Poi c'era un dottore, assistente all'Ospedale di S. Maria Nuova, giovine simpatico educato che non rimaneva in casa che per dormirci.

Vi era quindi uno studente di recitazione, romagnolo, tipo allegro, si tirava su per brillante; la signora Costanza era stata molto dura nell'accettarlo, il direttore della scuola di recitazione aveva scritto di suo pugno una lettera raccomandandoglielo, ma non era troppo nel suo calendario, e fu talvolta eccessivamente rustica con lui, egli osò alzare la voce, lei lo rimesse al posto di santa ragione. Non che fosse un cattivo ragazzo, tutt'altro, ma uno sciatto di prima riga, uno spensieratone incurabile, lasciava la stanza in condizioni da far pietà, ci voleva la serena anima di Rosina a non andar su tutte le furie, a non sentirsi montare il sangue alla testa ad entrarci la mattina per rifarla. Scarpe, cappelli, biancheria, parrucche, libri tutto una minestra, il giorno del giudizio! E non c'era verso di ottener nulla da quel satanasso.

La quarta ed ultima persona era un poeta, astemio, poco più che ventenne, bruno, una figurina esile squisitissima. Era il cucco della vedova, di questo giovine prudente e delicato si sarebbe fidata a lasciargli la casa una settimana intera. Lui le portava in dono giornali, riviste, qualche volta della cioccolata e talora dei fiori, che finivano, si sa, davanti al quadro del defunto marito. Ella n'era commossa, conquisa, le ridevano i bulbi dei capelli quando il compito giovine le strisciava i suoi inchini, faceva tre passettini di corsa per stringerle la mano, salutarla, riverirla, e le snocciolava un «signora» con una lunghissima «o» come si conviene ad una vera dama. Non metteva punto in disordine la stanza, si scusava sempre e di tutto, anche se non ce n'era bisogno, un inquilino d'oro, da tenerselo come la rosa al naso.

Siccome gli altri erano fuori, la signora Costanza bussò alla porta delle muse, che le vennero incontro domandando ansiosamente notizie della signora Polidori. All'annunzio della morte il giovine poeta ne fu così costernato, così affranto, che la vedova ne rimase incantata. — Che angelica creatura — pensava, e quasi gli stava per porgere coraggio.

— Senta, io le faccio una raccomandazione.

— Ma faccia, ma dica....

— Voglio fare la veglia alla povera Amalia, e siccome a star là sola tutta la notte mi fa un certo effetto, cosa vuole, anch'io sono vecchia, se ci fossero stati i dozzinanti....

— S'immagini!

— Ho deciso di far venire anche Rosina.

— Ma certo.... lei deve bene aver qualcuno, le pare, star là sola tutta una notte....