Noi girelliamo per uno di quei preferiti quartieri di vie secondarie, aggruppamenti di piccole vie, viette, viuzze, smilze, tortuose, che si rimescolano l'una nell'altra. Questi quartieri, situati nel centro di una grande città, vi rimangono incorniciati dalle grandi arterie, e in essi, venette venuzze, circola, rumina laboriosissima la vita in sottana, quella stessa vita che per le grandi vene circolerà poi rivestita. Da quelle vi traversa, se deve, frettolosa, vi sfugge se può; mentre soltanto poche ore dopo, vi passerà tranquillamente, beatamente in pompa magna.

Mi viene in mente una cosa: la più carina, la più affascinante delle vostre amiche, vorreste vederla nel suo elegante salotto passeggiare in gonnellino? Troverebbe ella le stesse pose, avrebbe gli stessi movimenti morbidi e felini, del giorno, quando vi riceve alle cinque per il thè? Mentre invece che essa passeggerà naturalissima col suo sottanino nella camera da letto o da bagno, nel suo spogliatoio.

Perdonatemi la divagazione e ritorniamo nei nostri quartieri e per le nostre vie. Esse hanno il loro odore particolare, che non è quello delle grandi vie; i negozi di generi alimentari che vi sono fittissimi, espandono i loro profumi, calcano la loro nota nell'aria, e specialmente nelle belle mattine estive quando tutte le porte sono spalancate e le mercanzie in parte esposte all'esterno, e dappertutto circolano barrocci e panieri colmi di frutte e di verdure.

Noi girelliamo fra le servette rubiconde, e non rubiconde, fra le grasse comari, e comari secche, in giro per le provvigioni della giornata, vecchie beghine che fanno anch'esse qualche spesicciola dopo avere ascoltata tre o quattro volte almeno la santa Messa, o che si avvicinano alla candida latteria, linda come le loro anime di fresco nettate, dopo le devozioni divenute poco alla volta necessità quotidiana della loro esistenza scarnita. Potreste voi indovinare che quelle figurine più o meno sbilenche che vi passano vicino, brune e untuose, sono invece di dentro di sì lucente candore?

È fresco. Questi quartieri secondari della città, così imbottiti nel centro, sono freschissimi anche d'estate. Le case molto alte, le vie strette e irregolari, le loro tettoie quasi si ritoccano, talune sembrano volersi baciare altre tenersi il broncio, e appena vi lasciano scorrere un ruscello azzurro; il sole non vi può dare che una sbirciatina sul mezzo del giorno, non più.

Però si presenta una giornata caldissima, l'aria è assolutamente ferma.

Noi girelliamo così per abitudine, scrutando sempre con più o meno interesse la vecchia umanità e avendo tutta l'aria di fare un vecchio mestiere.

Eccoci ad una piazzetta asimmetrica, piccolo largo fatto dinanzi alla parrocchia. Saliamo tre scalini, e per la porta sgangherata e polverosa entriamo. Noi entriamo anche lì naturalmente, è nostra abitudine di non arrestarci davanti a nessuna porta. Una capanna meticolosamente guernita di polverosissime cianfrusaglie. Sulle due file di panche alcune vecchie qua e là biascicano con disappetenza le loro orazioni. Un colpo di tosse, unico rumore. Ma ai piedi dell'altare maggiore, dove si celebra la santa Messa, subito ci colpisce un gruppetto di persone. Andiamo avanti; il gruppo è la sola cosa che possa interessarci qua dentro, e non tardiamo a identificare il fatto: si tratta di un matrimonio. Uno di quei matrimonî che debbono passare inosservati, per un pelo non eravamo usciti di chiesa senza avvedercene; fra persone perbene, che hanno tutte le buone ragioni per fare quel passo senza solennità alcuna, senza il più lieve profumo di cerimonia.

Si potrebbe scommettere che le persone di quel gruppo vennero in chiesa alla spicciolata e a piedi; infatti fuori, sulla piazzetta, nessuna vettura attende.

Arriviamo fino alla balaustrata dell'altare maggiore per vedere le nostre figure almeno di profilo. Sembra che non si accorgano affatto di noi intente come sono a guardare l'altare dove il prete sta officiando. Eppure i nostri passi hanno percosso come un martello di legno il silenzio. Il gestante marito ad un certo punto volge cautamente la testa per vedere chi osserva, ma si ricompone ben presto.