Il mio maliziosetto lettore sta per tirare ironiche somme; la storia è alla fine, e il vostro eroe è bello e che sepolto. Non è mica vero che facendo l'ingegnere comunale non si possano costruire bellissime cose, come noi vedremo, un po' di pazienza, e bando all'ironia mio scaltro amico.

Figlio di due onesti campagnoli, i campagnoli sono quasi sempre onesti, che avevano fatto l'impossibile per far giungere a tanto il loro unico figlio dotato da madre natura di spiccatissime spaventose qualità numerarie, fu, dopo tanto prodigio, il prodigio finale della vittoria di quel concorso, l'affermazione suprema: la gloria.

E d'altronde, giungere per la prima volta in una città, impiantarvi uno studio, svelarsi, imporsi, costruirsi una clientela, costruzione difficile anche per gli ingegneri, è cosa che fa sorridere anche te cittadino autentico. Non era nemmeno il caso di pensare ad imprese di questo genere. I buoni ed onesti genitori lo avevano mantenuto facendo ogni sforzo, spremendosi fino all'ultima stilla, anzi, dovendo attingere qualche gocciolina in prestito.

Ma il ragazzo, aveva corrisposto in una maniera inverosimile; alla fine del mese i soldi gli erano sempre avanzati. Udite, studenti di tutti i paesi e di tutte le facoltà, c'era una volta uno, tra voi, vi fu, al quale i soldi del mensile avanzarono sempre, e per il quale l'anno divenne, alle tasche del povero ma fortunato padre, di undici invece che di dodici mesi; o voi, che non chiedereste di meglio ad un novello Giulio Cesare, o a Numa Pompilio che ve lo rifacessero di ventiquattro!

Di questi giovani campagnoli che partono per l'università ve ne sono che si gettano di sfascio, con tutta la forza della loro verginità, in braccio all'ozio e ai vizi, e allora l'università, il tempio, diviene l'ultima spelonca dei loro pensieri. Ma ve ne sono, pochi invero, che appena voltisi attorno, fiutata la via, si isolano paurosamente, diffidenti di ogni cosa, di ogni persona, seguono le lezioni come cronometri, e se ne vanno a casa ratti, a testa bassa, per sfuggire al sorriso dei burloni vagabondi. Saranno spesso dei poveri esseri mediocri, questi, dei rustici, degli sgobboni; la loro volontà, la loro forza d'animo, li faranno alla fine mirare assai più vicino al proprio naso di che non possa guardare attraverso il fumo della propria sigaretta l'ultimo dei fannulloni; ma quante lacrime essi risparmiano agli occhi della loro madre lontana, quanti dolori al cuore del loro padre che si va di giorno in giorno disperatamente sfiduciando sul conto del proprio figliolo, e le più dolci e rosee illusioni, si vede cadere da dosso desolatamente e si sente rimanere solo e ignudo ai rigori del prossimo inverno.

Ma che cosa vado contando? Non sono le lacrime in apposite sacche dentro i nostri occhi, che cosa ci stanno a fare? E il freddo non è la salute dell'uomo? Gli accresce l'appetito e gli rassoda le carni, e pare uccida anche un'infinità di bacilli, non escluso il bacillo virgola.

Il nostro ingegnere, a dire la santa verità, era proprio nato ingegnere, ma il padre, al solito, ne aveva sognato un avvocato. Uno di quegli avvocati che vengono fatti cavalieri, commendatori, deputati.... del loro paese.... che quando arrivano le autorità vanno a salutarli fino al treno, a prenderli colla banda, che si trattengono brevemente, al più un giorno, nel quale debbono sbrigare migliaia di faccende, udire migliaia di persone, pronunziare almeno tre o quattro discorsi. Poi gli applausi.... lo stupore universale.... il banchetto, la banda, le autorità e un'altra volta al treno! Cose da pazzi! Sogni che facevano girare la testa a quel galantuomo, e i quali tanti sacrifizi aveva fatti sotto forma di risparmio. Ma di fronte alle attitudini indiscutibili del figlio.... Non era poi tipo da far l'avvocato.... parlava poco.... male.... timido.... onesto, con una fila di scrupoli, arrossiva per nulla.... Notate bene, non vi sembra che quel campagnolo lo volesse direttamente assassinare? Ma fu abbastanza ragionevole e lo prese ingegnere. Non che ingegnere non sia una bella, bellissima cosa, magnifica, mah!... Oh Dio.... sono sempre su per i ponti.... sulle fabbriche.... fra i muratori, gli sterratori, gl'imbianchini, colle scarpe impolverate, le mani anche.... C'è in tutto questo ancora troppa terra per formare l'ideale d'un campagnolo ambizioso; egli non spiccava il volo così alto sui poveri ignorantoni dei paesani che lasciava. Il padre avrebbe voluto un mestiere per il quale tutti avessero dovuto inginocchiarsi davanti al suo figliolo.

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A venticinque anni, risultato idoneo all'esame, entrò ingegnere civile nel nostro municipio con uno stipendio di lire duecentocinquanta mensili e che avrebbero potuto giungere alla fine della carriera fino a cinquecento. Cifra molto rispettabile specialmente presso il suo paese dove con cinquecento lire si pagavano tutti gl'impiegati del comune messi insieme.

Per prima cosa bisognava trovarsi un alloggio, una camera in luogo quieto pulito, presso una buona famiglia. L'ingegnere girovagò prima, poi pensò meglio di rivolgersi ad un commissionario, di quelli che lustrano anche le scarpe, e al quale spiegò come e in quali pressi intendeva sistemarsi. Quel commissionario assicurato sul conto del suo tipo, gli seppe fornire un indirizzo davvero eccellente. Una signora con la figlia, vedova di un impiegato governativo, persone distinte, che davano via una stanza per ricavare parte della pigione troppo gravosa per le novanta lire mensili di pensione colle quali dovevano vivere.