È una cosa tanto logica e semplice! Eppure, agli occhi di chi non abbia come noi veduto chiaro qua dentro, può sembrare complicata e illogicissima. Ma dopo aver chiarito, tutto è chiaro! Non è vero? E non era già chiaro di suo? Vi stupite forse di vedere lì, inginocchiati dinanzi a quell'altare l'ingegnere e la bella e malinconica Vera? Con dietro, composte e indifferenti, la Margherita e sua madre? E con ai lati quei due signori che senza dubbio debbono essere le persone più specchiate, più rette che possa vantare il nostro municipio?

Eppure, se bene ti ricordi, mio difficile lettore, l'ingegnere avrebbe sposata, e a occhi chiusi, la Margherita, senza pensarci sopra un minuto, con tutto lo slancio della sua anima buona e generosa. Che colpa ne ha avuta se proprio non l'ha potuto fare? Se fra le loro due bontà c'era di mezzo il male sotto forma di marito che li ha irreparabilmente separati? Non solo, ma non gli era balenata per la testa l'idea di sposare anche la madre, la nonna? Sissignori, quando fu sposa la Margherita, se quella donna avesse voluto, lui l'avrebbe fatto, con tutto il cuore e con tutta l'anima.

Noi dunque, nella nostra conclusione, non possiamo che, tutt'al più, permetterci questa domanda, guardando il gruppetto ai piedi di quell'altare, nella chiesuccia dove per caso capitammo stamattina: che cosa penserà in questo momento la signora di sessantanni vestita accuratamente di nero, cappello nero, ali nere? E quella di quaranta, in elegante abitino di panno blu, cappello blu, ali rosse? E cosa infine la tenera colomba di venti in grigio perla, cappello di grossa paglia grigia, ali bianche? Ecco dove con tutta la nostra capacità nemmeno noi possiamo arrivare.

A proposito, e l'ingegnere? L'ingegnere.... noi lo abbiamo visto finalmente costruire qualche cosa: una solida barriera per la quarta generazione.

L'ANGELO

Oh!... oh!... mie.... Angelo! — In una vestaglia bianca di lino, specie di lunga camicia, l'americana piagnucolava a scatti certi suoi singhiozzini gutturali: — Oh!... Oh!... — e diceva di tanto in tanto frasi sconnesse, con un'intonazione alta in testa, sgradevolissima. I suoi quattro capelli grigi, tirati fin sulla punta della testa peracea, e stretti fanciullescamente con un nastrino, si ritorcevano in giù a fontanina. Gli occhi bianchi, inespressivi, erano quasi completamente fuori delle orbite. Aveva in una mano un fazzoletto, nell'altra uno specchio ovale da toilette. Per la camera si espandeva palpitante la luce delle candele di due candelabri posti ai lati del letto; attorno ad esso erano, colla vecchia zittella, tre delle sue donne, mute, gelide, incapaci di un gesto, di un sorriso consolatore, attendevano pietrificate nella notte fatale.

Sopra il letto giaceva.... come una piccola foca di cioccolata acquattata sui cuscini, inerte, dall'aspetto floscio, gonfio.

L'americana continuava i suoi vaneggiamenti. — È foenita! Ah!... È foenita!... Mie angelo! Mie vita! — Passò due o tre volte il fazzoletto sopra lo specchio, e cogli occhi che sembravano definitivamente vomitati dalle orbite lo sottopose alla bocca della bestia e attese, nel freddo sepolcrale dell'istante, in una tensione folle. Il cristallo appena appena si velò, la coda irrigidita della bestia subì un'oscillazione impercettibile; l'americana emise a fila tre o quattro di quei suoi singhiozzini sospiro, poi tacque.

La porta della camera fu aperta, un'altra donna entrò ed introdusse con grande cautela un vecchio prete: egli ansava, e si sforzava di tacere il suo ansito che nel silenzio di quella stanza si sentiva troppo. La chiamata notturna dell'americana lo aveva messo tutto sottosopra, infin Drusilla, la serva, che contro le chiamate di notte nutriva un odio feroce, implacabile, quando sentì trattarsi di Miss Globe, cambiò subito tono, corse difilato a fare alzare il prete, e quel torrente di parole non seppe versare che a fiotti un monosillabo: — su.... su... su.... su.... — intanto che lo aiutava ad infilarsi le brache.

Miss Globe era stata negli ultimi tempi la sola ed ultima benefattrice della sganasciatissima parrocchia di quel povero villaggio, senza di lei parroco e serva sarebbero andati qualche volta a letto senza cena. Miss Globe aveva fornito il denaro per raccomodare il tetto della chiesa e della casa del prete quando una famosa bufera li aveva scoperchiati, lei aveva fatte riverniciare le panche ridotte in uno stato compassionevole, e quattro ne aveva donate nuove, bastava insomma ricorrere a lei per avere soccorso. Quando Don Pasquale andava per la benedizione annua della villa la vecchia zittella lasciava affondare di sua mano nella secchia dell'acqua santa un grosso pesce giallo, un pezzo d'oro da cento lire, e accompagnava il gesto con monosillabi e sorrisi di altezzosa noncuranza. Perchè poi quel bel pesciolino giallo lucente non si trovasse a disagio o si dovesse insudiciare fra gli oscuri compagni, Don Pasquale appena fuori dal cancello lo ripescava bravamente con due dita e strofinatoselo alla tonaca se lo metteva in tasca. Ecco perchè Drusilla non inveì contro i notturni disturbatori. «Ci dovete pensare prima di buio quando avete qualcuno che deve morire, non si aspetta all'ultimo momento! Ignorantoni! Il prete è troppo vecchio, eppoi non meritate nulla!» Ecco perchè Don Pasquale arrivò col fiatone, aveva fatta la salita a passo di corsa, gli sembrava d'esser diventato un bersagliere. Ora era anch'egli ai piedi di quel letto e non capiva nulla; Miss Globe non sembrava essersi accorta della sua presenza, le quattro donne fissavano il bassotto morente con occhi e lagrime vetrificati.... — Ma che cosa vogliono dunque? — Pensava il parroco — Perchè mi hanno chiamato? Chi ha bisogno di me?... — A questo punto gli balenò il sospetto — Non sarà mica.... per quello? — e i suoi occhi rimasero affondati nella schiena gonfia e lucida del cane.