— Ma che strangolata, ma che al bagno! ma che corno! E non seppe mai l'affare delle cento lire che se no mi avrebbe dato il caffè amaro per un anno intero.

— Giusto, e quelle cento lire perchè glie le daste?

— Non lo so. Perchè fosse contento della sua giornata? Non lo so.

— E come c'entra la borsa?

— Aspetta, la donna, dopo avere sbraitato, cercato frugato, messo paletti e catene, la vedo andare nell'ingresso sotto il credenzone, buttarsi tutta distesa in terra a cercarvi sotto, io ridevo credendo che cercasse ancora il ladro — che cerchi? Ma sei pazza? E sbuffando con grande fatica ne trasse fuori questa borsa. Lei aveva visto che entrando il ragazzo aveva gettato qualche cosa sotto il mobile, io non me ne ero per nulla accorto a quel modo come mi era precipitato addosso, e si dette sempre borbottando a cercarvi dentro, eccola: guarda, un fazzoletto bianco di tela il rosario, e questo portamonete, dentro: dieci, cinque uno due, dieci venti trenta trentacinque: diciassette lire e trentacinque centesimi. Mentre la donna frugava nella borsa mi sovvenne che il ragazzo per tutto il tempo aveva guardato là sotto, sotto al mobile dove l'aveva buttata. E io che non lo sapevo, che non me ne ero accorto.

— Peccato perchè tu saresti stato davvero compìto prendendola fuori e consegnandogliela con garbatezza, aver tenuta la borsa per te non va, chi sa come ti avrà giudicato severamente quel bravo giovinotto!

— Ma già, già, sì proprio, voleva la sua borsa.

— Il borsaiolo ora sei te, meno male che non ti ha denunziato, l'hai scampata bella, lo puoi ringraziare.

— Precisamente, certo, e come potevo fare? Ecco perchè prese il mio denaro senza alcuno entusiasmo, voleva il suo, la sua borsa, quello che ci doveva essere lì, anche se era meno di quello, lo avvinceva, non le mie cento lire.

— Gli hai tolto tutto il gusto della sua professione.