Una buona dote è anche un gran calmante al cuore e ai sensi di una fanciulla; tutti le fanno coda ad occhi bene sgranati ed ella intanto impara a sgranare i suoi, e tutti i ragionamenti che il cervello le permette di fare in simili intervalli sono tante docce gelate sul suo sangue vigoroso e bollente.
Colei che non ha dote invece non può permettersi il lusso di tanto ragionare, il tempo stringe, e la fretta riscalda; attorno a lei i giovani mosconi ronzano meno e con minore soggezione, fiutano, scrutano liberamente pesano bene la loro mercanzia con la più grande calma e pochissimo rispetto, oppure sono pieni, straboccano di amore, di passione di follìe, di romanticismo, di cose poetiche, e mentre dalla bene dotata si pensa per primissima cosa ad un buon pezzo di carta da bollo che ne assicuri il patto matrimoniale, qua il pezzo di carta lo si vede all'orizzonte lontano, piccino piccino, tanto che chi non abbia vista più che buona può non vederlo addirittura.
Nel primo caso è il cancello chiuso pel quale si entra direttamente nel giardino, ammettendo che sia un giardino, nel secondo è la panchina in fondo ad un viale lungo eterno, di tigli e tutto assiepato di rose. In quel giardino una volta dentro succederà quello che succederà; a quella panchina invece non ci si arriva mai è un infinito languore di passo in passo fino alla consumazione. Ed è una fortuna sapete che quella panchina sia tanto lontana. Quando gli sposi finalmente, un tantino sfibrati, vi arrivano si accorgono che è tutta sconquassata.... schiodata.... ci si sta così male.... un Dio ci liberi, e gira e rigira non giungono mai a trovare la posizione, curiosa perchè da lontano pareva tanto carina e tanto fatta bene....
E qui chiudiamo pure le nostre oziose considerazioni e incominciamo la storia di una certa Elena la quale si trovava precisamente nel primo caso suddetto.
Questa ricca fanciulla aveva dovuto decidersi al matrimonio, come un dovere, non essendo conveniente rimanere oltre zitella a ventiquattro anni suonati, dopo avere storta la bocca a qualche dozzina di aspiranti. Scegli scegli, scelse uno dei tanti, per non dare scandali scelse uno ricco come lei che non la sposava per il suo denaro, questo almeno c'era di buono, per il resto vedremo poi.
Il tran tran matrimoniale non andava malaccio, lo sposo buono, gentile, educato, pareva fatto apposta per essere un bravo padre di famiglia; la sposa buona, gentile, educata, pareva fatta apposta per essere una brava madre. L'equilibrio della bilancia sembrava perfetto.
Elena nei primi due anni di matrimonio aveva dato alla luce due bambine: Anna e Agnese. Esse formavano la tranquilla felicità di quel padre e il miglior passatempo per quella madre.
Se tutta questa gente avesse seguitato così, e poteva anche darsi, il nostro racconto minaccerebbe di essere poco interessante davvero.
Ma noi non ci contenteremo di una guardatina superficiale ad un benessere superficiale, e secondo la cattiva abitudine precederemo gli avvenimenti ficcando un po' il naso dentro le anime dei nostri personaggi. E ci accorgiamo senza indugio che mentre uno è ben piantato sul piatto della bilancia, l'altro non vi è che buttato sopra provvisoriamente, e da un istante all'altro vedremo i piatti andare a gambe all'aria e l'equilibrio con essi.
Mentre nell'anima di quell'uomo non era più nulla di esplorabile, nulla da scuoprire, da svolgere, il suo filo era tutto sdipanato; la donna se ne sentiva dentro un gomitolo intatto, stretto, compresso, un globo, e lo sentiva pesare come una pietra dentro l'anima.