Mentre qui le cose andavano così benino, tutto camminava in santa pace e beatitudine, laggiù nelle irsute Calabrie, tutto andava a rifascio. Antonio, quel caro, quel bravo, il buono, il timido Antonio, era divenuto ad un tratto un mascalzone; così, come due e due fanno quattro. Faceva soffrire pene d'inferno alla povera Margherita, glie ne faceva di tutti i colori e viveva maledicendo il momento di averla sposata, imprecando contro di lei, contro la madre, contro la Calabria, contro sua figlia, la piccola Vera, perchè bisogna sapere che dopo nove mesi di matrimonio la Margherita aveva puntualmente dato alla luce una bella bambina.
Era diventato un altro uomo, scriveva la Margherita, irriconoscibile, la lasciava di notte e di giorno, giuocava, si ubriacava, la picchiava anche nel tempo che aveva la creatura al petto.
Erano trascorsi appena due anni, quando la Margherita, pallida, magra, sofferente, ritornò nelle braccia di sua madre avendo lei nelle sue la piccola Vera. Il bello, il bravo, il timido Antonio aveva piantato baracca e burattini, se n'era andato per conto suo, chi sa come chi sa dove.
L'infelice sposina fu ricevuta nella sua casa con grande pietà ed amore, sia dalla madre come dall'ingegnere. La faccia serena di quest'uomo non si alterò, fece tutto quello che gli era possibile per alleviare le pene delle due donne, e vi riuscì. Le conduceva a spasso, a teatro, portava loro dolci, fiori, doni alla piccola Vera. Aveva sborsato, a titolo d'imprestito, tutto ciò che possedeva dei suoi risparmi. Si era comportato insomma più che da galantuomo da angelo custode. Siccome però la piccina non sempre si poteva condurla, e sola non si poteva lasciare, la nonna chinò la testa e incominciò il suo sacrifizio, se ne rimaneva tranquilla e rassegnata colla sua bella nipotina.
L'ingegnere e Margherita andavano oramai sempre insieme, per svagarsi, per distrarsi, per dimenticare. Infatti la sposina infelice incominciò veramente a dimenticare i due orribili anni della sua vita, l'orribile delusione, la tragica fine del suo amore.
Al calore di tanto affetto vero che la circondava, incominciò a riprendere, si rifaceva carina, ingrassava, si coloriva, ritornava gaia, tanto tanto carina, nella sua buona casa colla sua amata creatura. Solamente che quando pronunziava la parola Calabria le sue labbra avevano ancora un fremito febbrile.
***
Fu per virtù della Margherita che un giorno, il tanto atteso e non più sperato familiare miracolo si operò fra quelle mura domestiche alle ore dodici e un quarto.
La tavola fu circondata da quattro persone. L'ingegnere sedeva fra il seggiolotto della piccola Vera e la Margherita, la nonna gli era seduta di fronte.
Si pensò subito di cambiar casa per liberarsi da quelle strettezze e se ne trovò una di cinque belle stanze e la cucina. Sala da pranzo e salotto da ricevere; la camera dell'ingegnere, accanto c'era quella della Margherita, che davano tutte e due sulla strada, la nonna e la Verina dormivano insieme in un'altra che dava sul giardino.