Lavinia e Pippo Tuzzo si mischiarono in principio a questa gioia, ma gli altri in fondo non ne godevano, non sapevano più che farsene, si capiva bene; rimanevano impacciati davanti a loro, non potevano godere più così spudoratamente come quando erano soli. — Siamo i nonni.... — dicevano: — Siamo.... come nonni.... — Ma lo dicevano male, si sentiva, per paura di essere corbellati, perchè loro non si sentivano nonni un corno, ma si sentivano il padre e la madre di quel fanciullo e niente altro.
Poi, il bimbo che diveniva sempre più festoso, sempre più sorridente, dispensava anche agli intrusi le sue grazie, e loro non volevano assolutamente essere così generosi da lasciargliele andare. — Eppoi.... eppoi infine.... — questo bambino è stato.... come trapiantato, avendo già cambiato i genitori una volta, se non ha sofferto nel mutamento è un vero miracolo, non è bene farlo accostare a troppa gente, se si vuole acclimatarlo bene al nuovo terreno.
— Certo certo — interloquiva il marito — naturalmente.
Le due amiche divennero fredde, e anche un poco insidiose, gli uomini, molto più sereni, riconobbero nella loro flemma che non era più possibile vivere insieme come prima.
Le visite furono diradate.
I coniugi senza figlio trovarono sul principio immensamente ridicola la condotta dei loro amici. — Per aver comperato un fanciullo erano divenuti due perfetti imbecilli. Alla loro età era anche molto pericoloso lasciarsi scorgere in pasto a simili debolezze. — Ma.... soli.... divennero malinconici, incominciarono fra loro i piccoli malumori.... piccoli malintesi.... dissensi fino allora sconosciuti.... per la prima volta si guardarono in cagnesco rimproverando l'uno all'altro la propria sventura. E un giorno poi scoppiò fra i due la vera guerra, due parole s'incontrarono come due micidiali siluri. Il marito lanciò dalla sua parte, con tutta la violenza di cui poteva disporre, questa parola: Sterile! — La moglie quest'altra: — Allentato! — E i due rimasero lungamente senza guardarsi.
Lavinia Tuzzo corse dalla vecchia amica e senza un ritegno più parlò della sua situazione, della solitudine, del dissidio col marito. — Mia cara, voi dovete fare precisamente quello che abbiamo fatto noi: prenderne uno, noi siamo felici! Pensate alla gioia di avere una di queste creaturine per la casa, sentirsi chiamare mamma, e avere una persona tanto carina alla quale volere tutto il nostro bene, alla quale dare tutto, tutto il nostro pensiero, lasciare quello che abbiamo. Volete anche voi lasciare il vostro denaro a dei lontani parenti che vi riderebbero dietro? Mia cara, io ti giuro che non v'è nulla di meglio al mondo che vedersi saltare sulla ginocchia uno di questi piccoli esseri. Queste creature prese così piccine sono come nostre, non v'è differenza alcuna, noi le educhiamo, le tiriamo su come vogliamo noi.... come un fiore. Voi dovete fare subito come noi: prenderne uno, scriverò io a Vincignano per informazioni, subito, non dubitate, dovete prenderne uno anche voi, di genitori sani, robusti, ben inteso, conosciuti, come abbiamo fatto noi, scriverò subito alla madre di Cesare io stessa....
La madre di Cesare non tardò la sua risposta. Ella era incinta già da quattro mesi, ma non avrebbe acconsentito mai a ripetere il suo fallo. Dopo la cessione di Beppino era stata molto male, si era sentita tanto sola che non vedeva il momento di avere messo alla luce un altro Beppino.
Fu replicato, ribattuto, i Tuzzo stavano per andare in persona a Vincignano quando giunse questa lettera:
«Illustrissima signora,