Le due signore dietro, una vicina ai quarantanni, figurina esile, abbastanza signorile, ancora carina, vestita di un elegante abitino di panno blu, cappello blu, ali rosse. L'altra, di circa sessanta, vestita accuratamente in nero, cappello nero, ali nere.
L'effetto complessivo che ne riceviamo è questo: gente perbene. Infatti noi non abbiamo sbagliato, e nei varî passi che siamo per citare ci proponiamo di sostenerlo a spada tratta nel caso che taluno si prendesse la bega di contraddirci.
Oh! se queste brave persone, sicure di essere sfuggite alla morbosa curiosità del prossimo loro, sapessero che l'appunto noi ci siamo a caso imbattuti nei loro interessi!
Ma chi sono? Chi sono? Ora che questa benedetta curiosità è lecita e naturale accingiamoci ad un lavoro di identificazione. Anzi procederemo con uno di semplificazione o di epurazione che dir vogliate, ci libereremo del superfluo ringraziando i bravi testimonî del loro buon servizio perchè noi non sappiamo più che farcene. Altrimenti dovremmo occuparci del prete e del chierico, e delle beghine, e anche di quello che tossì.
E rimaniamo allora con due sposi e due signore, o meglio, un maschio e tre femmine.
Un maschio di quarant'anni circa, e tre femmine, una di venti, una di quaranta e l'altra di sessanta. E anche questo sempre approssimativamente giacchè per ora lavoriamo alla facciata.
Il maschio, ditemi un poco, volete sapere che cosa fa? Fa l'ingegnere. È la sua professione. È lui l'ingegnere. È vero, chi poteva essere di quelle quattro persone dacchè le altre sono tutte femmine? Un momento, e chi vi assicurava che una di quelle tre signore non potesse essere lei, proprio lei, l'ingegnere? Non è punto impossibile, si potrebbe scommettere che in America, o anche solamente a Parigi, l'ingegnere sarebbe stato lei, precisamente, un'ingegneressa. A noi non suona ancora bene però, ci siamo abituati alla dottoressa, professoressa, avvocatessa; ingegneressa non ci suona bene, architettessa.... perchè l'ingegnere deve essere anche architetto.
Ma le nostre tre donne sono ancora da considerarsi come.... «attendenti a casa». Così cantano gli atti dello stato civile.
Abbiamo già detto che il nostro eroe può avere circa quarant'anni, ebbene, ora siamo in grado di affermare che ne ha giusti giusti quarantacinque. Non per questa piccola differenza ci sentiremo imbarazzati ad intraprendere con una certa rapidità il racconto della sua vita, o meglio, a fissarne certi punti. Abbiamo detto ingegnere, ingegnere sia, laureiamolo subito! Venticinque anni. Siamo più che a metà delle nostre fatiche! E pensare, quanti sudori, quante lunghe ore di tavolino, notti insonni, lotte di volontà, gli sarà costato quel piccolo foglio di laurea; che noi gli diamo così.... su due piedi.... con tanta leggerezza! D'altra parte, nella vita di un ingegnere non possiamo dare eccessiva importanza al tempo in cui esso costruiva i suoi palazzi colla sabbia sulla spiaggia del mare, o colla mota, o tanto meno al giorno in cui detto professionista spuntò il primo dente. Noi dobbiamo considerare il suo esame di laurea come il suo primo dente.
Appena laureato, a Pisa, il nostro giovinotto venne qui in questa città vittorioso di un concorso che lo chiamava ingegnere municipale.