Talora le balenava pel cervello: «Se un giorno io troverò il capo di questo gomitolo?» E il capo lo trovò alla fine, e tutti capite bene di che capo si trattava: l'uomo, l'amore, l'abbandono, il piacere.... vivere e non più vegetare, come le diceva il suo cervello malleabile, e, sotto la vernice, il suo brutale istinto.

Da quel giorno la sua faccia non fu più tranquilla, i suoi occhi si svelarono e sprigionarono bagliori di fiamma, la bocca fiorì, divenne sensuale, tutto l'essere subì, in ritardo, la sua maturazione rapidamente, in pochi giorni quella donna cambiò tutta, divenne un'altra.

Spero che voi non penserete che simile prodigio fosse operato per unica consolazione e gioia di quel buon uomo ch'era suo marito; gli è che il gomitolo aveva mostrato il bandolo, l'ora era scoccata, e la donna afferratolo incominciava la sua corsa.

Voi sapete meglio di me quali possano essere gli indizî, per un marito, del suo momento critico. Io non pretendo certo di aggiungere una pagina alla grande Fisiologia del Matrimonio dell'immenso Balzac, egli ha illuminate abbastanza le teste maritali, perch'io pretenda di volerci portare il mio moccolino. D'altra parte nel nostro caso non importava chiedere aiuto al grande scrutatore del matrimonio, questa donna voleva, risolutamente voleva e trovava giusta e logica la sua condotta. Era divenuta intollerante cattiva. Rimaneva fuori di casa, quanto e quando le piaceva, era del suo amore soltanto, non voleva essere che di lui, sfidava tutto e tutti. Che cosa glie ne importava del marito, delle figlie, dei parenti tutti? Amava. Non avevano capito che quando questo istante fosse giunto ella non avrebbe arrestato di un attimo il suo cammino, e sarebbe andata dritta al suo scopo? Non era un'ipocrita, non ammetteva di prostituirsi, non si era data per quello che non era, dovevano averlo capito, colpa loro.

Una sera essa fu, nella sua casa, aspettata lungamente. Un povero uomo colla testa stretta fra le mani, attese colla pazienza del dolore più rassegnato, più atroce: attese: due creature gli erano attorno con occhi che parevano interrogarlo, e ai quali non seppe rispondere, la vecchia zia, in un angolo, addolorata, muta, vegliava come ad una salma.

Elena col suo amante era fuggita, via, lontana felice, felice di aver calpestato tutto, oh! avrebbe voluto gridarglielo a quell'uomo che si era illuso, a quel povero imbecille; quale era l'amore! Che credeva egli? Non aveva sentito, piccolo essere, di avere accanto una cosa, ed era convinto di amare e di essere amato, era convinto che quello fosse l'amore vero, doveva andare a vedere ora quale era! Egli non ne aveva mai neanche intraveduto il tacco di uno stivale! Ora sentiva tutta la forza del suo sangue, della sua vita, la piena del suo cuore da traboccare tutta in quello dell'amato. Poi non pensò più che alla sua felicità e per tanto tempo non si ricordò di avere avuto un marito, di avere partorito delle creature, nulla!

I due amanti vissero fuori, lontani dalla loro città, per tre bellissimi anni. Come nei primi due anni del suo matrimonio Elena aveva dato alla luce due bambine, così dalla nuova unione saltarono fuori due maschietti che furono chiamati Natale e Stefano.

***

Trascorsi questi tre anni, il suo amante non potè dispensarsi, per urgenti affari dal tornare nella sua città. Elena naturalmente lo seguì immemore ancora di avere là, in una via di quella città stessa, abbandonato un giorno un altro uomo e due piccine. Vi ritornava con questo che amava ancora come il primo giorno, e coi due maschietti pei quali aveva quelle cure che tutte le madri hanno pei loro figli, senza però avere ancora sentito neppure per essi il grande trasporto materno, istinto per il quale una donna può rendersi capace di tutto, dimenticando sè stessa, rinunziando alla propria vita per quella dei figli. Ella fu soltanto bestia per il suo uomo, una parola doveva renderla madre d'un colpo.

Rientrata nella sua città, Elena, viveva nella nuova falsa famiglia, che secondo lei era la vera, con la più grande naturalezza. Molti dei vecchi amici, anzi i più, non le rivolsero il saluto e la segnarono del loro disprezzo. Essa era fuggita, ma chi sa quali e quanti pettegolezzi avevano seguito la sua fuga! Aveva un'altra famiglia e vi ritornava con quella indifferenza, era il colmo!