cassina io sono contenta.... c'è il finestrino, è comodo anzi per me, accanto alla cucina, gli attrezzi li mettiamo sul palco morto.

— Questo vedremo, insomma la via è trovata, domani vado dal padrone. Una sola cosa mi spaventa: chi metteremo in casa? Pensa come bisogna stare attenti! Amalia Polidori una volta mi raccontò un certo fatto che se accadesse a me, ne morirei dal dolore e dalla vergogna. Ma lei è sola capirai, deve forzatamente assentarsi, affitta a chi le capita, purchè paghino, poveretta! Noi siamo in due non lasceremo la casa nemmeno un minuto, sapremo fare il fatto nostro.... Eppoi.... il Signore ci aiuterà, non sono donna da farmi canzonare molto facilmente. I dozzinanti avranno tutto il rispetto, tutte le cure da parte nostra, ma dovranno fare altrettanto da parte loro, se no, fuori! Pensa Rosina, moglie di un alto impiegato del governo, un pezzo grosso dei Sali e Tabacchi, figlia di un giudice, dover dar via delle camere! Il destino! Intanto noi non affitteremo che a uomini, questo s'intende.

— Uomini! — Ribattè Rosina impugnando risolutamente questa bandiera per la prossima campagna.

***

Erano trent'anni che la signora Costanza affittava le camere. La sua casa venne frequentata fino dal principio da persone della migliore specie, alti impiegati, studenti di scienze sociali o di medicina, professionisti.