«Il mio uomo mi forza anche questa volta a fare lo sbaglio che io non vorrei fare, cioè di fare quello che feci con Beppino, io non volevo a tutti i modi ma lui ha voluto, se no dice che io sono una madre snaturata, dice che il Signore ci benedirà perchè leviamo i poveri alla miseria e mettiamo al mondo dei signori invece che dei tristi. Sia fatta la volontà di Dio e del mio uomo anche per questa volta. Dunque rimane fissato che appena io mi sono sgravata gli faccio il telegramma perchè loro vengono colla balia, perchè sento lo vogliano allattare da sè. Per il fissato del prezzo dice Nando non meno di diecimila perchè se no sarebbe troppo sagrifizio. Dice il mio uomo non credino che lui se li voglia mangiare questi soldi ma li asserba per una figliola quando verrà per farci la dote perchè anche lei sia una signora come i suoi fratelli e non una trista perchè se no ci potrebbe un giorno maledire. Dia per me un bacio a Beppino che sono tanto contenta che stia bene, e mi firmo sua umilissima serva Filumena e con più la saluto tanto anche da parte di Nando e saluti anche quegli altri signori e il suo consorte».
Quattro mesi dopo arrivò questo telegramma:
«Filomena sgravata felicemente di una bella bambina vengano pure colla balia. Nando».
Fu un disastro, un disastro! Una giornata orribile! I Tuzzo volevano il maschio e nasceva una bambina! Che cosa dovevano fare? Dovevano prenderla? I genitori, di solito, si rimettono nelle mani della sorte per questa faccenda, ma non era la stessa cosa; eppoi gli amici avevano avuto il maschio.... Infine loro erano genitori in condizioni tutt'affatto speciali, e potevano anche permettersi il lusso della scelta, avevano, è vero, impegnato il figlio, ma sicuri che fosse stato un maschio. Chi poteva pensare?... Saltò fuori una loro amica, vedova benestante, sola, quasi cinquantenne, decisa a non riprendere marito; ella avrebbe tanto volentieri rilevata una bambina per sua compagnia, purchè di buoni genitori, sani, e di indole mansueta. Fu stabilito di andare tutti assieme, la vedova e i Tuzzo, a Vincignano, e andarono.
La vedova pattuì per la bambina dietro compenso di lire quattromila non appena avesse compiuto l'anno e fosse slattata, e i due coniugi, ormai in fregola, e oramai a Vincignano, comprarono da due forti e bei genitori un magnifico maschio di tre anni giusti.
Non era compiuto l'anno dunque che a Vincignano erano stati venduti questi tre fanciulli.
Sembra che la voce circolasse rapidamente, per Roma e fuori di Roma; tutti parlavano di questi fanciulli. — I fanciulli di Vincignano! I fanciulli di Vincignano! — I fanciulli di Vincignano divennero celebri, argomento di tutte le conversazioni di quei coniugi senza figli. Molti andarono in persona e vi trovarono veramente una magnifica razza, e una gran quantità di genitori dispostissimi a cedere rampolli dietro compenso e alle condizioni suddette: che fosse fatta loro donazione di beni in vita o in morte, e che venisse loro assicurata una buona posizione.
L'anno seguente ne furono venduti nove, il terzo anno, ventidue, il quarto, sessantasette, il quinto, questo, ha avuto luogo in Vincignano, il primo mercato. Quei paesani, decisi a non vendere più la loro mercanzia alla spicciolata, stabilirono di tenerne una volta l'anno, in epoca da destinarsi, sulla piazza di Vincignano, un regolare mercato.
***
Una bella mattina di giugno il sole aveva riserbato nelle sue tasche per i colli toscani una speciale riserva d'oro, il piccolo gruppo di case sulla cima palpitava alla vivacità della luce e del calore. Vincignano, uno degli ultimi villaggi delle catene toscane verso l'Umbria, guardava giù i pendii verdi, arati di vigne, inargentati dai morbidi manti degli oliveti, cosparsi di cipressi, questi obelischi vivi della natura messi qua e là come puntelli nel divino paesaggio toscano, perchè tutto non si confonda in una divinità di luci e di colori davanti agli occhi dell'umile osservatore.