Viveva appartata, usciva poco, di rado. Alcune vecchie amiche però furono molto liete di rivederla, e come se nulla fosse accaduto, ghiotte di questo genere di lecconerìe, ficcarono finchè fu loro possibile il naso nelle sue faccende. C'era anche chi la compativa; tutte quelle mogli, ad esempio, che avendo incappato in un marito della più ottima specie potevano permettersi anche il lusso di disprezzarlo; quelle avevano per lei parole di scusa — Essa non aveva potuto amarlo, il bestione, una donna d'impulso, di passione, come poteva rimanere con una marmotta di quella pasta? Troppo aveva pazientato. — Di più, quelle che si trovavano in posizioni simili alla sua corsero tutte, divise, divorziate, rimaritate, raccerottate con altri uomini che non combinavano perfettamente nel loro nome con quello che è scritto allo stato civile per legittimo compagno, tutte quelle picce insomma non di primo getto.
Un giorno, una di queste amiche che le davano di solito uno schiaffo sopra una guancia affrettandosi poi a carezzarle la guancia opposta, o viceversa, una di queste dunque le diceva: «Sapete mia cara Elena che quel vostro marito è veramente un imbecille? Voi non potete mai indovinare che cosa sia andato ad inventare alle vostre creature! Che voi siete morta». — Morta! — Essa esclamò dando un balzo. Quella fu la parola che barattò un cuore di amante in quello di madre. Elena sentì bene il baratto dentro il suo seno — Morta! Vigliacco! — Ella pensò — «Sicuro mia cara, e le piccole infelici pregano per voi, hanno fatto presso al loro letto un altare al quale offrono fiori lacrime e preghiere ogni sera e ogni mattina. Volevano in tutti i modi il vostro ritratto, non gli è stato concesso, capirete mia buona Elena i vostri ritratti sono tutti banditi da quella casa, eppoi per quel mezzo le piccine potrebbero un qualche giorno giungere a riconoscervi; gli hanno invece dato per il loro altare una fotografia della Vergine Santissima, che esse dicono la loro madre».
— Morta! — Ella pensava fra sè questa parola come volesse dire: — smemorata! E Anna? E Agnese? Io le aveva dimenticate. Come saranno? Forse io le ho incontrate per via senza riconoscerle.... chi sa come saranno cresciute.... Anna ha ora.... sette anni... e sei Agnese, le mie bambine....
In quel momento dimenticò il suo amante, non solo, ma Natale e Stefano.
— Morta! Vigliacco! Si è vendicato! Forse.... avrà sofferto, l'infelice, ed ora si vendica, mi ha uccisa nel cuore delle mie bambine, che sono mie, perchè le ho fatte io, perchè ho sofferto nel darle alla luce, ho gridato, è carne strappata dal mio corpo.... vigliacco! — Ella pensava — Vigliacco.... chi sa come avrà sofferto.... forse.... esse domandarono di me.... e lui non seppe che rispondere.... La zia Gilda forse ha detto senza pensare a quello che diceva.... senza capire di far male.... di far tanto male.... ha fatto molto male quella vecchia, bisogna riparare! Le mie bambine.... chi sa come saranno belle.... Anna.... Agnese.... erano rosee.... perchè le ho abbandonate?
Il giorno seguente, là in una via eccentrica, solitaria, una via fabbricata di piccole case signorili, una signora elegante, velata, con visibile impazienza percorreva su e giù da un capo all'altro la strada. Ecco sbucare ad un tratto trotterellando due bambine con una cuffina nera, e dietro di un passo una vecchia signora: la zia Gilda; le due bambine belle, fresche, sembravano una pariglia di cavallini neri che trascinassero il pesante convoglio della vecchia. La zia riconobbe subito la signora velata, le bimbe non capirono nulla; la signora venne avanti, rimase a lungo ferma dinanzi alla porta dove esse salterellando e ridendo erano entrate. La vecchia arrivò su senza fiato. La sera parlò col nipote dell'apparizione, e piansero insieme. Quella donna era capace di tutto, di qualunque bassezza, ed erano quasi in diritto di dubitarlo, di qualunque vendetta, si sarebbe vendicata. La zia raccontò di averla vista in attitudine imperiosa, crudele, spavalda, di belva spietata quale era, ed aveva sentite le sue ginocchia piegarsi per le piccole creature che nulla avevano compreso.
Ora quella signora quasi ogni giorno passava per la via, quando aveva vedute le bimbe si dileguava. Talvolta era dentro una vettura chiusa, ferma a pochi passi dalla porta, voleva sentire la loro voce.
Il marito, in preda a crudele agitazione, non usciva più di casa nella tema d'incontrarsi con lei; la vecchia zia uscendo si raccomandava al Signore perchè quella donna non giuocasse un brutto tiro alle piccine. Esse le passavano talora daccanto senza badare, un giorno si fermò a guardarle dietro, e Anna si voltò insieme con lei ma senza capire nulla.... che cosa doveva capire povera bimba? Pensava la sua buona mammina tanto lontana, e non le bastava il fiuto per sentirla invece tanto vicina. La sera rimanevano lungamente in ginocchio dinanzi all'altare della mamma «Dove sarai povera mammina nostra? In paradiso da Gesù». E forse a quell'ora una donna misteriosa alitava attorno alla casa.
Non si sa come mai alle due fanciulle venne questa idea: «La mamma è morta, dunque bisogna andare a trovarla al camposanto». E non si stancarono di chiedere e domandare.
Il povero padre pensava: — queste fanciulle crescono, incominciano a capire, che sarà di noi? Come si può continuare? Quella donna sarà spietata, io mi sono vendicato su lei; essa si vendicherà ferocemente sulle sue creature.