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Quante volte l'ingegnere pensò di fare della Margherita la sua cara e legittima sposa! Ma dove pescare quel demonio di marito? E come imbastire un divorzio? Si sarebbe prestato il mascalzone? Dove era? Lo si credeva in America, ma chi sa? È un'abitudine inveterata di pensare a quel benedetto paese tutte le volte che un farabutto se ne va. Che cattiva nube fra i due buoni esseri!

E il tempo passava e questa spina si conficcava sempre più nel cuore dell'uomo ora maturo. Egli voleva avere una moglie, una moglie da far vedere a tutti, ai suoi colleghi, agli amici, una donna che portasse il suo nome, un essere adorato che potesse vivere con lui senza dover mai mentire in nessuna ora e con nessuno.

E invece il tempo, incalzando, rendeva la menzogna sempre più grande, sempre più indispensabile. La Vera, la piccina cresceva, era una giovinetta ora, e minacciava di farsi un amore di ragazza.

Uscendo con queste due donne sentiva il bisogno di gridarlo per le vie, a tutti, a chi non lo voleva sapere, che se quella non era la sua legittima moglie la colpa non era sua, che lui non avrebbe domandato di più e di meglio al creatore del cielo e della terra, che fosse sua, sua proprio, a voce e per iscritto; e che per la fanciulla non sarebbe stato no, un patrigno, ma il più tenero, il più amoroso padre che fanciulla abbia mai avuto sotto la cappa del cielo.

E il tempo passava e l'uomo sereno si oscurò, la sua posizione sociale gli era divenuta una fissazione. Il semplice e buon campagnolo non poteva rassegnarsi a dover tanto amare per tutta la vita senza poter contare una moglie al suo attivo, e una buona raccolta di figlioli.

Faceva lunghe passeggiate con la Vera la domenica, e sfogava con la giovinetta il suo malumore, la sua malinconia indefinita, senza ch'ella potesse imaginare la vera causa che l'alimentava.

Quel pezzo di diavolo grasso e rosso così triste, così sconfortato la faceva di sovente dare in lacrime, e allora le lacrime di lui andavano ad unirsi alle sue e fondevano insieme la loro tristezza. La fanciulla era di natura malinconica sentimentale, egli lo era transitoriamente, e le forniva un appoggio un ricovero sicuro, e a lui si stringeva sempre di più. Lo chiamava signor ingegnere come lo aveva sempre udito chiamare in casa, dalla nonna e dalla madre, ma provava per lui un abbandono dolce, un benessere nel socchiudere gli occhi su quelle solide spalle e su quel ben costrutto torace.

Egli osava talora fissare i suoi occhi in quelli della fanciulla e si sentiva tremare le gambe mentre le guance di lei si cuoprivano di un candido rossore. Incominciava a dubitare di sè, si sentiva tutto agitato, come smarrisse la ragione, la rettitudine, non sapeva più se fuggirla o stringersela disperatamente quella pallida e dolce creatura. Ma oltre questa adunazione di nuvolaglia, oltre questa fuggente tempesta, c'era il sereno per tutti e due, e malgrado i brontolii cupi di tutti i tuoni, e le minacce metalliche più acuminate di tutte le folgori, essi guardavano tranquilli un punto luminoso.

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