Si sa infine, che una notte, anzi, nelle primissime ore del mattino circa un mese dopo il Miracolo dei Gemelli, ad una stazione di frontiera in Birònia, erano discese da una misteriosa vettura due figure aristocratiche. Le persone di servizio non tardarono a riconoscere nel vecchio signore il Conte Ercole Pagano Silf Gran Maresciallo di Birònia, seppure in incognito e vestito in borghese e a capo scoperto, gli si inchinarono dinanzi. Nessuno potè però fare accertamenti a carico della signora, bellissima di figura, ma alla quale un velo troppo fitto cuopriva interamente la faccia. I due aspettando il passaggio del treno, parlavano assai intimamente e con affetto e al momento di salutarsi volarono per l'aria delle parole presso a poco come queste: — Eh! ci volevo proprio io, Maresciallo, per salvare la Patria, e un poco anche voi, sì, vecchia trappola. — Alzato quindi il velo fin sopra la bocca la bella signora posò la sua faccia fresca su quella rugosa e dura di lui, e lo baciò come si bacia il vecchio e caro padre.
L'ANIMA
— È come un grosso lupino d'oro con la sua campanellina che lo tiene infilato alla catena.
— Ma sei proprio sicuro che non l'avesse portato addosso altra volta?
— Sono sicurissimo di non averglielo mai veduto. Io so tutto di lei, essa non mi ha nascosto mai nulla, non c'è cosa ch'io non conosca, che non abbia veduto, della quale non sappia a puntino la ragione, il perchè, la provenienza. Ecco il primo segreto.
In questo giorno di disperazione, l'ultimo che ella è con me sotto il nostro tetto di sposi felici per trenta anni, ecco la prima nube. Ed io sono costretto a mescolare i miei singhiozzi più sinceri, il mio lacerante dolore, a questo.... che non è un dubbio, non è un dubbio sapete, perchè io sono sicuro di lei, della sua fedeltà, del suo amore; non è un dubbio, è una cosa che non capisco; e siccome ho sempre capito tutto della sua vita, mi sembra di profanare il nostro amore, il mio dolore, parlandone solamente.
— Ed era nascosto dentro l'abito?
— Sì. Ella diceva spesso ridendo: «se muoio quello è l'abito che voglio indossare». Me lo ha detto fino da quando aveva vent'anni, capite, e allora la facevo tacere stringendomela al petto e cuoprendomela di baci. In questi ultimi sei anni poi, dopo la morte di sua madre, diceva: «quando muoio, l'abito deve essere quello che feci per il lutto della povera mamma». E lo aveva messo là, in un angolo del suo armadio. Io, stamane, sono andato per compiere di mia mano ogni atto pietoso attorno alla sua adorata persona; dentro il giacchetto, attaccata con uno spillo, ho trovato una busta; ho aperto, ed eccoti questa catenina d'oro con questo medaglioncino, e nel foglio: «È la mia ultima volontà: che mi sia messa attorno al collo questa piccola catena....».
— E sei proprio sicuro di non avergliela mai veduta, ch'ella non te ne avesse mai parlato....
— Mai. Quando sei anni or sono morì sua madre, essa portò in casa diversi gioielli e molti piccoli oggetti del genere, ma io vidi ogni cosa, so tutto, aprendo i suoi cassetti non trovo una sola cosa che mi sia sconosciuta. Dunque: «Che mi sia messa attorno al collo questa piccola catena. Il medaglione non racchiude nulla: è la mia anima.» La sua anima! Ma che cos'è l'anima? È.... tutto ciò che al momento della morte finisce in noi, si distacca dal nostro corpo.... per andare.... diciamo pure, nel cielo, e la sua benedetta e pura ci sarà già a quest'ora. Che cosa vuol dire dunque? La sua anima staccandosi dal corpo sarebbe venuta qui dentro? Ma sembra l'ultima affermazione di una mente bizzarra, squilibrata, ed io so invece quanto essa fosse equilibrata, semplice.... serena, saggia....