Nella stanzuccia bislunga e disadorna come un pezzetto di andito, miseramente arredata, sul suo lettino di ferro, la povera Amalia Polidori giaceva vestita di nero. Le mani composte al petto stringevano il crocifisso.

Sul comodino erano accese due candele in due candelieri di vetro, sul cassettone altre due in due candelieri d'ottone.

Il lettino era rasente al muro, all'altro muro, sedute l'una accanto all'altra, la signora Costanza e Rosina pregavano. Col rosario fra le dita passavano le orazioni lentamente; erano avvolte, l'una in un grosso scialle, la signora in un'ampia mantella pellicciata, ed aveva il cappello in capo perchè faceva molto freddo. A momenti la padrona quasi si appisolava, allora Rosina le sorreggeva lo scaldino sulle ginocchia per paura che le si rovesciasse addosso, ma poi sussultando riprendeva le preghiere, il suo animo però non era tranquillo, il gelido spettacolo della morte la turbava, si faceva forza per ritrovare la padronanza di sè, e considerare serenamente l'amica morta.

Rosina invece no, serena dinanzi a quel fatto naturale, guardava con occhio calmo quel corpo esanime, e su quella fronte bianca pareva vi leggesse la parola: pace. Non aveva nemmeno sonno, ed era la seconda notte che vegliava.

A certi momenti dicevano il rosario assieme, poi la padrona si fermava assorta nei suoi pensieri; e la donna continuava sola sottovoce. — Certo, di me non sarà questo squallore, Rosina farà le cose come si deve, oh! ne sono più che sicura. — Ella da tanti anni aveva fatto il suo testamento in favore di Rosina, e pareva pregustare la immensa meraviglia che ne avrebbe provato quell'angelo, e la sua eterna gratitudine. — Il maggiore, o chi al suo posto, era fissato, avrebbe dovuto cedere la stanza, quella dove aveva amato la prima volta, dove era morto il suo Anselmo, e da dove doveva essere presa per venire trasportata al suo posto laggiù, vicino a lui, dove l'attendeva da trent'anni! Eppoi.... i suoi dozzinanti non sarebbero certo fuggiti, le pareva di vederli, attorno al suo letto, sarebbero venuti anche dei loro amici, quelli che anche lei conosceva bene, sarebbero andati tutti dietro alla sua bara come dei parenti, avrebbe avuto senza dubbio due belle ghirlande: una di Rosina, una degli inquilini. Che differenza!

Eppure era stata anche lei una diseredata, come Amalia Polidori, la differenza consisteva nell'aver saputo fare, tenere una donna, essersela affezionata più di una figliola, più di una sorella, questione di saper fare a questo mondo! Questa povera diavola, sola come un cane, cambiando inquilini ogni sei mesi, ecco come è andata a finire! Se non avesse avuto me sarebbe stata fresca! —

Tali pensieri la rincuoravano e riprendeva la preghiera con fervore, incoraggiata. Ma quando furono le cinque la testa non le stava più su, era stanca, finita. Rosina che non aveva avuto un sopore in tutta la notte le diceva: — si appoggi, si appoggi qui a me. — Ma non voleva, aveva paura di addormentarsi in quel luogo, aveva paura di doversi risvegliare lì, non voleva dormire, e non ne poteva più. — Senti Rosina — disse infine — non ne posso proprio più, mi sono strapazzata troppo in questi giorni, facciamo così: io fra poco vado a casa, a momenti farà giorno, scaldo il caffè per tutti e mi butto un po' sul letto, tu m'aspetti qui, verso le dieci ritorno e vai via te, ma ora ho proprio bisogno di sdraiarmi nel mio letto, mi bastano due o tre ore, faccio colazione e vengo via, voglio rimanere fino all'ultimo oramai, alle quattro e mezzo vengono a prenderla, il Signore vedrà che abbiamo fatto il nostro dovere.

Rosina strinse bene la mantella addosso alla sua padrona, le girò due volte attorno al collo una sciarpa di lana. — Si copra bene per carità — le ripetè mentre le faceva lume per la scala, e se ne ritornò sola e tranquilla presso la donna morta a pregare.

***

Era l'alba, un'alba cupa, erano ancora accesi i lampioni, ma per le vie circolavano già i barrocci colle derrate alimentari che andavano al mercato di S. Ambrogio. I lattai, col biroccino a cofano sotto al quale il lampioncino acceso tremulava come una gocciola. Gli operai attraversavano la città per recarsi al lavoro. Era quel primo movimento frettoloso dell'alba invernale.