In poco tutto fu preparato e il conte Ercole Pagano Silf andava e veniva per la stanza in una trepidazione incontenibile. All'uomo che aveva atteso i dodici parti desolati della Regina Sofia Clementina, pareva che una speranza fosse rimasta accesa sotto le ceneri in fondo all'anima e giungesse ora ad irradiarne la pupilla.

— Ohi! Ohi! — gridava il Re tenendo la bella testa bruna scomposta sui cuscini — Ohi! Ohi! — mordendo il fazzoletto che spremeva nella mano bianca, mentre il chirurgo e l'infermiera gli sottoponevano aromi alle narici affannosamente spalancate, e ne bagnavano con farmachi ristoratori le tempie che pulsavano forte — Ohi! Ohi! Dio mio, che male! Ohi! Ohi! questi non sono dolori da Re caro Maresciallo, vorrei un po' sapere come ve la caverete ora! Ohi! Ohi! Uhm.... che male atroce! Finchè era qui dentro.... Ohi! Ohi! era un'altra faccenda, c'era il mantello che cuopriva ogni cosa.... Ohi! Ohi! Ohi! Ah! Che tortura.... Uhm!... vorrei sapere come farete a ricuoprire ora, ci vuole altro che mantello! Ohi! Ohi! Ohi!... Cosa pensate di farne di questa mia povera creaturina?...

Neppure badava il Maresciallo alle parole del Sovrano spasimante, ma continuava a passeggiare nervoso stirando le gambe, le braccia, torturandosi l'una l'altra le dita.

— Almeno se ero nato maschio davvero! Mi sono toccate tutte le sciagure delle donne, tutte quelle degli uomini senza un benefizio di nessuno. Ohi! Ohi! Povera mamma mia, come devi aver patito a farci tutte e dodici, scalcinata come eri povera donna! Questi uomini sono proprio delle bestie irragionevoli, irragionevoli! Ohi! Ohi! Povero piccino mio, tu non ne hai colpa ma mi fai soffrire troppo così. Chi sa suo padre a quest'ora come se la gode, che ne sa lui, se ne frega, il maiale! Ohi! Ohi! Ohi! Ah! Mi sento strappare i reni! Mi par d'averci dentro un battaglione di soldati. Ohi! Ohi! Ohi! Maresciallino mio che male.

Passeggiava nervosamente il vecchio Maresciallo invaso dal suo pensiero che gli bruciava in seno e gli dava la febbre per tutte le membra.

Un urlo lacerante uscì dal petto del Re, alzò presto le coltri il chirurgo e ne scuoprì il corpo candido, il parto era aperto. Tele cerate e topponi e ovatte gli furono destramente posti di sotto, e facendosi uno da un lato uno dall'altro il chirurgo e l'infermiera presero le gambe d'avorio che si spalancarono, mentre un mugghio atroce gli sussultava dal petto e gli moriva nella gola.

Il Gran Maresciallo di Birònia dietro, in mezzo ai due assistenti spiava mandando da destra a sinistra la testa scheletrita fra le fessure che i due lasciavano operando, e si vide ad un tratto il suo collo lungo, fermo, rigido, uscito fuori dal busto come quello di un pollo automatico che si sia guastato e più non lo possa rientrare, e gli occhi anche parevano usciti dalla testa, senonchè dopo esser rimasto a lungo in quella tensione orribile ne uscì dando un guizzo ed un grido rauco secco che parve essergli, come la corda dell'arco, schiantato il cuore in petto, ma invece delle grandi lagrime ristoratrici gli inondavano le fosse delle guance incartapecorite e gli scendevano giù giù sull'abito gallonato come quelle di un fanciullo.

Il vecchio, freddo e indurito uomo di governo, per la prima volta piangeva così in vita sua, senza potersi più contenere, e come assalito da follìa si gettò sui cuscini e stretta la bella testa del Sovrano si dette a baciarne la fronte.

Ma Ludovico XIII ancora mezzo sopito sui cuscini si ritorceva spasimando, mentre il chirurgo lo assisteva e l'infermiera che aveva preso il neonato ne immergeva le fragili membra nel latte caldo, e ne frizionava e profumava le tenere carni delicatamente.

— Presto! Via! Presto! Le girava attorno palpitante il conte Ercole Pagano Silf scoppiando d'impazienza. — Presto! Via! Via! — ansava il vecchio pestando i piedi come un fanciullo, non potendo più contenersi, — mentre la donna curava ancora il corpicino. — Presto! Via! — E quando fu bene mondo e ravvolto in flanelle e ricoperto in un broccato d'oro, il Gran Maresciallo afferratolo nelle braccia fuggì dalla camera.