INDUSTRIA

— Ma che bel bambino! Bello bello bello! Ce ne sono molti ve' di belli quassù, ma questo è il più bello di tutti. — La giovine madre che teneva in collo il fanciullo sorrideva. — Ventotto mesi! Sembra di quattro anni! Davvero! Ma che bei ricci!... Ma gli occhi!... Gli occhi.... Vuoi venire con me?

— Vuoi andare con questa signora? Il bel ricciuto rise stringendo forte con tutte due le braccia il collo della madre. Le sue braccine grasse grasse facevano una profonda risega alla fine del polso, e le manine, fino alle dita, sembravano due guancialini. — Mah!... — La signora guardò suo marito presso a lei — Andiamo Narciso? — Il marito annuì col capo e un poco colla persona — Mah.... Addio bello!... Addio.... Buonasera.

— Buonasera signora.

Anche il marito salutò toccandosi con due dita la tesa del cappello.

Da un paio di mesi questa scenetta accadeva quasi ogni sera. I due signori, coniugi senza figli, il marito muoveva appena i primi passi nella cinquantina la moglie tirava via a far gli ultimi della quarantina, passavano da molti anni l'estate lassù a Vincignano, il delizioso paesello della Toscana verso il confine Umbro; affittavano sempre la stessa villetta, e la sera puntualmente al calare del sole salivano fino alla piazza del villaggio, si sedevano allo stesso tavolino del Caffè Nazionale, prendevano entrambi un bitter al seltz, e dopo mezz'ora se ne ritornavano a casa prima che fosse proprio buio. La giovine col fanciullo era la moglie di un contadino che abitava sulla via maestra a pochi passi dal paese. Quest'anno i coniugi facevano in più la fermatina per salutare il piccino; a quell'ora la donna era di solito sul cancello, quando non c'era aspettavano un po', guardavano dentro, e se ne andavano molto a malincuore se non era stato loro possibile di vederlo. E lì: — Che bel bambino! Che begli occhi! Come questo non ce n'è! Non è vero Narciso? Ma che ricci.... Vuoi venire con me?... — E dall'altra parte: — Nossignora, sissignora.... ecc....

Ecco il primo germe di questa industria.

Una sera la signora disse scherzando: — Volete vendermi questo bambino? Voi potete farne subito uno più bello, io invece.... — La giovine madre sorrise. La sera dopo la frase fu ripetuta con minore accento scherzoso, la madre sorrise appena, la sera dopo ancora: — Ci avete pensato? — E la donna fu seccata di questo stupido discorso.

Parlando col marito disse dell'ammirazione che i due avevano per il piccino e disse che quella signora ripeteva ogni sera di volerlo comprare. — Sono cose che non si dicono neppure per ischerzo — concluse.

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