Amen.

Domine exaudi orationem meam.

Et clamor meus ad te veniat.

Affranto, con mano tremante, senza vedere più, senza sentire più, incensò benedisse. Le centinaia di lumi che irradiavano così insolitamente in quell'ora la piccola e povera chiesa balzavano nella nebbia come le lingue del rogo infernale sul quale si era gettato.

***

Miss Globe comprò dal Municipio, tutto per sè, mezzo camposanto, e per l'anniversario della morte del suo Tony vi fu inaugurato il monumento opera di un illustre scultore fiorentino. Sopra una splendida base marmorea, con quattro faci di bronzo agli angoli, un immane cane bassotto, pure in bronzo, venti volte almeno il naturale, con due immense ali d'aquila spiegate verso il cielo. In basso, alla base, scritto: Tony and Jennet Globe. Fu creduto dai buoni paesani un drago americano, anche uno stemma, quello dei Globe, altri disse che quello era il leone di Venezia, ma nessuno seppe mai precisamente. Il funerale rimase negli annali di quel popolo il fatto più celebre. Vi furono famiglie che riscossero pel loro intervento settanta e ottanta lire. Drusilla lo considerò sempre il colpo della provvidenza scesa in soccorso del povero parroco; ella custodiva intatte le diecimila lire nascoste dentro la materassa del suo letto — dovranno passare sopra il mio corpo! — Aveva anche un gruzzoletto di certe astute economie fatte il gran giorno dell'aurea grandinata, lei aveva pagato tutti e aveva imposta qua e là qualche tara, specie di tacci, specialmente a quei famosi angeli.

Don Pasquale rimase per molto tempo indisposto, taciturno, pauroso, ogni rumore lo riscuoteva, non mangiava quasi più, quando officiava si sentiva male, due o tre volte si abbasì durante la messa, nella chiesa specialmente si sentiva triste.... Poi, poco alla volta si riebbe, ricominciò a mangiare, Drusilla gli preparava tutte le sue passioncelle con gran cura e senza economia.

Miss Globe divenne definitivamente l'amica della chiesa, ogni settimana mandava doni, e forse almanaccava già pel suo immenso funerale.

Fu accomodato l'organo e questo servì a richiamare in chiesa qualcuno di più, e Don Pasquale incominciò a riaversi, e andava ripetendosi che non aveva officiato coll'anima quella volta, che infin dei conti quel funerale non aveva nessun valore. E si ritranquillò, riprese, si riebbe, tornò a sorridere, e la sua coscienza entrò pian piano in una nuova fase: cominciò a pensare che quella bestiola fosse andata davvero in paradiso, e nelle allucinazioni del suo benessere se ne era fatto una convinzione. Il cagnolino non era stato proprio accolto in paradiso, per le vie celesti fra i cori degli angeli, ma San Pietro lo aveva trattenuto nella sua... specie di portineria, e se lo teneva, gli s'era affezionato, gli faceva compagnia.... e gli faceva comodo, gli serviva da guardia. Anzi, si domandava Don Pasquale, come mai nessuno prima di lui avesse pensato a mandargliene uno, ad un posto come quello ci voleva, era indispensabile. E la bestiola correva quando qualcuno bussava alla porta, annusava, abbaiava qualche volta.... forse quando avrebbe bussato lui chi sa che non lo avesse riconosciuto.... e gli fosse saltato addosso a fargli festa... non era sempre andato alle sue messe? E non era stato per tutto il tempo engenocchiato?

TRE DIVERSI AMICI E TRE LIQUIDI DIVERSI